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31 agosto 2023

I VIOLINI DI SAINT-JACQUES di Patrick Leigh Fermor (Adelphi)

Adoro la scrittura di Patrick Leigh Fermor: i suoi libri di viaggio sono scritti benissimo e sono pieni di cose saporite, sostanziose, avvincenti, belle e leggendarie.
Però questo è un romanzo, e i romanzi vanno scritti in maniera diversa.
Capisco la scelta di Adelphi di pubblicare la strenna completa dei suoi scritti, ma questo non è all'altezza del suo trittico o di Mani o di Rumelia.
Solo le ultime venti pagine prendono il lettore per il bavero e lo sbattono al muro, rubandogli l'anima e lo sguardo. Ma non so se consigliarvelo spassionatamente.
Per cui: se amate Fermor senza requie, comprate questo libro. Se non lo conoscete, iniziate, invece, con Mani o col trittico.

17 settembre 2021

RUMELIA di Patrick Leigh Fermor (Adelphi)

Parlare di un libro Adelphi,dopo la morte della sua anima, non è facile. E parlare ancora una volta di uno dei miei autori preferiti, Patrick Leigh Fermor, può risultare addirittura stucchevole, me ne rendo conto.
Però questo Rumelia è magico, forse più di Mani, sicuramente più del quasi trittico che ha reso il compianto Paddy un'icona di questi libri di viaggi (che poi è quasi riduttivo catalogarli così).
La Rumelia è quella parte della Grecia del Nord che va dal Bosforo all’Adriatico e dalla Macedonia al golfo di Corinto. Conserva nel suo cuore uno spirito duttile ma antico, in cui convergono tradizioni ataviche e tradizioni assimilate. Forse dovrei scrivere "conservava", visto che lo stesso Fermor è consapevole di quanto sia flebile la luce che lo accompagna dentro questo territorio così saporito e denso di cose da assorbire.
Il suo viaggiare per caso ci porta tra pastori, nomadi e monasteri, o all'inseguimento di un paio di scarpe appartenute a Byron, o dentro le ormai turisticizzate meteore, o fino alla magia di Creta.
Quella di Fermor non è solo una letteratura di viaggio, ma un compendio di digressioni, di considerazioni, di racconti di racconti di racconti, di volti levigati e di donne colorate, di boschi senza confini e di terra aspra e sassosa. 
Ci si perde e ci si ritrova, seduti in penombra ad assaporare spezie e yogurt e carne e alcol e voci e suoni, dentro il mistero di una cultura senza tempo, divorando il libro fino alla fine, sperando che non finisca mai.

03 settembre 2021

CAMMINANDO FRA I BOSCHI E L'ACQUA di Nick Hunt (Neri Pozza)

Una delle differenze che ho riscontrato tra Bruce Chatwin e Patrick Leigh Fermor, è che nei racconti di viaggio del primo il mondo esiste solo grazie a lui, ma poi, appena voltata pagina tutto svanisce, e al suo posto appaiono altri luoghi altrettanto evanescenti; nei racconti del secondo, è l'autore che svanisce dentro le sue storie, i suoi certosini racconti, la sua passione per il dettaglio, per la Storia e le storie, per le singole persone ma anche per l'insieme delle loro usanze culturali.
Due modi diversi di raccontare il mondo, che adoro e apprezzo in egual modo. Del resto, i due furono anche amici: guarda caso, Chatwin volle che le sue ceneri venissero sparse in un posto fascinoso della Grecia che aveva scoperto proprio grazie a Fermor.
Poi ci sono scrittori come Nick Hunt, innamorati del viaggio e innamorati di queste figure mitiche e mitizzate, che hanno l'arguzia e l'intelligenza di non cercare di essere diversi da queste ombre così immense. E, infatti, Hunt ha percorso lustri dopo lo stesso identico itinerario che Fermor aveva percorso/raccontato in due (e mezzo) dei suoi libri, passando per Olanda, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia. 
Il suo pregevole libro, insomma, non rincorre Fermor né la nostalgia, ma presenta il presente di quei luoghi e di quei percorsi, con tutte le sue contraddizioni figlie del modernismo, della caduta del Muro, del melting culturale che consuma ogni diversità e smussa ogni dolce contraddizione. Un libro che scorre via con coraggio e pulizia, anche con la consapevole consapevolezza che niente potrà mai essere meraviglioso e unico come meravigliosi e unici erano invece gli scorci ancestrali raccontati da Fermor.
C'è un rito, un omaggio quasi, che Hunt celebra ogni volta che termina idealmente i lunghi percorsi raccontati in ognuno dei due libri e mezzo: prende la sua copia, masticata da mille letture e centinaia di sottolineature, e la cala nell'acqua del Danubio, abbandonandola al suo destino.
In fondo, la Memoria più bella è quella che portiamo nei ricordi della sola nostra mente, così ricchi di contraddizioni e così spudoratamente inclini ad affievolirsi tra le pieghe dell'età.

10 luglio 2020

MANI, il Peloponneso di Patrick Leigh Fermor edito da Adelphi

Patrick Leigh Fermor è stato una leggenda per tanti di quei motivi che a raccontarli tutti non basterebbe una giornata. Esploratore, scrittore, eroe della Seconda Guerra Mondiale, intellettuale, avventuriero... insomma, quel tipo di uomo che tutti vorremmo essere dall'alto della nostra pancetta di mezza età.
Per quei miracoli che solo l'editoria sa restituire, Adelphi ha pubblicato tutte le sue opere, ma anche qualcosa in più: Tempo di regali e Fra i boschi e l'acqua, prima e seconda parte del suo splendido viaggio (a piedi!) dai Paesi Bassi fino a Costantinopoli; La strada interrotta, ideale quanto postuma conclusione di quel dittico, collazionata dai suoi esecutori letterari; Brutti incontri al chiaro di Luna (a nome di Stanley Moss, però), in cui si parla del noto rapimento del Generale nazista Kreipe, cui partecipò sia l'autore che il nostro Fermor, e di cui gli appassionati ricordano anche la versione cinematografica Colpo di mano a Creta, di Michael Powell e Emeric Pressburger, con Dirk Bogarde.
Ma c'è un altro titolo che Adelphi ha pubblicato e che esce da questo ipotetico fil rouge: Mani - Viaggi nel Peloponneso.
Il Mani è l'ultima propaggine del Peloponneso e prende il nome dal Castello del Mani, in francese le Magne, costruito nel 1248 da Guglielmo II da Villehardouin per difendere parte del suo dominio.
Fermor ci accompagna nella sua saporita esplorazione quotidiana parlando di arte, cultura, usanze, geografia, Storia, persone, aneddoti, superstizioni, religioni... con una rara eloquenza seduttiva, con toni garbati e sempre empatici, con il senso della meraviglia e della condivisione.
È un libro denso e morbido, dove ci si sorprende più volte a tornare indietro per rileggere quel passaggio o quella descrizione.
L'autore quasi scompare, ma non scompare la sua passione per il racconto, per quelle piccole cose che spesso trascuriamo quando viaggiamo, per assorbire tutto quello che vede, che sente, che respira, per poi restituirlo amabilmente al lettore.