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06 luglio 2024

DONALD SUTHERLAND, tre ricordi

In Italia, di alcuni scrittori americani non conosciamo i libri, ma le trasposizioni cinematografiche: uno di questi è Jack Finney; leggendo la sua scheda su Wikipedia, vi farete un’idea.

Una delle sue opere più riuscite è Gli invasati (1955), la cui prima trasposizione cinematografica, L’invasione degli ultracorpi (1956), fu affettuosamente descritta da noi italiani come “il film coi baccelloni”. La regia è di Don Siegel, regista controcorrente noto soprattutto per i suoi duri film con Clint Eastwood.

La trama ricalca quella del libro (tranne che per il finale): per invadere la Terra, gli alieni mantengono un basso profilo, iniziando da un’isolata tipica cittadina della provincia americana. E lo fanno tramite questi ciccionissimi baccelloni, che contengono in nuce un abbozzo di copia del nostro corpo: come ti addormenti, ZAC!, vieni sostituito da una copia identica a te, ma priva di sentimenti e di empatia. La parte dolente è che chi è stato sostituito farà di tutto per farvi sostituire, approfittando della nostra fisiologica necessità di dover dormire; oltretutto, non è facile reagire violentemente contro chi somiglia perfettamente a un nostro caro. Chiara denuncia contro il maccartismo, vede un finalone buonista, poco amato dallo stesso regista.

La terza traduzione cinematografica (1993) è di Abel Ferrara, dimenticabile quanto noiosetta. La quarta, invece (2007) vede tra i protagonisti la plastica amimica di Nicole Kidman e un distratto Daniel Craig, appena rinfrancato dal suo primo 007; ed è poco sopra l’asticella del trascurabile.

Non mi sono dimenticato della seconda trasposizione (1978, remake dichiarato del primo film): Terrore dallo Spazio profondo, un gioiello. A mio avviso, mantiene la tensione dell’originale, con la sapiente aggiunta di una certa alienazione tipica dei film anni ‘70, che rende la visione angosciante dall’inizio alla fine. Al contrario del libro (dove i baccelloni scappano via, verso lo Spazio) e degli altri film (dove comunque l’Umanità se la cava), qui il finale fa male, malissimo. Ed è perfettamente rappresentato da Donald Sutherland, recentemente scomparso: anche senza conoscere la trama nel dettaglio, guardate questo frammento.

E visto che ci piacciono i gradi di separazione (la cui traduzione cinematografica vede come protagonista sempre Sutherland)…
- lo scrittore Robert Heinlein aveva scritto qualcosa di simile agli Ultracorpi qualche anno prima: Terrore dalla Sesta Luna (1951). Ora, è vero che il timore che qualcuno controlli le nostre menti e le renda remissive è frequente nella narrazione moderna, ma è curiosa la quasi contemporaneità dei due testi, come anche la “novità aliena”
- la coincidenza incredibile è che Sutherland reciterà anche nella traduzione cinematografica del libro di Heinlein (1994)
- a questo, aggiungiamo che proprio il testo di Heinlein ispirerà il 29esimo episodio della prima stagione di Star Trek TOS (1967), in cui recita anche Leonard “Spock” Nimoy. Indovinate? Nimoy apparirà accanto a Sutherland in Terrore dallo Spazio profondo
- il protagonista del romanzo di Heinlein beve solo Martini “agitato, non mescolato”… chi vi ricorda? Già, Ian Fleming: ne farà tesoro, infatti, quando dovrà caratterizzare il suo James Bond (1953)

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Quando uscì sulla mia rassegna settimanale l’aneddoto che chiude questo post, mia moglie mi propose di andare a visitare Bomarzo. 

Durante il tragitto, dal suo Spotify uscì una canzone che gli appassionati della serie Stranger Things (2016) conoscono molto bene: “Running Up That Hill” (1985), dolce capolavoro di Kate Bush.

Se la serie ha consentito alla mia generazione di incontrare quelle attuali, quelle attuali hanno potuto conoscere una delle voci più incantevoli della nostra adolescenza, scoperta e aiutata insospettabilmente da David Gilmour, chitarra e voce dei Pink Floyd.

Di Kate Bush ricordiamo tanti piccoli gioielli, non ultimo “Cloudbusting” (uscito sempre nel 1985), il racconto commosso ed empatico di un inventore incompreso che avrebbe escogitato un marchingegno per far piovere là dov’è necessario, ma cui nessuno dà credito se non il giovanissimo figlio. 

E chi è il protagonista del video ufficiale? Sempre lui, Donald Sutherland, all’inizio riluttante, ma poi partecipe ed entusiasta

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E veniamo a Bomarzo.

Un'altra curiosità che mi è venuta in mente pensando a Donald Sutherland, riguarda anche un luogo magico dell’infanzia, almeno per i romani della mia generazione.

La prendo alla lontana. Se vi chiedessi chi sono Anthony M. Dawson, Bob Robertson, Hank Milestone, George Eastman e Joe D'Amato, forse impieghereste qualche minuto per darmi una risposta. Ma se vi dicessi che sono i nomi d’arte di Antonio Margheriti, Sergio Leone, Umberto Lenzi, Luigi Montefiori e Aristide Massaccesi?

Era una prassi quasi scontata che registi italiani alle prime armi - o di film di basso costo - firmassero le proprie regie con nomi stranieri, per dare quel non so che alle loro opere. Eravamo ai confini dell’impero: per quanto il nostro cinema fosse migliore di quello USA (fino agli anni ‘80; poi, da “Nuovo Cinema Paradiso” è iniziato il declino), si sentiva il bisogno di darsi un tono.

Raramente, è capitato il contrario: con l’americano Warren Kiefer, per esempio, che usò il nome Lorenzo Sabatini per le sue regie in Italia. Il film per cui lo conoscete inconsapevolmente è “Il castello dei vivi morti” (1964), perché girato in b/n soprattutto tra i mostri di Bomarzo. È un inquietante gotico all’italiana, sicuramente datato, che vede al suo esordio proprio il nostro Donald Sutherland, addirittura interpretando tre personaggi diversi (tra cui una vecchina cattivella).

Da lì, l’attore canadese prese il volo, diventando l’eccellente e poliedrico interprete di numerosi classici. Ma non dimenticherà quel suo esordio, tanto da chiamare uno dei suoi figli con il cognome del regista, Kiefer: Kiefer Sutherland

15 maggio 2012

L'invasione è vicina? Ne parlarono in molti

Irritato com'era dal fatto che ogni volta che diceva essere qualcuno tra il pubblico rispondeva non-essere, un attore scespiriano invitò il saputello del momento a continuare lui sul palco per perpetuare quel delizioso monologo - un monumento della pura dialettica, va detto.
Ecco, quand'ho fatto cenno ad alcuni che questi cosi che invadono la principali città italiane sono il prologo dell'invasione, subito mi hanno risposto i-baccelloni!!!!... dico io: ma non avete capito la serietà del fenomeno?
Innanzitutto, a cosa servono questi cosi (per Madre Natura intendo)? A nulla! Orbene, esiste il nulla in Natura? No!
E poi, avete fatto caso a quanta gente vi guarda strano quando siete per strada? Sono aumentati!
Io non dico che ci sia qualcosa di strano. Semmai c'è qualcosa di strano.
Però, se proprio vogliamo fare i saccentoni, di situazioni simili se ne sono viste nel cinema. Qualcuno si è ricordato del Terrore dalla sesta luna del mio Heinlein. Il libro era più ficcante; il film, meno (anche se servirà a Fleming per rubare qualche caratterizzazione per il suo James Bond). Solo che in questa storia gli alieni hanno attitudini comunque emotive; i-baccelloni!!!! proprio non lo erano. Anzi.
Il soggetto originale era un romanzo del 1955 di Jack Finney, che sostanzialmente finisce con la fuga de i-baccelloni!!!!. Ottima scrittura, trama decisamente ficcante.
Il primo film che smanazza la suddetta trama è L'invasione degli ultracorpi. Classe 1956, ha come regista il "lanciatore" dell'Eastwood più tosto, il grande Don Siegel, regista definito "difficile" solo perché coerente fino al midollo (insomma, non avrebbe mai lavorato per Berlusconi, come fanno SavianFazio, per dire). Finale possibilista, forzatamente aggiunto dalla produzione, che nulla toglie però all'allarme urlato dal povero disgraziato di turno (il cui protagonista ritroveremo tra una riga, in un delizioso quanto sanguinolento cameo).
A questo segue Terrore dallo spazio profondo. Classe 1978, è una sorta di film d'autore, perlomeno nella forma (ottime inquadrature; sceneggiatura in linea). Ci sono pezzi da novanta tipo Donald Sutherland (che ritroveremo nella Sesta luna sopra citata; allora è un vizio), Leonard "Spock" Nimoy, Jeff "La mosca" Goldblum, e quella povera disgraziata della Veronica Cartwright che avrebbe dovuto poi essere la Ripley di Alien, ma la Weaver aveva i genitori che coproducevano Scott, e Scott si piegherà al cambio di protagonistessa. In questo Terrore, si vede esattamente quello che sta accadendo a Roma e Milano: questi cosi che fluttuano nell'aria e invadono una metropoli anonima quanto superamericana. Quando gli umani contagiati ("replicati", va detto... replay, ripley, la Cartwright ci era già vicina) diventano amimici e asentimentici repliche di noi, per riconoscere chi non è infetto lo indicano cominciando ad urlare in maniera che ancora oggi fa fare tanta cacchetta al sottoscritto. Finale amarissimo, com'era giusto che fosse in quegli anni di riflusso (esofageo).
Urla che ritorneranno strascopiazzate nel ridicolo reremake del sopravvalutato Abel Ferrara. Classe 1993, Ultracorpi, l'invasione continua mischia i due episodi precedenti, aggiungendo due cosucce niente male ma sviluppate pessimamente: il tutto si svolge in una base militare... cosa strategicamente logica, come lo sarebbe anche invadere una megametropoli, anziché i paesini di Villaggio dei dannati - libro meraviglioso! - proposti due (forse tre) volte, nel 1960 e nel 1995. E poi i bambini sono stronzettini anzichésì. Finale aperto ma paraculo, che lascia il tempo che trova.
Ultimo, e per fortuna!, è l'orribbbole Invasion. Classe 1997, vede il quasipolacco Daniel "Bond" Craig posseduto e poi redento da Nicole Kidman, perché lei capisce tutto, intuisce tutto, e trova la soluzione all'invasione nebulizzando un sottoprodotto del suo silicone zigomale sulla città ormai infetta. Alla fine, vissero tutti felici e contenti, tranne lo spettatore addormentato.
Ma allora non ve ne siete accorti? Guardate l'escalation delle trame: si passa dalla denuncia al volemosebene. Sì, ci sono parentesi come la doppia Cosa dall'altro mondo (quella del 1951 e quella western di Carpenter), e vocazioni ammonitrici simili. Ma mai nessuna aveva detto chiaramente che è possibile invaderci togliendoci l'anima, il sorriso, lo scazzo, i sentimenti, l'odio, l'amore.
E la cosa sta accadendo. E io il 30 verrò visitato dall'otorino che forse è uno di loro e mi farà fuori perché sto parlando troppo.
Mi direte: proprio tu che sei ateo; tu, che curi il Canale Scienze per mamma Rai?
Appunto.