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22 luglio 2026

L'ESERCITO DI ROMA di Livio Zerbini (Carocci)

L’esercito romano, più di qualsiasi altro del mondo antico, ha interpretato la gloria politica di Roma e ha dato forma ai suoi destini di egemonia militare. Fu uno dei più efficienti e micidiali apparati bellici della storia, una “macchina” complessa, dall’alto livello di organizzazione e specializzazione, ma la sua principale peculiarità era senza dubbio la duttilità e la capacità d’adattamento. Non solo rappresentò il braccio armato di Roma e fu l’artefice di tante conquiste, dilatando in modo straordinario i confini dell’impero, ma risultò fondamentale per la sua longevità, poiché ne garantì per molti secoli la pace e la sicurezza. Se a decidere era la politica, a mettere in pratica quell’ambizioso progetto che fu l’epopea di Roma non poteva però che essere l’esercito, il più potente dell’antichità

Ad una prima lettura, potrebbe sembrare un lungo elenco tecnico-storico ben scritto e documentato. Poi, però, se cominci a leggerlo con più attenzione, viene fuori un profilo maestoso di una civiltà di cui spesso ci riempiamo la bocca senza però avere bene in mente cosa sia stato veramente l'Impero Romano.

E fa quasi male, per non dire che irrita parecchio, guardare cosa siamo diventati oggi noi romani e cosa sia diventata l'Italia. 

Gli antichi romani sono stati un popolo audace, aperto, coraggioso, curiosissimo, duttile, capace di rispettare l'altro e nel contempo con un senso dell'identità molto forte, quasi indistruttibile. Un popolo unico nel suo genere, anche andando a studiare le altri grandi civiltà precedenti e successive quella romana.

In questo libro si respira anche un leggerissimo tocco di ironia, quasi british, quasi impalpabile, così come un'evidente senso di ammirazione. 

L'apparente pragmatismo che tanto ha caratterizzato il periodo migliore della civiltà romana, non è mai stato fine a sé stesso: dentro quella rara capacità di rendere tutto apparentemente così semplice, lineare e quasi facile, si malcelava una voluta volontà di proteggere i soldati, di mantenere integra la loro personalità, di inserirla con grazia e con forza dentro un puzzle più complesso, dove alla fine contava il gruppo, ma sempre nella sua composizione di singoli eroi.

È un libro denso ma scorrevole, che chiarisce una volta per tutte come siamo... come i romani siano riusciti a conquistare terre e civiltà così vaste ed eterogenee, convivendo con le diversità e contemporaneamente introducendo loro dentro il mistero della struttura, dell'organizzazione, dell'ingegneria

26 dicembre 2025

1177 a. C. IL COLLASSO DELLA CIVILTÀ (Bollati Boringhieri)

Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo «Popoli del Mare» e al loro arrivo caddero regni millenari e l’intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui.

Questo è il raro caso in cui un libro rigoroso e "scientifico" riesce anche ad essere un avvincente testo di avventure, di colpi di scena, di momenti in cui il lettore partecipa con entusiasmo e passione, pur sapendo "come va a finire.

Scritto benissimo, tradotto con cura, chiarisce in maniera definitiva le origini dei Popoli del Mare e il significato anche culturale della loro comparsa (e poi scomparsa). 

Incontreremo popoli da tempo scomparsi ed altri che ancora oggi mantengono viva la fiamma delle loro tradizioni: egizi, ittiti, assiri, babilonesi, mitanni, minoici, micenei, amorrei, ugariti, cretesi, ciprioti, cananei.

Scopriremo il peso specifico del passaggio dalle due grandi età (del bronzo e del ferro) e come questo abbia innescato uno strappo in avanti quasi violento dell'Umanità. 

Oltre alla Storia e all'Archeologia, incontreremo la quotidianità, la Scienza, le usanze, la cultura, le religioni, anche gli aneddoti, raccolti dentro un'area geografica incredibilmente eterogenea (l'immenso bacino eurasiatico che coinvolge anche il nord dell'Africa).

Un libro che può entrare nel cuore di ogni lettore di ogni possibile età

19 dicembre 2025

LE ALPI NEL MONDO ANTICO di Ralf-Peter Märtin (Bollati Boringhieri)

Le Alpi sono sempre state un luogo di incontro, di commerci e di fusione tra culture diverse.
In questo libro delizioso e ben scritto, lo storico tedesco Ralf-Peter Märtin racconta un mucchio di storie della regione alpina.

Racconta anche come venivano coltivati i terreni fertili della valle, come le pendici vennero terrazzate a vigneto, come i popoli cominciarono a usare i pascoli per il bestiame, in che modo iniziò il commercio di rame, di sale e di ferro.
Troviamo anche la saga delle battaglie dei cimbri e dei teutoni, l’avventura quasi incredibile degli elefanti di Annibale, il rapporto ambiguo dei romani con la montagna, la nascita dei ricoveri, dei monasteri e delle rotte commerciali che hanno caratterizzato la penetrazione della cristianizzazione tra le valli alpine alla fine dell’antichità.

Ho volutamente copiato la presentazione, rimaneggiandola leggermente, perché c'è ben poco da aggiungere, se non che è un libro godibile, ben strutturato, dove sapienza e comprensibilità sono ben miscelati, dove si ritrovano il lettore di passaggio e quello appassionato di argomenti trasversali come Storia, Antropologia, Archeologia.

Forse la verità sulla morte di Ötzi (l’Uomo del Similaun, per intenderci) è quella che mi è rimasta più impressa, come anche alcuni dettagli sulla microquotidianità delle età passate. 

Alla fine, funziona tutto a meraviglia. Peccato solo che l'autore sia morto prematuramente (sempre che esista un'età "matura" per morire)



16 ottobre 2025

PIOGGIA DI DISTRUZIONE di Richard Overy (Einaudi)

Servirono veramente le bombe atomiche a porre fine alla guerra o vennero sganciate seguendo altre logiche e finalità? Perché non fu sufficiente il precedente bombardamento incendiario di Tokyo, quasi altrettanto distruttivo e crudele? 

La collana "La Biblioteca" dell'Einaudi è un tempio di rara bellezza: ha titoli intriganti, ben scritti, che arricchiscono la mente e l'anima. E questo gioiello ne mantiene la linea editoriale con rigore, documentazione e una severa attenzione nei confronti della verità e del lettore.

Ogni retroscena, ogni ricostruzione, ogni dichiarazione ci raccontano una guerra-altra, ben lontana da quella che incontriamo nei manuali di Storia. E se qualcuno si ostina a dirvi che gli USA lanciarono le bombe anche per avvisare l'URSS, in questo saggio troverete una visione ben diversa che vi sorprenderà.

Così come vi sorprenderà conoscere il terrificante bombardamento di Tokyo, il "come" l'Imperatore dichiarò la resa, le differenze tra Roosevelt e Truman, l'autocensura giapponese contro i superstiti, le mille correzioni e adesioni alle Regole dell'Aja.

Un libro necessario e appassionante

 

09 ottobre 2025

STORIA DEL MONDO IN 10 TEMPESTE di Vincenzo Levizzani (il Saggiatore)

Pioggia, nebbia, vento, gelo, siccità. C’è un protagonista silenzioso che attraversa i millenni e influenza le sorti dell’Umanità, più di re, generali e rivoluzioni: è il clima, con tutti i suoi emissari atmosferici. Storia del mondo in 10 tempeste ripercorre i grandi avvenimenti del passato dall’inedita prospettiva della meteorologia, per mostrare quanto di frequente l’incontro tra uomini e destino sia stato deciso da fenomeni naturali inattesi

Un libro liquido (è il caso di dirlo), che si legge con una certa velocità e che assorbe il lettore dall'inizio alla fine, anche per merito degli inserti grafici e delle foto/immagini, un punto di forza molto elegante che aiuta lo stile, immediato ma non banale. 

Dalla sconfitta di Waterloo alle gesta di Annibale, dalla guerra delle Due Rose alle bombe atomiche sulle città giapponesi, dal "generale inverno" al disastro di Santorini, è tutto uno scoprire quanto e come il clima abbia contribuito a scrivere diverse pagine di Storia dell'Umanità.

Ogni tanto lo stile inciampa tra il divulgativo e il didascalico, come se l'editor abbia tralasciato alcune parti, immagino volutamente. In più, si torna spesso su alcuni argomenti, anziché esaurirli con un capitolo dedicato (valga per tutti, l'esplosione del vulcano Tambora, che ritorna qua e là, più volte).

Da segnalare un clamoroso errore a pagina 150 (ho già scritto all'editore, ma non ha risposto): Leningrado e Stalingrado vengono considerate un'unica città, mentre invece è esattamente l'opposto. Anzi, le implicazioni storiche del perché Stalin abbia premiato solo quella che porta(va) il suo nome, meriterebbero un libro a parte.

L'altra considerazione "negativa", riguarda una certa incoerenza dell'autore: giustamente, non esprime mai considerazioni personali per nessun evento narrato, tranne che per lo sbarco alleato in Sicilia, dove colpisce una certa verve antiamericana decisamente stridente. Ma non perché antiamericana, ma perché i toni sono diversi da quelli usati nel resto del libro.

Ne consiglio la lettura, specie ai giovani.

17 aprile 2025

LA ZONA D'INTERESSE, una recensione

Credo sia difficile saper raccontare un incubo: tante e tali sono le sue parti non visibili, che invece sono le più potenti, le più crudeli, quelle che ti svegliano con il sudore dell'anima appiccicato addosso e un corpo invece freddo ed esausto, con le tempie che sembrano scoppiare.
Certi incubi, se li racconti con le semplici parole, sembrano così surreali da non suscitare nulla nel tuo interlocutore, se non un'incredulità di facciata, quasi cortese. Anzi: se provi a dire che sono realmente accaduti, vieni guardato con occhio triglioso, scettico, compassionevole.
Ecco, La zona d'interesse (2023) è il dietro le quinte di un incubo di questo tipo, perché racconta la microquotidianità di una famiglia di nazisti, quella di Rudolf Höss, primo comandante del campo di concentramento di Auschwitz. La Shoah non la vedi, sembra uno sfondo scenografico cui potresti abituarti. 
Con il lento incedere della proiezione, il fiato si spegne sempre più, perché vorresti dire ai protagonisti di guardarsi intorno, di misurare quello scempio, di non portare anche i figli dentro la grotta del male.
È un film che forse ha nel suo punto di partenza la sua piccola e unica debolezza, perché dà per scontato che lo spettatore conosca quell'abominio, quella storia; mentre, invece, gli eventi di questo ultimo lustro ci stanno dicendo che ricordare la Shoah è una prova di forza contro l'indolenza degli anni che passano, che trasformano tutto in poche righe di riassunto sui sussidiari dei liceali, sempre che qualcuno abbia voglia di insegnare o di leggere queste righe.  
Bastava una leggera premessa, un avviso, un qualcosa che avviasse lo spettatore dentro al contesto. Altrimenti il cinismo dei personaggi diventa inverosimile (proprio perché sembra un incubo) e la realtà realmente accaduta appare quasi cinematografica (proprio perché incredibile). 
Comunque, ne imporrei la visione a tutte le scolaresche, magari con una legge comunitaria, perché è un film che fa più male di quanto si creda, che sa raggiungere anche le menti duttili o vacue o egocentriche, come sono (e devono essere) quelle dei giovani.
Superba la scelta musicale e dei suoni (un vero e proprio attore fuori campo), entrambi di rara pertinenza. 
Ottima la direzione fotografica. A latere: le scene all'aperto sono state girate con più telecamere contemporaneamente, opportunamente nascoste nella scenografia, per consentire agli attori di costruire genuinamente i propri sentimenti, senza dover pensare al freddo recitare.
Spaventoso il finale, tra i più potenti mai dedicati alla banalità del Male.

11 marzo 2025

OPERAZIONE OVERLORD di Max Hastings (Neri Pozza)

Un libro denso, densissimo, ricco di dettagli utili e di informazioni anche meno note sullo Sbarco in Normandia e i mesi sanguinosi che ne seguirono. Un resoconto minuzioso e documentato, scritto in maniera più che comprensibile, con i giusti toni e la rara capacità di incastonare con precisione anche una critica costruttiva senza faziosità o preconcetti.
Si capisce subito che i "nostri" sbagliarono molto, e spesso, affrontando anche con superficialità un nemico perfettamente addestrato ed equipaggiato. E motivato, bisogna aggiungere: i tedeschi, infatti, non combatterono per evitare la sconfitta, ma per vincere. Già, per vincere. Non mollarono mai, neanche l'ultimo minuto dell'ultimo giorno di quest'operazione, così ciclopica, così impossibile. E lo fecero sempre con un'organizzazione e una capacità di reazione senza eguali.
I "nostri" vinsero solo grazie alla quantità: di materiale bellico, di infrastrutture, di approvvigionamento, di uomini. E non certo grazie alle scelte dei più alti in comando.
I tedeschi persero solo alla distanza, raramente per errori dei generali, sicuramente per colpa di Hitler: da una parte era un accentratore miope e bipolare, dall'altra immaginava il suo esercito come fosse ancora quello del 1939, senza avere l'accortezza di valutare le vere forze in campo e la vastità dei territori conquistati (o persi) con una parte dell'esercito in fuga dalla Russia, che certo non poteva avere il dono dell'ubiquità. 
Fa una certa impressione leggere questo splendido libro proprio quando gli USA, gli eroi di quello sbarco (insieme a inglesi, canadesi, francesi e polacchi), stanno deludendo in questi giorni l'amore e la riconoscenza degli uomini liberi. In Normandia sono morte migliaia di ragazzi. Per cosa?

04 settembre 2024

DUNKERQUE di Franco Cardini e Sergio Valzania (Mondadori)

C'è più del resoconto storico dentro questo accurato libro su uno dei drammi più avvincenti della Seconda Guerra Mondiale: ci sono ipotesi aggiornate, ricostruzioni inedite, una certa attenzione per la "ragione" degli eventi (i buoni e i cattivi ci sono, ma nel loro ruolo esatto, non di parte), una capacità di analizzare il contesto e le sue conseguenze, andando ben oltre le ideologie o le faziosità di comodo.
È anche un viaggio dentro la mente dei protagonisti, con una voglia estrema di chiudere tutti i punti in sospeso, ma con l'implicita consapevolezza che qualche spiffero resterà comunque aperto. 
Ci sono stati momenti in cui se i francesi avessero osato, avessero creduto nella loro forza, fossero stati comandati da militari capaci, avrebbero potuto respingere il nemico. 
Così come ci sono stati momenti in cui i tedeschi, anziché fermarsi per qualche giorno (tra timori tattici e invidie tra ufficiali) per poi riprendere l'assedio, avrebbero potuto annientare immediatamente gli esuli di quelle spiagge, seppellendo sul nascere il mantra churchelliano della riscossa e della rivincita, che pochi anni dopo lo porterà a conquistare la Normandia.
I capitoli finali affrontano temi ancora irrisolti sulle reali intenzioni di Hitler, sul suo essere forse consapevole che da dopo l'invasione della Polonia, ogni singolo passo successivo avrebbe sicuramente portato la Germania verso la distruzione.
La Seconda Guerra Mondiale era evitabile? La Germania partiva già sconfitta? Mussolini avrebbe potuto gestire meglio il suo iniziale ruolo di mediatore?
Domande curiose, forse oziose, ma che nulla tolgono agli eroi (anche civili) che con mille barchette e velieri salvarono migliaia di uomini da morte certa.

LA FORZA E L'ASTUZIA [la battaglia di Salamina] di Barry Strauss (Laterza)

C'è qualcosa di straordinario in questo libro, che arriva lentamente, quasi di soppiatto, lasciando il lettore affascinato e quasi ammutolito. Non è solo la qualità della narrazione, la capacità dell'autore di tenere insieme il racconto e la realtà: è la Storia in sé, la caparbietà di un singolo eroe di saper vincere una battaglia leggendaria, in cui tutto era decisamente a sfavore, senza speranza.
Eppure, Temistocle riuscì a sconfiggere un esercito imponente, una flotta sterminata, un Re invincibile. Ma, soprattutto, riuscì a tenere coesi i greci, i loro nemici "minori", i loro alleati, arrivando addirittura a sacrificare temporaneamente Atene pur di vincere la battaglia più importante.
Giorno per giorno, attimo per attimo, scopriamo una storia nella Storia, in cui niente è bianco o nero, né tantomeno sfumato alla bisogna: ogni tassello della vittoria è frutto di compromessi e violenze, di errori e salti in avanti; un turbinìo di eventi che vale la pena leggere tutto d'un fiato.

ps: fossi in voi, lo leggerei dopo questo libro

29 agosto 2024

IL GIARDINO DELLE BESTIE di Erik Larson (Neri Pozza)

Erik Larson si avventura dentro i diari di William E. Dodd e di sua figlia Martha per entrare dentro l'orrore puro, quello nero, senza speranza, senza requie, senza uscita, del Nazismo delle origini.
Lui è l'ultimo ambasciatore USA prima che la Germania costringa il Mondo negli inferi della Seconda Guerra Mondiale. Lei è la figlia, all'inizio conturbata dalla perfezione di quel male e poi futura collaboratrice dell'Unione Sovietica.
Testimoni quasi oculari della Notte dei lunghi coltelli, vivono sulla propria anima la visione di una violenza all'inizio in filigrana (come nell'Uovo del serpente, dirà il regista Ingmar Bergman), poi sempre più manifesta e selvaggia, così non credibile che a raccontarla ancora oggi sembra impossibile sia accaduta e originata e approvata da milioni di persone. Che poi, a dirla tutta, soprattutto all'inizio i nazisti imitavano il verminaio fascista, allora ancora apparentemente forte e indistruttibile, con la sua genesi di violenza pura contro chiunque non fosse "normale".
Ma è un libro che racconta anche gli Stati Uniti, ciechi e avidi di fronte all'ascesa del Nazismo, da far volutamente finta di non capire la portata di quella follia, il suo radicato antisemitismo, l'evidente progettazione della Shoah.
Un libro potente nella sua narrazione così liquida e semplice, i cui protagonisti potrebbero essere sostituiti da chi si volterà dall'altra parte durante le mille altre realtà violente che hanno costellato l'Europa del Secondo Dopoguerra.

27 agosto 2024

LA BATTAGLIA DI MARATONA di Peter Krentz (il Mulino)

La battaglia di Maratona è un punto di svolta per la cultura greca: secondo Peter Krentz, infatti, la multiforme civiltà che studiamo nei libri di Storia, diventa adulta dopo le battaglie di Maratona e Salamina.
La Grecia, insomma, diventa consapevole delle sue qualità militari, del suo poter andare oltre il dibattitismo che caratterizza(va) le democrazie, del suo presentarsi unita di fronte al nemico nonostante le mille identità di ogni singola città.
Un libro in perfetto equilibrio tra Storia, geopolitica, strategia militare, psicologia, mitologia e narrativa, dove tutto scorre in maniera chiara e disinvolta, con uno stile autentico e professionale.
E forse per la prima volta vengono spiegati in maniera fluida dettagli sulle armi, le armature, le usanze sia dei civili che dei militari, i pesi, le misure, gli spazi, le città, gli ambienti, la geografia; tutti elementi che aiutano il lettore a farsi un'idea di come si viveva, come si combatteva, cosa si costruiva, quali erano le differenze culturali e caratteriali tra i contendenti.
Non dico sia un libro che potrebbe piacere a tutti, ma che sicuramente è per tutti.
Per amor di polemica, credo andrebbe letto da chi, o per ignoranza o per malafede, insiste nel parlare di radici cristiane dell'Europa; al plurale, insomma. Quando, invece, persino un bambino delle elementari può capire che le radici dell'Europa sono multiformi e molteplici: pagane, romane, etrusche, fenice, celtiche, cinesi, persiane, islamiche, arabe, slave, iberiche, teutoniche, ebraiche, cristiane... e quindi, anche greche.
Ed è grazie alle sconfitte inflitte ai persiani dai greci in quegli anni così cruciali, l'Europa comincia a modellarsi in quella che diventerà dopo due millenni una multicolore identità che ancora oggi riesce a difendersi dalle parole in libertà di generali senza empatia e di politici senza cultura

17 luglio 2024

STORIA DEL MARE di Alessandro Vanoli (Laterza)

Storia del mare, letteralmente: Vanoli percorre ogni possibile molecola di acqua, da ogni possibile prospettiva, in ogni possibile periodo storico, sfiorando o agguantando uomini, animali, cose, eventi, momenti, significati e filosofie.
Un libro utile per lo studente, come per l'appassionato, come per chiunque ami il viaggio, le sinergie, i gradi di separazione. 
Non solo mi sono divertito molto, ma mi sono sorpreso più volte a sottolineare interi paragrafi, a meravigliarmi per storie e informazioni che non immaginavo fossero così collegate tra loro, a ritrovare amici che avevo dimenticato, bibliografie utili e interessanti.
C'è bisogno di libri così densi e pieni di entusiasmo.

07 settembre 2023

IL MAIALE di Michel Pastoureau (Ponte alle Grazie)

Da lustri, ormai, i saggi di Michel Pastoureau sanno raccontare il mondo che ci circonda e il suo passato con uno stile liquido, immediato, ma anche profondo e accurato.
Il mondo dei colori e quello degli animali, e il loro riflesso lungo tutta la Storia dell’Umanità, hanno trovato nella sua penna la giusta testimonianza.
Rispetto al capolavoro dedicato all’orso, però, questo sul maiale è sicuramente meno avvincente, più di mestiere. Per carità, è scritto bene ed è interessante, ma non è così ricco e pieno di sorprese come gli altri lavori.
Se non conoscete l’autore e i suoi libri, vi suggerisco comunque di leggerlo, perché è un ottimo punto di partenza per cimentarsi con questo tipo di saggi trasversali e densi di cose belle e curiose.

28 agosto 2023

DEMONI, VENTI E DRAGHI di Amedeo Feniello (Laterza)

Quello che stiamo vivendo in questi anni è niente rispetto a quanto è accaduto dal 1300 in poi; specie tenendo conto che i sistemi di comunicazione erano sicuramente meno efficienti - e che il benessere e la cultura non erano così diffusi e capillari.
Amedeo Feniello sa raccontare in maniera godibile e nel contempo rigorosa una serie incredibile di catastrofi naturali (tutte insieme!) che in quel periodo si accanì contro l'Umanità, che riuscì a reagire e a migliorarsi, nonostante i suddetti limiti di comunicazione e culturali.
Un libro che si beve tutto d'un fiato e che consente anche al "semplice" liceale (o al neofita di passaggio) di avere un quadro d'insieme molto preciso e stimolante, sia per ripassare il periodo storico, sia per approfondirlo con altri testi.
Confesso che sono di parte, perché da anni, ormai, sto inseguendo tutte quelle vicende che riguardano, invece, la leggendaria eruzione del vulcano Tambora (1815), un altro di quei disastri che tanto sconvolse il nostro Pianeta, cui l'Umanità seppe reagire in maniera decisamente avvincente.
Se avete tempo e voglia, ne ho parlato qui, su "Digital World" (anche se non mi piace il montaggio); qui, su YouTube; qui, sulla mia rassegna stampa settimanale.

31 gennaio 2022

CHURCHILL, LA BIOGRAFIA di Andrew Roberts (UTET)

In un blog come questo, specie in questi anni in cui i blog stanno morendo, non avrebbe senso alcuno cimentarsi in una critica ridondante di un libro come questo, perché significherebbe solo riassumere il testo appena letto. 
Quello di Roberts, è un capolavoro di altissima qualità, confortato anche dall'inedita consultazione degli archivi pressoché inaccessibili della Corona, come anche di un approccio critico ma non autoreferenziale, puntiglioso ma mai preconcetto, entusiasta ma mai ipocrita, critico ma mai polemico.
Si respira la Storia, la Cultura e una precisione dei tempi narrativi che supera di gran lunga quelli dei romanzieri più navigati e disinvolti. Un testo ricco e profondo, documentato anche attingendo da periodici coevi, testi di contorno, biografie e saggi, sia di contemporanei che di ultimissima pubblicazione.
Ma, soprattutto, è un testo accessibile a chiunque; dove quel "chiunque" allude chiaramente a chi volesse veramente conoscere i fatti separati dalle opinioni (che, guarda caso, sono in un capitolo a parte, l'ultimo).
L'unico appunto che mi sento di fare all'edizione italiana è sulla punteggiatura: mal curata e approssimativa. Non so se sia colpa della traduzione (però precisa) o dell'edizione; ma la punteggiatura è un continuo delitto alla buona lettura. Per ovviare a tanti e insistenti inciampi, mi sono imposto di leggere uno, massimo due capitoli per volta, nonostante l'insieme fosse avvincente; altrimenti mi sarei affaticato inutilmente a ricostruire quanto già nel testo è ampiamente suggerito.
Certo è che, a ridosso degli ultimi eventi politici italiani, c'è anche molto da imparare su Churchill: sapeva sbagliare, gli consentivano di farlo, sapeva ragionare nell'immediato come anche a lungo respiro, poteva contare su un popolo dignitoso, orgoglioso, fiero e sempre accanto a lui nella lotta contro il nazifascismo. Esattamente l'opposto di noi italiani che, allora come in questi mesi di pandemia, dimostrammo e abbiamo dimostrato una totale mancanza di senso etico e della comunità, che veramente gridano vendetta.
Certo è che Churchill ne esce nella sua integrità, capace di distruggere Hitler pressoché da solo, ma anche caparbio nell'insistere in un certo modo di essere inglese, che ai giorni nostri striderebbe anche nelle coscienze di chi lo ha stimato senza limiti.
Un libro, insomma, che merita più di una lettura. 

22 dicembre 2021

THE LAST DUEL di Ridley Scott

Sconsiglio di andare a leggere la storia da cui è tratto questo film. L'unico elemento necessario per godere la trama - più che altro la sceneggiatura, è che si basa su un fatto realmente accaduto: l'ultima ordalia occorsa in terra francese (1386) le cui cause vengono rappresentate da tre prospettive diverse.
E anche se non conoscete il contesto o certe battaglie e alcuni nomi, poco male: li andrete a leggere dopo, altrimenti vi rovinate quell'impercettibile afrore di meraviglia e di partecipazione che si respira durante la visione, nonostante non siamo certo di fronte al capolavoro
.
C'è molto "Rashomon" in questo film, assai poco di Pirandello, anzi nulla. 
Sicuramente, non è il migliore Ridley Scott. Ma qua e là ci sono momenti di assoluta qualità, come anche un insieme che funziona e rende la visione piacevole e costante, senza guizzi evidenti ma nemmeno senza momenti di evidente stanca.
Per quanto riguarda la direzione della fotografia, ho trovato incoerente la scelta delle luci, questo sì: ogni tanto televisiva, spesso stridente nei controcampo, credibile ed efficace solo nei set all'aperto. Le inquadrature, invece, funzionano, obbligate come sono a rispettare certe angolazioni, soprattutto nei capitoli successivi al primo; altrimenti lo spettatore non riesce a percepire i diversi punti di vista. 
Il montaggio funziona abbastanza bene, soprattutto perché la sceneggiatura impone scelte ritmiche così precise che non sono consentite sbavature.
Musica quasi inesistente o comunque di contorno: ottima scelta stilistica, perché contano solo i dialoghi e i rapporti interpersonali; il resto è inutile.
È sulla scelta degli attori che avrei da ridire: non funzionano.
Tranne Jodie Comer, che riesce ad aderire a un'idea del suo personaggio - e a restituire ottimamente il terribile mondo femminile dell'epoca, sia Matt Damon che Adam Driver sono fuori contesto; più il primo che il secondo. Non so se sia il trucco/parrucco o la loro attitudine, ma sembrano veramente due tipi dell'Alabama, scesi per caso da un treno del 2021, per far finta di essere due cavalieri del Medioevo.
Paradossalmente, funziona meglio Ben Affleck, nonostante abbia una scopa di saggina in testa e quel suo approccio scocciato e monocorde di recitare.
Segnalo questo film, perché mi ha colpito il punto di vista di Ridley Scott: c'è, si sente, e sotto sotto si vede pure. È come se dicesse al pubblico che lui ha preso una posizione e che crede fermamente a una e una sola versione dei fatti. E lo fa alla sua maniera: con mestiere e professionismo, riuscendo a raccontare anche momenti scabrosi senza scadere mai nel pruriginoso.
Il mio voto è 6: il buon Ridley se ne farà una ragione? 

20 maggio 2021

I GIUSTI di Jan Brokken (Iperborea)

Di gesta analoghe a quelle di Schindler ne è ormai piena la Storia; ma quella raccontata in questo pregevole libro ha un paio di caratteristiche uniche: è raccontata dalla scrittura vellutata di Jan Brokken; i protagonisti sono almeno tre: Jan Zwartendijk, Chiune Sugihara e il lettore.
Il primo aiutò centinaia di ebrei senza mai raccontarlo neanche a guerra finita. 
Il secondo non fu da meno, in un paese comunque alleato del mostro nazista. È l'unico Giusto giapponese.
Il terzo sei tu che leggi, che, attraverso le testimonianze dei figli di Zwartendijk, i documenti ritrovai da Brokken - e la sua inchiesta sul campo molti lustri dopo, mastichi ogni pagina, la divori, soffri, sorridi, resti sconvolto e non puoi fare nient'altro che correre verso la fine, sperando che anche chi non ce la fece sia comunque sopravvissuto.
Un viaggio dentro la miseria umana, illuminata solo da questi enormi e incommensurabili personaggi, così umili, fragili ed empatici, che riesce difficile dimenticare.

29 marzo 2021

IL MARE DI MEZZO di John Julius Norwich (Sellerio)

La Storia delle storie del Mediterraneo, partendo dagli antichi egizi per finire con la Prima Guerra Mondiale, raccontata con ironia e sapienza da un intellettuale dalla penna liquida. Un libro che si beve con gusto, che si gusta come pochi e che sa raccontare molte, moltissime storie senza mai perdere la bussola di riferimento: tutto deve ruotare solo intorno al nostro amatissimo e maltrattatissimo mare europeo.
Norwich, insomma, è così preciso e motivato da questa scelta, da saltare scientemente tutti quegli eventi accaduti lontano dalle storie del Mediterraneo, che non lo hanno visto come sornione e partecipe testimone (scordatevi le ennenarie guerre delle Rose, per dirne una).
Oltre alla penna, fa bella figura anche la scelta narrativa di presentare gli eventi con collegamenti lineari, senza rimandi contorti o senza dare per scontato che il lettore ne conosca una parte. E l'indice analitico vi aiuterà a trovare eventuali bandoli dimenticati.
Diventa così un libro di Storia che incontra i personaggi, che li presenta senza remore, che indica errori e soluzioni, che non giudica o parteggia, che ironizza senza banalizzare. Ed è anche un libro che riassume, che mette insieme, che dà una certa logica ai fili della nostra memoria, spesso interrotta da lacune involontarie, considerata la notevole messe di eventi che hanno caratterizzata un periodo storico così vasto e impalpabile.
Tant'è che l'autore ha preferito fermarsi prima degli anni '20 (1920, ovviamente), proprio perché a conti fatti se avesse dovuto raccontare anche la Seconda Guerra Mondiale non sarebbero bastate altre 1000 pagine.
E già: il libro ne dura già 1000 e qualcosa; ma vi posso assicurare che non ve ne accorgerete. E quando chiuderete l'ultimo capitolo, ci resterete un bel po' male: un simile libro merita un doveroso spazio nella vostra biblioteca e nel vostro cuore.

15 marzo 2021

L'ORDINE DEGLI ASSASSINI di Marshall G.S. Hodgson (Adelphi)

Chi sono gli assassini? Perché venivano chiamati in questo modo? Ma, soprattutto, che peso hanno avuto nella Storia dell'Islam?
Scritto negli anni 50, e pubblicato da Adelphi pochi anni fa, questo splendido saggio è forse più per addetti ai lavori, ma fino ad un certo punto: se ci si lascia andare senza porsi domande e senza correre dietro a certe complessità, è uno splendido compendio di Storia e Filosofia di una religione che non conosciamo mai abbastanza.
Innanzitutto, la cosa più facile: anche e solo andando a intuito, è chiaro che gli assassini non facessero uso di droghe, perlomeno per uccidere. L'hashish non eccita, semmai rilassa - e in alcuni casi rincoglionisce. E, infatti, il vero nome dei componenti questa setta è Naziriti, nati intorno all'anno Mille da uno scisma dell'Ismailismo, a sua volta ramo consistente del movimento sciita.
Il libro è quasi diviso in tre parti, dove la prima è tendenzialmente storica, la seconda quasi del tutto dialettica, la terza (la più breve) contenente alcuni dei testi naziriti più probanti.
Facendo una sintesi semplicistica e dozzinale, viene da dire che il movimento sciita, in tutte le sue possibili divergenze, aveva al centro della sua prosa spirituale l'individuo, mentre il sunnismo puntava più all'essenza della figura di Allah.
Colpisce, insomma, che mentre il sunnismo riusciva ad amalgamarsi con le diverse realtà che incontrava, lo sciismo privilegiava il pensatore del momento, la figura che riusciva ad esprimere una visione dell'Islam più coraggiosa o addirittura rivoluzionaria. Ecco perché alla lunga la sunna ha retto alle insidie del tempo: perché duttile e incline a non accodarsi a una singola figura, potenzialmente limitata dal corso della vita (e delle numerose guerre intestine e/o esterne).
Fatto sta che le figure trattate, i momenti storici descritti - e anche una certa passione dell'autore, aiutano a comprendere questo mondo così variegato e dignitoso di cui purtroppo abbiamo una visione relativa e settaria.

01 marzo 2021

UNA TERRA PROMESSA di Barack Obama (Garzanti)

Non è facile scrivere qualcosa di originale su un libro che ha raccolto una messe consistente di approvazioni. Oltretutto, stiamo parlando di un personaggio difficile da criticare: la sua aura, la sua personalità, il significato intrinseco della sua doppia elezione, sono graniticamente inamovibili.
Eppure, proprio per questo, è un libro che va letto. Per almeno due motivi: la sincerità di Obama, la sua capacità di ragionare anche sui suoi torti ed errori. 
Purtroppo la rete ha reso alcuni termini abusati se non addirittura irritanti; per cui, subito dopo aver detto che è un libro "autentico", so che vi parte in automatico il conato. Figuriamoci, poi, se aggiungo che Obama dimostra di saper raccontare anche le sue "fragilità"; altro conatino. Colpa nostra che roviniamo le parole. Però... questo libro è decisamente autentico e capace di raccontare anche le fragilità.
Ma c'è di più: è un ottimo compendio di Storia recente. Certo, raccontata da un'angolatura definita e parziale, ma pur sempre interessante e anche utile; anche quando le insidie del tempo renderanno alcuni passaggi fisiologicamente datati, se non addirittura da riscrivere, resterà comunque un testo con cui confrontarsi.
Terzo punto, utilissimo per un filoamericano come il sottoscritto (ma poco impegnato ad esserne alfiere credibile): si imparano tante prassi, tanti retroscena, tante "cose" americane che superano di gran lunga quanto crediamo di aver imparato anche e solo attraverso Hollywood o letture più o meno serie.
Pollice verso per la traduzione: ogni tanto inciampa, rende lo scritto indaginoso, sembra quasi passato da una mano all'altra. Poca roba, per carità, ma si "sente". 
Splendido il rapporto con la famiglia, divertenti alcune pause narrative, ricco di pathos e retorica al punto giusto, fluido e avvolgente.
Ed è solo la prima parte...