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13 novembre 2013

i compagni che sbaglia(va)no

Lo sapete, ieri quelli del M5S, dalla bocca dell'Onorevolessa Corda, se ne sono usciti con un'altra delle loro, mettendo sullo stesso piano i ragazzi morti a Nassirya con l'attentatore che li fece saltare in aria.
In linea di principio l'infelice frase ha una sua origine: la diffusa vulgata vuole che un attentatore suicida in quanto tale sia un imbecille cui hanno riempito il cervello di sciocchezze, e che quindi non sia responsabile delle sue malefatte. In un mondo occidentale che sopravvive grazie alla massificazione consapevole, però, è una visione riduttiva perlomeno speciosa.
Ma lasciamo perdere il punto: quelli del M5S sono fatti così, e soddisfano le visioni di un terzo buono degli italiani. Problema nostro, insomma, e non dei militi ormai scomparsi.
Quello che sconcerta sono alcuni ex componenti il PCI che o stanno zitti o stanno commentando con sentenzialismi moralisticheggianti. 
Quegli stessi che facevano liste di proscrizione dalle pagine di Lotta Continua.
Quegli stessi che durante il terrorismo BR vivevano nel limbo incosciente della definizione "compagni che sbagliano" (la riduzione concettuale viene da Bruno Vespa, si sa; ma basta leggere la Rossanda o lo stesso Fassino di allora...).
Quegli stessi che in tempi più recenti hanno difeso a spada tratta Battisti (non il cantante, eh!).
Quegli stessi che hanno rimosso astutamente il proprio passato senza neanche emendarlo con uno "scusate, ero un coglione".
Del resto, anche la regista tedesca Von Trotta definì "guerriglieri" gli invece terroristi della Baader Meinhof. Evidentemente è un vizio diffuso.

21 gennaio 2011

spinoza ancora una volta insulta i morti

Afghanistan, un morto e un ferito. Sono italiani. Specialmente quello morto.
(L’ennesima vittima italiana. È incredibile che con queste notizie ci aprano ancora i tg)
Un soldato italiano ucciso e un altro ferito in un conflitto a fuoco. Illeso il pianista
Sembrava che l’alpino fosse caduto vittima del fuoco amico. Poi il sospiro di sollievo.
Queste perle di inciviltà sono apparse sull'ultimo post di Spinoza, come se la "libertà di satira" consenta automaticamente di mancare di rispetto ai ragazzi che abbiamo mandato a morire per qualcosa che credo non sia chiaro nemmeno a molti di loro.
Certo è che provare ad esprimere sdegno e fastidio per questo approccio (per tacer di una battutaccia anche sul cancro), significa subire sempre e solo l'insulto.
Ne avevo già parlato qui e qui, subendo commenti nei due post veramente eterogenei, alcuni interessanti, molti incivili.
Quello che disorienta è l'approccio sistematico - e condiviso - che i commentatori/lettori e i proprietari del blog hanno contro chi non la pensa come loro (scrutate i commenti fino alla fine): si va sul personale (addirittura sul privato), sulla definizione gratuita ("lavora in Rai!", come fosse un reato), sull'insulto, e cose simili. 
Addirittura c'è chi tira fuori il mio romanzo, denigrandone l'autopubblicazione (che per definizione è un gioco semiserio che non fa male a nessuno), sminuendone l'intenzione, appoggiandosi a frasi fatte e a un riassumere la mia personalità con epiteti gratuiti e cretini.
Eppoi, perla delle perle, si mischiano le carte tra i miei commenti in loco (diretti a personaggi diversi, e quindi diversi per approccio e intenzioni) e a frasi prese a caso da questo blog, per poter restituire un'idea solo negativa - vaga ma efficace - del sottoscritto, lontana mille miglia anche dai miei peggiori difetti, addirittura contraddittoria nella forma e nella sostanza.
Il bello è che dentro Spinoza, spesso si addebita a Berlusconi l'incapacità di accettare critiche, si addebita a Berlusconi il buttarla sempre in caciara, si addebita a Berlusconi la maleducazione al confronto, e poi ci si comporta esattamente come lui e i suoi sodali.
La domanda, allora, sorge spontanea: che differenza c'è?
Forse è proprio vero che i difetti che addebitiamo solo a Berlusconi, in realtà sono attitudini tipicamente italiche.
Che peccato...

13 ottobre 2010

il limite


“Vorrei tornare indietro ma non posso”, aveva detto ai familiari il caporalmaggiore Pedone.

Questa è una delle "battute" che Spinoza ha pubblicato ieri (ad essere retorici: a ridosso del funerale dei quattro ragazzi... tatto zero).
Dovrebbe far ridere.
Dovrebbe far pensare.
Dovrebbe, insomma, rientrare nella "satira", qualsiasi definzione noi volessimo dare a questa entità.
Sono stato sommerso da mail e commenti più o meno civili, perché ho osato contraddire l'approvazione diffusa a siffatto post.
Sono stato criticato perché avrei imposto io un "limite" alla satira, quando invece i limiti sulle cose impalpabili dovremmo averli dentro di noi, senza che qualcuno li delinei nitidamente (in questo Kant è un maestro e un faro).
Se la satira vuole colpire (chi/cosa/perché non importa), se la satira è strumento che usa uno strumento per colpire (chi/cosa/perché non importa), a me sfugge totalmente il senso della suddetta battuta (la più eclatante e la più stronza tra quelle pubblicate/applaudite).
Stefano ha aggiunto: Ben altri limiti sono stati superati riguardo all'Afghanistan e a tutte le condizioni al contorno. Le parole dei ragazzi di Spinoza sono sì dure, ma credo adeguate a questo "innalzamento della soglia".
Ma proprio perché "loro" hanno superato ogni limite, perché dobbiamo adeguarci?
E poi: perché bisogna essere sempre d'accordo su tutto ciò che piace in rete? Dov'è finito lo spirito critico? O meglio: dov'è finito lo spirito?
Qualcuno mi ha chiesto di "motivare" il mio sdegno. Siamo arrivati a questo punto: bisogna "spiegare" il giusto per difendersi dall'ingiusto.
Boh.


12 ottobre 2010

la merda di Spinoza

L'ironia - anche la più caustica, anche nel paese più libero del mondo - ha un suo limite.
Spinoza oggi l'ha superato.
O cancellano il post, oppure difficilmente torneranno indietro.
Che peccato.

19 ottobre 2009

l'ignoto milite

Provo sempre un dolore nascosto ma intollerabile quando penso ai famigliari dei ragazzi che muoiono in Afghanistan o in Iraq. Ma non di quelli morti nel mucchio, celebrati da tutti e rispettati con doverosi lutti nazionali.
Mi sento a disagio pensando a quelli singoli, isolati dalla Storia, che muoiono fuori dall'eco dello sgomento.
Non sapremo mai i loro nomi, né tantomeno ci soffermeremo anche e solo un attimo per pensare a questi giovani strappati alla vita per uno scopo così infame ma utile.
Come si chiama il ragazzo morto l'altro giorno? Cosa stanno vivendo i loro famigliari?
Non lo sapremo mai.
Mai.