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28 maggio 2012

questo papa così solo

Come ateo non militante (anche perché la “militanza” sarebbe una contraddizione in termini), provo una profonda pena per questo papa, perlomeno per la figura che sta uscendo dalle interviste e dalle inchieste portate avanti da Repubblica.
Non ho una grande simpatia per questo papa, né tantomeno per il precedente (di cui brutalmente si potrebbe dire che Ratzinger fosse il suo braccio ortodosso, quasi “armato” direi): però vedere che in Vaticano regnano quelle stesse piccinerie umane, quella brama di potere così prepotente, questa lontananza dalla freschezza del Vangelo e della figura di Gesù, mi fa sorridere amaramente. Mi passa la voglia di dire “l’avevo detto io”.
A me piacerebbe “sfidare” la Chiesa Cattolica in ambiti più consoni: della filosofia, della morale, dell’ingerenza continua nelle nostre umane quotidianità.
Non è divertente né rassicurante assistere, invece, a queste contraddizioni terrene e poco edificanti: ci restituisce un’idea di Chiesa in crisi di identità da più tempo di quanto non appaia, di mancanza di forza e di strategia, di disattenzione totale per il ruolo di guida spirituale che inevitabilmente ha o dovrebbe avere.
Non vorrei incorrere nell’errore sciocco e banale che in fondo è questa la vera Chiesa che un ateo si aspetta e che biasima, che brandisce una croce che non le appartiene e che strumentalizza da sin troppo tempo con i risultati che vediamo e subiamo.
Però è uno sbraco così imbarazzante, che alla fine mi viene voglia di pregare per questo uomo così solo e ridicolizzato. Non so come si prega, è ovvio, né tantomeno ne riconosco l’utilità interiore: però, e alla fine, mi sembra l’unica soluzione praticabile.
Davvero ci siamo ridotti a questo?

11 gennaio 2010

apophis scores

Circondato com'ero dai botti del capodanno stoccolmese, ho avidamente letto in ritardo questa notizia che avrebbe dell'incredibile, se non fosse una rilettura di altrettanti allarmi dipanati nel tempo giornalistico, dove le cose durano un giorno, e poi vengono sapientemente riciclate quando scarseggiano le novità.
La "notizia" inizia così:
Un gruppo di scienziati studia mappe astronomiche, pianifica missioni spaziali e di tanto in tanto si ripassa in dvd il kolossal hollywoodiano "Armageddon". Perché per salvare l'umanità dalla catastrofe sarà necessaria tanta tecnica, nuove tecnologie ma anche quello che qualcuno ha già definito "stile cinematografico". L'obiettivo non è da poco: bisogna impedire che si schianti sulla terra il gigantesco asteroide Apophis. E il pericolo esiste davvero. Esperti di tutto il mondo hanno calcolato che Apophis potrebbe schiantarsi sulla Terra tra ventisei anni. Esattamente il 13 aprile 2036, domenica di Pasqua.
L'appassionato di cinema che è in me, mentre leggeva ha rivisto mentalmente decine di film sul tema. E del resto, anche l'autore dell'articolo celebra il più facile Armageddon (1998), dimenticando il grezzo Meteor (1979) in cui Brian Keith e Sean Connery fanno a cazzotti contro una meteora appunto, usando quei missili che sovietici e statunitensi avevano già messo in orbita per scopi intimidatori... l'un contro l'altro armati, insomma.
E come non dimenticare l'ancor giovanissimo John Carpenter con il suo disarticolato e divertentissimo Dark Star: per far prima si distruggono direttamente i pianeti considerati "dannosi" nel senso più vasto del termine.
Ma la cosa che ha ancor più deliziato la mia memoria è stato questo passaggio:
Ma qual è il progetto russo per evitare l'Armageddon del 2036? Tra le tante ipotesi fatte negli ultimi anni, forse la più credibile è quella del "trattore gravitazionale": un'astronave lanciata il più vicino possibile all' asteroide che aggancerebbe "il distruttore" solo con la propria forza di gravità. A questo punto, come in un film, gli astronauti trainerebbero l'asteroide killer lontano, per poi abbandonarlo al suo destino. Più complicata da immaginare l'idea delle vele solari da agganciare all'asteroide. Il vento solare farebbe il resto, portandosi via la minaccia. E non manca una proposta in apparenza fantasiosa che pare venga invece presa sul serio da Perminov e i suoi: cospargere la faccia esposta al sole dell'asteroide di vernice bianca. Sembra incredibile ma gli scienziati giurano che, se si trovasse la soluzione tecnica per questo lavoro da "imbianchini spaziali", i raggi solari verrebbero respinti dal corpo celeste con una forza tale da deviarne la traiettoria.
I "trattori gravitazionali" li ritroviamo genericamente sia in Spazio 1999, che in Star Trek.
Sempre in Star Trek viene sviluppata l'idea di "vela solare" in maniera molto dettagliata: nell'episodio Il vascello solare (Deep Space Nine, terza stagione, episodio numero 22) il mitico Benjiamin Sisko costruisce un'astronave il cui solo viaggiare dimostrerà l'unica (e quindi pacifica) discendenza tra gli "intellettuali" bajoriani e gli "spartani" cardassiani.
Sulla vernice che grazie al riflesso della luce sposterebbe l'asteroide ormai imbiancato, vengono in mente certe cose di Georges Méliès come anche una vecchia storia di Paperino in cui viaggia nello spazio proprio grazie a una vernice riflettente.
Tutto questo per dimostrare che la fantascienza ha una dignità straordinaria, e una preveggenza che supera di gran lunga il cinismo dei suoi detrattori. Per carità, non cado nel tranello astrologico per cui mi accorgo e segnalo solo le cose da lei azzeccate; però è vero che quando la fantascienza è fatta bene, diventa addirittura un insegnamento morale a priori, da seguire prima ancora che la vittoria scientifica si manifesti.
E se a voi viene in mente il mortificante Grande Fratello televisivo, io penso invece ad un antico racconto di fantascienza (credo di Clarke) in cui un'esplorazione spaziale di umani atterra in un pianeta deserto e senza vita, in cui però è evidente che la civiltà che lo abitava era perfetta e superiore a tutte le altre finora scoperte dai nostri eroi. Dopo una serie di rapidi calcoli, il protagonista scopre la terrificante verità: quella straordinaria civiltà fu disintegrata dal passaggio di un'enorme cometa, quella che per noi era l'annuncio della nascita di Cristo. Il che - senza scomodare il mio cinico ateismo - mi porta a pensare: dovessimo respingere quest'enorme asteroide, attenzione alla direzione che poi gli imporremo... non si sa mai.

20 agosto 2009

il monologo perfetto

Vaffanculo io?
Vacci tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita!
In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle.
In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina.
In culo ai sikh e ai pachistani che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti, puzzano di curry da tutti i pori, mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi... e rallentate, CAZZO!
In culo ai ragazzi di Chelsea con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul gay channel!
In culo ai bottegai coreani con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica, sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme.
In culo ai russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano, tornate da dove CAZZO siete venuti!
In culo agli ebrei ortodossi che vanno su e giu per la 47 nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell'Apartheid.
In culo agli agenti di borsa di Wall Street che pensano di essere i padroni dell'universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora! Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino? Ma fatemi il CAZZO di piacere!
In culo ai portoricani, 20 in una macchina e fanno crescere le spese dell'assistenza sociale e non fatemi parlare di quei pipponi dei dominicani, a loro confronto i portoricani sono proprio dei fenomeni!
In culo agli italiani di Bensonhurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi sperando in un'audizione per i Soprano.
In culo alle signore dell'Upper-ESide, con i loro foulard di Hermes e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro faccie pompate di silicone, truccate, laccate e liftate, non riuscite ad ingannare nessuno VECCHIE BEFANE!
In culo ai negri di Harlem, non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno 5 passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita 137 anni fa! E muovete le chiappe!
In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con 41 proiettili nascosti dietro il loro muro di omertà! Avete tradito la nostra fiducia!
In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla chiesa che li protegge non liberandoci dal MALE, visto che ci siamo ci metto anche Gesù Cristo: se l'è cavata con poco, un giorno sulla croce, un weekend all'inferno e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell'eternità! Provi a passare 7 anni nel carcere di Otisville.
In culo a Osama Bin-Laden, a Al Qaeda e quei cavernicoli retogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, gli auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre 72 puttane ad arrostire a fuoco lento all'INFERNO! Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
In culo a Jakob Elinsky lamentoso e scontento, in culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza.
In culo a Naturelle Riviera, le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena. Mi ha venduto alla polizia! Maledetta Puttana!
In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri, inneggiando ai Bronx Bombers.
In culo a questa città e a chi ci abita, dalle casette a schiera di Astoria, agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alfabeth City alle case di pietra di Park Slow e a quelli a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano che bruci fino a diventare cenere e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.
No, no... In culo a te, Montgomery Brogan, avevi tutto e l'hai buttato via, brutta testa di CAZZO!

08 febbraio 2009

sermone sul caso Englaro

Carissimo,

come stai?

Ti mando in allegato il sermone che ho pronunciato stamattina a partire dal testo proposto per oggi dal lezionario, ma che mi ha permesso di parlare di una situazione attuale che sta a cuore a molti.

Il Vaticano non può avere il monopolio su questa e su altre questioni e sarebbe importante che la gente comprendesse che ci sono cristiani che la vedono in modo diverso e che sono solidali con Beppino Englaro e sua moglie Saturna.

Un saluto affettuoso!

past. Sergio Manna 

 

 

Marco 1:29-31

Care sorelle e cari fratelli,

in questo breve episodio Marco ci racconta uno dei primi miracoli di Gesù.

Una donna è a letto afflitta dalla malattia. Gesù arriva, le prende la mano, la libera dalla febbre e la guarisce.

La donna è la suocera di Pietro che subito si alza e si mette a servirli.

C’è chi ha voluto fare una lettura malevola di questo miracolo.

Si tratterebbe di una guarigione maschilista, dettata da bassi bisogni primari.

Gesù e i suoi hanno fame e allora val la pena di guarire la suocera di Pietro, che altrimenti chi preparerà il pranzo?

Naturalmente fare una simile lettura vuol dire applicare categorie di pensiero moderne ad un racconto del I secolo.

In realtà, per la mentalità dell’epoca, quando c’erano ospiti di riguardo era considerato come un grande onore il poterli servire.

Era un privilegio farlo;  un privilegio ed un onore che toccavano alla donna più anziana della casa.

E dunque, per la suocera di Pietro, l’essere ammalata proprio nel giorno in cui un famoso maestro era ospite in casa sua era sicuramente motivo di dispiacere.

Doveva pesarle molto il non poter esercitare l’onore e il privilegio che le spettava, di manifestare l’ospitalità a Gesù mediante il servizio che le competeva in quanto donna più anziana della casa.

E dunque, a bene vedere, Gesù nel guarirla rivela grande attenzione e sensibilità; le restituisce il suo ruolo, la sua posizione.

La guarigione che egli opera non ha soltanto un effetto fisico; ne ha anche uno di carattere sociale, perché reintegra la persona, le restituisce il suo status, la sua posizione, la sua funzione.

Non si tratta di un atto maschilista, ma di un’azione liberatrice che nasce dalla sensibilità e dall’attenzione ai bisogni della persona.

Ecco, qui c’è un punto importante che tocca anche l’attualità.

Essere sensibili e attenti ai bisogni delle persone e compiere gesti di liberazione.

Leggendo questa pagina del Vangelo non ho potuto fare a meno di pensare ad un’altra donna costretta a letto e impossibilitata a muoversi, per la quale però non sembra esserci alcuna guarigione possibile.

Mi riferisco a Eluana Englaro e al clamore suscitato dalla decisione della Corte d’Appello, confermata poi dalla Cassazione, di autorizzare l’interruzione dell’alimentazione forzata e degli altri supporti che la mantengono artificialmente in vita.

Eluana è in stato vegetativo permanente da 17 anni, inchiodata ad un letto, priva di coscienza, prigioniera di un corpo che è diventato il suo sarcofago.

Nel suo caso non sembra esserci alcuna possibilità di risveglio, di ritorno alla vita.

È vero che c’è anche ci esce dal coma. È vero che a Bologna esiste una Casa dei risvegli, dove vengono ricoverate persone in stato vegetativo permanente.

Ma se entro un anno tali persone non si risvegliano si rinuncia a seguirle, perché dopo un anno le speranze diventano troppo scarse.

Per  Eluana di anni ne sono passati ben 17 e ciò che si sta prolungando nel suo caso non è la vita; semmai l’agonia.

Quale gesto liberatorio richiederebbero in questo caso  l’attenzione e la sensibilità ai bisogni della persona?

I familiari di Eluana chiedono dal 1992 che l’alimentazione forzata venga interrotta affinché la loro figlia possa andarsene in pace.

Eluana stessa, prima dell’incidente che l’ha ridotta in quello stato, aveva chiaramente  manifestato  la volontà di non essere tenuta in vita artificialmente se le fosse accaduto qualcosa. L’aver visto un amico in coma l’aveva portata a quella decisione.

Il tribunale, dopo aver esaminato ogni cosa, ha dato finalmente ragione ad Eluana e ai suoi genitori.

Ma la chiesa cattolica e i politici che dipendono troppo dal voto di quest’ultima gridano allo scandalo e non si vergognano di pronunciare parole durissime contro il padre di Eluana e contro quanti intendono, nel rispetto della legge e dell’articolo 32 della Costituzione,  rispettare l’autonomia e la volontà della persona.

Volano parole grosse: si parla di omicidio, di assassinio.

Beppino Englaro, un uomo consumato dal dolore, viene definito con arroganza come un padre snaturato.

E tutto questo nel nome di Dio.

Nessun rispetto per il dolore di quest’uomo e di sua moglie.

Nessun rispetto, nessuna sensibilità, nessuna attenzione ai bisogni della persona.

Autorevoli specialisti affermano che Eluana non soffrirà, perché le funzioni superiori del suo cervello sono intaccate e dunque non può provare né fame, né sete, né dolore; sensazioni che richiedono l’elaborazione della coscienza, cioè proprio ciò che manca a chi ha lesioni cerebrali come quelle di Eluana e si trova in stato vegetativo permanete.

Ma altri specialisti, messi in campo dall’associazione dei medici cattolici, insorgono e prospettano per Eluana una morte atroce: un farla morire di fame e di sete, quasi si trattasse di una persona perfettamente cosciente che viene chiusa in una stanza senza cibo né acqua fino alla morte.

Naturalmente non è così, ma evocare questo tipo di immagini fa certamente effetto sull’opinione pubblica.

A quanto pare anche il governo  ha deciso di cavalcare l’onda e sembra intenzionato a impedire, tramite un decreto, ciò che un tribunale ha legittimamente autorizzato.

E in tutto questo si fa uso e abuso del nome di Dio.

Io ho la sensazione che in fondo a chi ha trasformato questa situazione dolorosa in una battaglia ideologica non importi nulla né di Dio né di Eluana.

E tuttavia voglio provare, soltanto per un momento, a credere alle tesi di chi sostiene che con la sospensione dell’alimentazione forzata e dell’idratazione artificiale Eluana soffrirà.

Questo vorrebbe dire che Eluana sarà cosciente di quello che le sta avvenendo.

Ma allora se sarà consapevole che sta morendo di fame e di sete, vorrà anche dire che è stata consapevole della propria condizione per tutti questi lunghissimi diciassette anni; consapevole di essere in un corpo che non può muoversi, che non può reagire, che non può comunicare in nessun modo con l’esterno, che non può manifestare emozioni, che non può controllare la in alcun modo le proprie funzioni; un corpo divenuto come una sorta di sarcofago.  E in più con la consapevolezza di essere tenuta in quelle condizioni contro il proprio volere, avendo a suo tempo dichiarato apertamente di preferire la morte a tutto questo.

Sarebbe pazzesco!

Come vi sentireste voi se vi trovaste al posto di Eluana e se foste consapevoli di essere in quella situazione da 17 anni?

Vorreste forse rimanerci per altri 40 anni (come vorrebbero i sedicenti “paladini della vita”) o non preferireste piuttosto che quella tortura finisse, anche se si trattasse di morire di fame e di sete?

Cosa considerereste più atroce la morte o non piuttosto il prolungamento forzato della  vita in quelle condizioni?

A ciascuno la sua risposta.  

Da credente evangelico io penso che in questi come i altri casi debba valere ciò che Gesù ha detto ai suoi discepoli, tanto in positivo quanto in negativo:  “Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

Cosa vorremmo per noi stessi se ci trovassimo al posto di Eluana?

Il rispetto della nostra volontà o che la nostra volontà venga calpestata?

Se c’è una cosa che mi è diventata quanto mai chiara in questi giorni è la necessità assoluta che nel nostro paese si arrivi al più presto ad una legge seria sul testamento biologico, affinché casi come questo di Eluana (quale che sia il suo esito) non abbiano a ripetersi.

La gerarchia cattolica nel nostro paese appare come un blocco monolitico deciso a difendere la vita anche a costo di prolungare l’agonia di una persona fino all’inverosimile.

In Germania, invece, il cardinale Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale cattolica, insieme a Manfred Koch, presidente del consiglio delle chiese evangeliche tedesche, ha distribuito, un paio di mesi fa, nel duomo di Muenster, un esempio di testamento biologico che riconosce l’autodeterminazione della persona e il suo diritto di rifiutare tutte le procedure che non servono a migliorare la qualità della vita ma soltanto a dilazionare la morte.

Non si capisce perché Ratzinger e i suoi non possano prendere esempio dai loro colleghi tedeschi.

C’è ancora una cosa che mi lascia perplesso nell’atteggiamento di molti cattolici.

Tutto questo attaccamento alla vita, questo volerne impedire la fine naturale in ogni modo, mi sembra davvero in contraddizione con l’affermazione di credere nella resurrezione, in una vita oltre la vita, nell’esistenza del paradiso.

Tutto questo accanimento sul povero corpo di Eluana mi pare indegno da parte di persone che dicono di credere in un Dio misericordioso capace di liberare dalla sofferenza e accogliere chi muore nel suo regno.

Per vie naturali Eluana Englaro se ne sarebbe andata in pace già nel 1992; con metodi artificiali la sua vita è diventata un calvario per ben 17 anni.

L’agire del Signore Gesù Cristo è stato sempre caratterizzato dall’attenzione alla persona, ai suoi bisogni: un agire orientato alla liberazione.

E allora, da credente, mi chiedo (e vorrei chiedere a coloro che stanno manifestando fuori dalla clinica di Udine) cosa sarebbe davvero liberatorio per Eluana; cosa manifesterebbe davvero attenzione alla sua persona e ai suoi bisogni.

Ho iniziato riflettendo su Gesù che prende per mano la suocera di Pietro, la libera dalla febbre e l’aiuta ad alzarsi.

Voglio concludere ora con un’ immagine diversa ma simile.

M’immagino Cristo seduto ai piedi del letto di Eluana, che le prende la mano e finalmente la libera da quel corpo divenuto il sarcofago nel quale è stata prigioniera per gli ultimi 17 anni; immagino Gesù che la libera e l’aiuta ad alzarsi per portarla con sé e donarle finalmente pace e riposo in attesa della resurrezione.

Oggi accenderò una candela e la metterò davanti alla finestra del mio studio e questa sarà la mia preghiera. Spero possa essere anche la vostra.

AMEN

 

26 novembre 2008

l'eretico

Ieri pomeriggio ho avuto l'ardire di seguire i consigli di Cucù Silvio, consumando 240 euro nell'acquisto di un iPod da 120 giga. È vero, professo il Lato Oscuro della Forza affidandomi a Windows, Job mi sta sulle scatole, il suo culto ancor più, ma l'iPod è meglio degli altri lettori mp3.
Cerco di metter ordine nella mia musiteca e ti becco questo pezzo di Morgan/Bluvertigo che non ricordavo più.
I testi fanno impressione, il brano pure.


Solo perchè non credo al mito del casto voto eterno, anzi
desidero ingozzarmi con il seme del peccato
Cristo a voi non appartiene lui, era troppo santo
quella notte insieme a voi con i chiodi in mano c'ero anch'io
E allora basta con giovani porci
rossi in faccia neri in testa, ricchi in tasca
Basta con giovani porci
rossi in faccia neri in testa, sporchi e basta
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
Solo perchè non mi professo detentore di chissà quale verità
Ma non per questo sono vuoto o privo di morale
Ho principi molto saldi, non prego per dolore
E' molto comodo invocarlo solo quando ci fa soffrire
E allora basta con giovani porci
rossi in faccia neri in testa, ricchi in tasca
Basta con giovani porci
rossi in faccia neri in testa, sporchi e basta
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo
Ah, io, l'epicureo
Ah, io, l'epicureo
E poi mi dicono che sono L'ERETICO
io, l'epicureo

05 agosto 2008

5 agosto 1735

L'Indice dei libri proibiti è stato istituto dal VaticanChiesa nel 1559 ed è rimasto in vigore fino al 1966 (curiosamente è l'anno della mia nascita); in questo elenco ufficiale di pubblicazioni ritenute contrarie alla fede o alla morale cattolica è presente il meglio del pensiero della storia dell'umanità.
Vi chiedete come sia possibile che per 400 e rotti il VaticanChiesa abbia perpetuato questo ostracismo chiuso e bieco... be', ne ha impiegati solo 350 per rivedere il processo che condannò quel povero cristo di Galileo Galilei.
Naturalmente ancora nessuno ha chiesto perlomeno scusa per l'omicidio di Giordano Bruno.
Rincuoriamoci comunque: il 5 agosto 1735 viene ricordata come la Giornata dell'indipendenza dei giornali. In questo giorno, infatti, fu assolto l'editore americano Johan Peter Zenger dall'accusa di pubblicazione di scritti sediziosi e diffamanti nei confronti di un governatore.
Pochi anni dopo, nel 1789, verrà sancita strutturalmente la libertà di parola con la Dichiarazione della libertà dell'uomo.


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24 luglio 2008

archives:
6 6 6
is no longer alone

L'avevo promesso: questo è il post numero 666. Parlare di Anticristo dopo aver subito il Lodo Alfano sarebbe cosa quasi ridicola, proprio perché ovvia.
Avrei voluto parlare magari di un episodio sconcertante che ha visto mia moglie come spettatrice, ma ve lo rimando a lunedì.
Bisogna strappare un sorriso dalle nostre facce così disintegrate dalla meraviglia per come si continui a crollare verso il basso, e dal disprezzo per quanta gente adori distruggere quel poco che è rimasto di quest'Italia sciatta e cialtrona.
Siamo soli, veramente soli. Non c'è un faro, un riferimento, neanche uno stronzo cui fare affidamento.
E allora, per oggi, giusto per oggi, leggetevi questa stupidata
La tentazione era tanta e non potevo esimermi dal dedicare un post a questo giorno irripetibile.
Intendiamoci: mi divertono un mondo gli esoterismi, le commistioni, il simbolismo... son tutti aspetti dell'essere umano che lo rendono veramente unico e irripetibile.
Eppoi i numeri religiosi e apocrifi mi appartengono totalmente. Sono nato il 12, numero complessissimo già di sé... la cui somma è 3 (aridanghete).
Il mio mese è luglio, chiaro riferimento alla stirpe Julia, di divina discendenza (seguendo certe cose di Virgilio e dintorni).
Il mese di Luglio viene anche espresso con il 7, altro numero stracolmo di simbolismi. In più, la stilizzazione del mio segno zodiacale son due 6 capovolti e combacianti.
E, guarda caso, il mio anno di nascita è il 1966. Quel 9 vicino ai due 6 è un miracolo di riferimenti.
Il giorno in cui venni estroflesso era un mercoledì, dedicato a Mercurio (scusate la modestia)... se poi ho sbagliato, poteva essere un martedì, che non sarebbe così malvagio.
Il luogo del parto era a tre isolati (3) dalla Piramide Cestia, qui a Roma, a pochi metri anche dal cimitero acattolico. Son vissuto dietro Borgo Pio, in uno dei luoghi più esoterici di Roma.
A 12 anni mi son trasferito dietro la Basilica di San Clemente, nota per avere sotto il pavimento testimonianze di Roma, con ben 7 stratificazioni differenti, ben intellegibili (almeno per gli esperti) e considerata punto nodale per alcuni teorici della Magia Bianca.
Il mio cognome è considerato di origine ebraica, e fa riferimento al lupo ancestrale come anche a un tipo di acacia particolarmente robusto.
Sto giocando, è ovvio. Oltretutto non credo nei segni zodiacali e in tutte queste cose; in realtà ancora oggi sto malissimo se penso che il mio eroe preferito, Corto Maltese, è nato due giorni prima di me. A saperlo, avrei fatto di tutto per nascere prima.
E come dimenticare le palate di film dedicati al genere? L'esorcista tra tutti. La colonna sonora è un simbolo nel simbolo. L'incipit è ripreso da Tubular bells dall'esordiente Mike Oldfield (la cui copertina rimanda al segno della doppia feritilità), che regalò palate di soldi alla nascitura Virgin (cioè "vergine", opposta - appunto - al subliminale della copertina), un'etichetta discografica che oggi te la ritrovi pure come cola scipita. Il resto della musica fu strappata dai leggii di grandi compositori (presenti o passati) come Anton Webern, Krzysztof Penderecki e Hans Werner Henze. Sulle biografie di alcuni di questi pendono aneddoti ai limiti del naturale.
E una copia della statua cattivissima che s'intravede nel film me la son ritrovata davanti nel Pergamon Museum di Berlino. Ebbene: è l'unica foto che non è venuta... chissà perché.
Più in generale, il tema è così affascinante che ho trovato mucchi alti così di siti, blog, riferimenti più o meno accademici.
Per concludere, il titolo del post rimanda a un verso della bellissima Supper's ready dei Genesis di Peter Gabriel. Anche qui un riferimento personalissimo. Quando ere fa stavo risalendo il Rio delle Amazzoni, mentre la barca si muoveva lentamente, vidi spiccar dal nulla sette arbusti alti e grossi, leggermente piegati dal vento. Mi ricordavano un altro passaggio di questa lunghissima suite: Six saintly shrouded men move across the lawn slowly, The seventh walks in front with a cross held high in hand...
Se guardate bene la copertina, poco sotto la G di Genesis, li troverete quatti quatti che camminano verso chissà quali lidi.

ps perdonate se son stato così fasullo dal forzare anche l'ora di questo post

07 giugno 2007

la sessualità
e il Vaticano

Non vorrei - nemmeno lontanamente! - fare da furbo cappello a quanto segue, ma girando per la rete ho potuto constatare con divertita meraviglia che sono stato l'unico a far parlare persone dotte sulla questione BBC vs Vaticano, compatibilmente - è ovvio - con gli spazi e la struttura insiti in un blog.
Il bello è che ho incrementato le letture di poche unità... curioso che di fronte a occasioni simili, la gente preferisca andar oltre certi approfondimenti. Bah.
Un'altra cosa che mi ha colpito è che quelli contro la BBC hanno reagito quasi sempre in automatico, e hanno fatto dissertazioni basandosi solo sul sentito dire del sentito dire del sentito dire, proponendo spesso letture arbitrarie e tagliuzzate di questo o quel Codice, malafedando tranquillamente sul fatto che da che mondo e mondo quello che è imposto in un testo (non per forza religioso) sarà l'ultima cosa che verrà messa in pratica.
Premesso ciò, spazio a un botta e risposta tra l'antico amico Luca - che saluto sempre con tantissimo affetto e nostalgia - e il comunque coraggioso Don Stefano Colombo.

Eventuali commenti e continuazioni verranno pubblicati a partire da martedì; domani vorrei parlarvi di altre cose.

Sarà perché sono omosessuale, ma quando uscì la notizia, giudicai (e continuo a farlo) tutta la faccenda molto omofoba.
La Chiesa (ma non solo lei) continua a fare invece l'errata equazione omosessualità=pedofilia (sperava dunque di mettere una toppa alla grave falla degli scandali pedofili in questo modo, accusando cioè la categoria dei gay "infiltratisi" nelle maglie vaticane).
Il problema alla base della Chiesa è secondo me la rimozione forzata (almeno in apparenza) di una componente fondametale di un individuo: la sessualità.
Difficile sublimarla a mio avviso in qualche modo che non risulti col tempo dannoso per sé stessi o per gli altri; reprimere la propria sessualità solitamente porta a nevrosi e/o devianze sessuali patologiche.
Sono convinto che permettere una vita sessuale sana anche agli uomini (e donne) di chiesa migliorerebbe di molto la vita degli stessi e permetterebbero una sana diminuzione delle loro condanne sessuofobiche che da millenni affliggono l'umanità.
Luca


Ci sono così tante cose da dire in merito.
La linea della Chiesa è chiara. La sessualità non è una cosa a sé, ma una parte della donna e dell'uomo data con due ragioni evidenti: la procreazione e l'unione.
Nessun'altra azione umana ha la conseguenza di dare origine ad una nuova persona. Ha un enorme, forse unico, impatto simultaneo nella sfera corporea, emotiva ed intellettuale. Nessuna attività umana come la sessualità è tanto aperta quindi al bene e quindi - per ovvio converso - al male: l'accesso al corpo dell'altro è perennemente potenzialmente violento; non un donarsi ma un possedere (non a caso si usa questo verbo in senso sessuale).
Dunque la sessualità non è una ossessione della Chiesa, ma una dimensione ineludibile della persona: tanto che ci sono delle differenze ineludibili tra uomini e donne in termini fisici, emotivi e intellettuali (non una superiorità/inferiorità ma differenza e complementarietà - che invece
ovviamente non si dà nei rapporti sessuali omosessuali).
Io - prete - non reprimo la mia sessualità, semplicemente la vivo in una maniera differente. La repressione o il disturbo sessuale ci può essere, ma ci può essere (c'è) anche in gente che vive una sessualità scatenata, o ha una vita sessuale normale.
Di storie del genere sono piene le riviste, i libri, i film, l'arte... Proprio per la drammaticità e il fascino che inevitabilmente le storie che narrano di questi problemi producono.
Quindi quanto osserva chi ha scritto queste parole è semplicemente una mancanza di visione generale su cosa sia la sessualità, la sua delicatezza, e quindi la sua dirompenza quando fattori turbativi intervengano.
Esempio chiaro: perché più o meno tutti siamo d'accordo nel proteggere i bambini da una esposizione non graduale e adeguatamente filtrata alla sessualità? Perché condanniamo la pornografia, e l'uso gratuito ed esibito della nudità?
E sulla repressione: come mai chiunque è sposato o fidanzato, desidera che il partner "reprima" i suoi istinti sessuali e non li segua se si sente attratto da altri?
Chi scrive risponda: è repressione o maturità e fedeltà, quindi un valore personale, relazionale e comunitario?
Gesù quando parla della verginità dice espressamente che solo chi vi è chiamato può capire, la definisce quindi come chiamata e vocazione. Ma d'altra parte tutti sono chiamati in differenti forme e modalità a vivere una vita dove la sessualità è sempre guidata, moderata dalla liberta, quindi è un ambito fortemente "morale".
La Chiesa semplicemente educa tutti, a partire dai sacerdoti, a riconoscere questo, anche e soprattutto nella dimensione di dono, felicità, responsabilità. Che comporta vari gradi di sacrificio, secondo la forma della vocazione di ognuno.
Io faccio fatica, ma non mi sento represso; sfidato sempre, certo, ma represso no.
Un saluto.
don Stefano




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10 febbraio 2007

Amore, pacsiamo?
... oppure...
amore, diciamo?

DICO che questi Pacs sono una buffonata, e ancor più irritante il fatto che la Cei, il Vaticano e tutto l'ordine sacerdotale ancora una volta si son permessi di rompere le scatole con la loro omofobia, la loro chiusura mentale, la loro ghettizzazione morale.
Non se ne può più.
Un mio caro amico mi ha spedito questa divertentissima mail, dolceamara ma vera e credibile.
Quando nessuno sentirà la necessità di scrivere mail come questa, forse l'Italia sarà veramente un paese civile. Ma con questi chiari di luna... (pochi blog etero si schierano seriamente e apertamente; tutti chiacchierano e nessuno applica veramente i propri moralismi)
Insomma: gente, muovete il culo... è il caso di dirlo.

Carissimi,
Mi scuso di due cose.
La prima è che vi scrivo in copia nascosta.
Avete in comune il fatto di sapere che sono finocchio.
Però non sempre avete in comune una conoscenza reciproca. E tra voi potrebbe esserci qualche velata che non gradisce il fatto che il suo nome possa essere associato al fatto di essere finocchio. Solo per questo vi meritereste che io scriva pubblicamente il vostro indirizzo di posta. Però sono buono, almeno per oggi.
Alessandro, Silvia, XXX, XXX... Vi si riconosce... Pazienza.... Certifico che Alessandro è il marito di Silvia e per quanto con gli amici comuni abbiamo sfottutto... non è finocchio (Ale... Il culo è la figa del 2000... però se sei contento così... Amen).
[omissis per motivi di privacy]
Secondariamente mi scuso anticipatamente per la lunghezza. Ma la mia storiella è il parto di una cattiva digestione di stanotte pensando a quanto il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri (all'unanimità meno Mastella e poi dicono che i rompicoglioni sono gli estremisti di sinistra).
Come in tutte le storielle la parte istruttiva viene sempre alla fine. Quindi abbiate pazienza... E alla fine troverete la morale della favola.
Con affetto,
Miki
Primo aprile 2007.
La legge DICO è approvata da camera e senato (scusate le minuscole, riassumono la mia considerazione e rispetto verso le due istituzioni).
Miki e XXX si presentano alla sede del comune di XXX di fronte all'ufficiale d'anagrafe, una simpaticissima romanaccia di destra molto sfatta (secondo me dagli ettolitri di ammazzacaffé che beve giornalmente).
Entriamo e diciamo 'DICO'.
E lei 'dica pure'.
E noi 'Vorremmo fare un dico'.
E lei 'non si fa un dico, si dice'.
E noi.... Occhei, siamo due finocchi che convivono.
E lei... 'v'avessero abortiti da dentro la pancia di mamma' ...
Momento di inquietudine... 'E vabbè, sposateve, pederasti, pure questo me toccava vedè dopo trent'anni de carte d'identità'.
Grazie Pollastrini, grazie Bindi.
Alla fine ci fa firmare due moduli, li getta nel faldone 'alla firma del dirigente superiore', ci guarda con disprezzo (tipo chissà chi dei due lo prende in culo e chi lo mette) ed entro poche ore siamo i due primi frosci certificati DOP (denominazione d'origine NON A CASO protetta) del comune di XXX lungo quel di XXX.
Siccome siamo residenti ufficialmente lì, non avremo il piacere di Walter che ci consegna il sancristoforino ufficiale del comune (eh si, Silvia e Alessandro... Voi due vi siete sposati in comune e la medaglietta con la lupa non ve l'han data... Solo un mazzetto di pisciacane gialli omissis per rischio querela).
Veniamo ai diritti.
Subentro nel contratto d'affitto. Ci sta.
Visita in carcere. Ci sta (e XXX, resti tra noi... Vieni dritto alla cella, finiscila di guardare i detenuti nell'ora d'aria).
Visite ospedaliere DISCIPLINATE dagli enti ospedalieri. Sicuramente salterà fuori che una sudicia madre (tipo Old Putrid Woman di Little Britain, programma fantastico della BBC) può visitare il figlio finocchio mentre il convivente froscio è CERTAMENTE portatore di qualche strano morbo. Vedremo.
Designare il convivente quale nostro esecutore caso malattia terminale, morte, donazione ecc. Ci sta. Ora... Mia madre forse sarà una eccezione. Certamente conosco madri che in questo caso farebbero ricorsi fino alla cupola cattolica costituzionale pur di impedire che il finocchio che s'è ciucciato la malattia del figlio esegua una volontà chiara e perentoria: smettete di torturarmi. Prendete Ruini, Welby, Pannella e l'anestesista di Cremona. Dilettanti rispetto a una madre che non ha mai ingoiato il rospo e il compagno finocchio del moribondo.
Sorvoliamo sulle modalità per il DICO.
L'idea che io vada in comune e DICA, torni a casa e scriva una bella raccomandata con ricevuta di ritorno ad XXX per comunicargli che ho DETTO anche per lui, è più che oltraggioso. È folle. Immagino quanti casi di finocchi che correranno all'anagrafe urlando 'io con quello ci scopo, come s'è permesso di DIRE anche per me?'.
E se davvero tutto questo è fatto per impedire che il vecchietto si trovi la badante pseudo-sposata a sua insaputa.... Ma chi credete che intercetti la ricevuta di ritorno a casa del vecchietto?
Però se c'è un rapporto lavorativo domestico non si può DIRE.
Ma in un paese dove tutt'ora il 70% delle badanti è in nero... Che rapporto volete che ci sia...
Mi vien solo da ridere all'idea che i figli del mio vicino di casa perdano tutto perché la badante russa li ha fottuti senza nemmeno fottere con il vecchio.
E veniamo al capitolo succoso...
L'eredità.
Sulle pensioni di reversibilità nulla da dire... Hanno stralciato. In un momento di difficoltà per l'INPS mi sembra quasi doveroso. E con tutta sincerità... Ma chi la vedrà mai la pensione INPS. Ho 33 anni, XXX 29... Tra 50 anni Venezia sarà sott'acqua, figurarsi dove saranno le nostre pensioni (per inciso, l'INPS l'anno scorso m'è costata 11.750 Euri).
Eccolo l'ambito premio. L'eredità. Quel fatto che trasformerà le faide familiari in qualcosa di succoso, tipo cabaret o tipo Invito a cena con delitto.
Ebbene... [omissis per rischio querela] Scorrendo il testo di legge scopro che, visto che non ho e non prevedo di avere figli, all'amato bene andrebbero metà delle mie sostanze come legittima. Con eventuali incrementi.
XXX, non te la godere... La mia fortuna è tutta sperperata in dischi che non credo ti verrebbe voglia di ascoltare ... Cheers.... Però almeno eviteremo quell'ORRIBILE situazione nella quale i parenti (serpenti per definizione, figurarsi in un simile frangente) ti cambiano le chiavi della serratura mentre tu mi seppellisci e ti tocca andare a dormire da un amico (che magari potrà consolare in più modi).
PS ho 33 anni, tu 29... Non ci contare... Potrei seppellirti io... Cheers.
Per la cronaca. Per acquisire lo status di conviventi eredi legittimi ci vogliono nove anni di convivenza. Ai tassi attuali dei finocchi la probabilità di stare insieme per 9 anni si avvicina allo zero per mille. Parenti cattolico-borghesi. Mi sa che nella maggioranza dei casi vincete ancora voi.
Ora... Sembrerebbe da stronzi finire dopo aver dileggiato i diritti, senza accennare ai doveri. Gli alimenti in caso di scioglimento del legame.
Lo trovo giusto. Per chi convive per oltre tre anni è corretto che chi viene sbattuto fuori perché lui si innamora del giardiniere che ci sta e l'altro si ritrova con un due di picche in mano (becco e cornuto) abbia un contributo.
Due aspetti ... Uno pratico e uno teatrale. Quello pratico è che i soldi durano per un periodo non superiore all'effettiva convivenza (vabbene pagare per un errore di valutazione... Ma a vita........).
Eventualmente tutto cade nel caso l'alimentato DICA nuovamente o si sposi (se è finocchio sposarsi con una donna dopo aver convissuto con un uomo è quantomeno sintomatico di una demenza degenerativa... Se avevi già risolto l'esser culattone cosa ti impicci nuovamente con le donne???).
L'aspetto teatrale. Io alla prima causa di fronte al tribunale civile di Roma per gli alimenti ci sarò.
I posti a sedere saranno più ricercati di una prima a Bayreuth. E le sganasciate, come agli ultimi festival di Bayreuth, sono assicurate (un breve esempio: 'signor Giudice, quella troia, scusi il mio compagno, s'è fatto trovare con il cazzo, scusi il pene, di mio cugino di 20 anni più giovane di me in un luogo del quale la decenza m'impone di tacere. E non è un orifizio ufficiale del corpo umano). Forum su retequattro e la Corrida? Una causa del genere è da prime time, presentato dalla Carlucci con Busi e Paolo Poli come mattatori. Platinette non c'è.
Scusate se vi ho molestato.
Tutto questo è in realtà un piccolo passo verso un radioso futuro.
Avanti compagni!
Con affetto,
Mik

13 dicembre 2006

Il caso Welby e la coscienza cristiana

Eccovi l'intervento integrale del bellissimo intervento del pastore Sergio Manna. È ricco di informazioni e di elementi che francamente non conoscevo, e che arricchiscono la qualità del dibattito e le ragioni di chi difende l'eutanasia. Buona lettura


"NO" è davvero l’unica risposta cristiana possibile
alla domanda di eutanasia?

È dallo scorso mese di settembre, dopo la lettera indirizzata da Pergiorgio Welby al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in Italia è tornato il dibattito sul tema dell’eutanasia. Guardando i programmi televisivi, o leggendo i quotidiani che hanno trattato la questione, sembrerebbe che esista un’unica risposta cristiana a chi chiede di poter interrompere la propria esistenza a causa di una malattia che non abbia prospettive di miglioramento e che comporti sofferenze intollerabili; questa risposta sarebbe quella del magistero cattolico: un no fermo e deciso.
Ma è proprio vero che non esista, in una prospettiva cristiana, un’altra risposta possibile? In questo articolo vorrei condividere alcune opinioni che sento fortemente e che mi vengono non soltanto dall’approfondimento dei documenti elaborati dal “Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza[1], ma anche e soprattutto dalla mia pratica pastorale di cappellano clinico.
Innanzi tutto vorrei fare una premessa. Non tutte le richieste di eutanasia sono davvero tali. Molte persone chiedono di essere aiutate a morire semplicemente perché nel nostro Paese il dolore fisico non viene adeguatamente trattato. In uno studio del 2002 l’Italia era al 101esimo posto nel mondo per somministrazione di morfina ai malati gravi, subito dopo l’Eritrea.
Non credo che le cose siano molto cambiate negli ultimi anni. Sebbene la morfina sia il farmaco più efficace nella terapia del dolore, siamo ancora scandalosamente indietro nel suo utilizzo. Si preferisce, quando va bene, l’utilizzo della codeina, che ne è un derivato ma non ne ha la stessa efficacia e costa addirittura di più.
Quanti malati che muoiono bestemmiando e chiedono di farla finita per le sofferenze atroci che devono sopportare, potrebbero invece andarsene in pace se il loro dolore venisse correttamente trattato?
Sono convinto che un adeguato uso dei farmaci analgesici, primo fra tutti la morfina, ridurrebbe di molto le richieste di eutanasia.
E tuttavia rimangono quei casi in cui neppure i più potenti oppiacei risolvono il problema; casi in cui ai dolori fisici si aggiungono le sofferenze esistenziali, spirituali, psicologiche, che non vengono meno neppure con la preghiera, con un adeguato accompagnamento pastorale o psicologico, con l’amorevole sostegno di amici e parenti.
Non si tratta di ragionare a partire da principi astratti. Bisogna confrontarsi con i casi concreti, con le sofferenze vere di persone reali.
Come porci allora di fronte a Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare in fase molto avanzata, che chiede di essere aiutato a morire serenamente anziché dover convivere con la prospettiva angosciosa di un’atroce morte per soffocamento?
Può esservi, in una prospettiva cristiana, una risposta diversa da quella del magistero cattolico?
La risposta cattolica Welby la conosce bene, e infatti la riporta nella sua lettera al Presidente della Repubblica, aggiungendovi però i motivi per i quali non la ritiene soddisfacente: <<Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico
>>[2].
Ritengo che le critiche di Welby alla posizione ufficiale cattolica siano pertinenti e che quel suo richiamo alla pietas sia condivisibile non soltanto dal laico (nel senso del non credente), ma anche dal cristiano, a qualunque confessione appartenga.
Le moderne tecnologie ci permettono oggi di prolungare, fino all’inversosimile, delle esistenze che per vie “naturali” si sarebbero già concluse da lungo tempo[3]. E allora, si tratta veramente di prolungamento della vita o non ci troviamo, piuttosto, di fronte al prolungamento dell’agonia?
Il giorno in cui anche in Italia (come già avviene in tanti Paesi civili) sarà possibile compilare il Testamento Biologico[4], con il quale ciascuna persona potrà decidere per se stessa quali trattamenti medici accettare e quali rifiutare, potendo finalmente respingere in piena coscienza quelle pratiche il cui scopo sia il mero prolungamento dei propri giorni, potremo forse avere una riduzione ulteriore dei casi in cui le persone chiedono l’eutanasia. Ci auguriamo che quel giorno venga presto e dovremmo fare tutto quanto è in nostro potere affinché un tale giorno arrivi davvero!
Nel frattempo, però, quale risposta dare alla richiesta di Piergiorgio Welby?
Esiste una risposta cristiana altra, rispetto al no assoluto e immodificabile dichiarato dal magistero cattolico?
Da cristiano evangelico credo che ci siano almeno due parole di Gesù che possono guidare la nostra riflessione in vista di una risposta: “ama il prossimo tuo come te stesso[5] e “come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro[6].
Sappiamo che alla domanda “chi è il mio prossimo?” Gesù rispose con la parabola del samaritano[7], come a ricordare che il mio prossimo è anche colui che non la pensa come me, che non ha il mio stesso sistema di credenze e valori. E allora, non è detto che la visione etica o bioetica di una chiesa vada accettata da tutti o imposta a tutti, indipendentemente dal loro credo o in assenza di un credo. Amore per il prossimo significa, dunque, anche prenderne sul serio le domande, anche quelle scomode, e non valutarle o, peggio ancora, ignorarle a partire da principi generali fissi e immutabili.
Fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi, nel caso di Piergiorgio Welby, significa metterci davvero nei suoi panni per qualche giorno e solo allora cercare di dare una risposta che non sia spietata, cioè priva di quella pietas da lui invocata. Paradossalmente, nella situazione di Welby, la pietas, o, se preferiamo, la carità cristiana, potrebbe trovarsi non già in un rifiuto perentorio, assoluto, alla sua richiesta di por fine alle proprie sofferenze, bensì proprio nell’accoglienza di quella sua volontà.
E allora, se io fossi nei panni di Welby, vorrei che quella mia richiesta, cui da solo non posso rispondere, venisse accolta e rispettata; se mi trovassi nelle sue condizioni, vorrei che domani venisse fatto a me ciò che egli richiede oggi per se stesso.

Termino con le parole conclusive del documento del Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza che rispecchiano in pieno il mio pensiero e il mio sentire:

Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire? Per quanto paradossale possa essere, in una tale situazione accogliere la domanda di morte significa accogliere la domanda della vita, accogliere il diritto di morire coscientemente la propria morte. Il medico che accoglie questa domanda del malato inguaribile l’accoglie all’interno di un lungo processo di cura e di relazioni. Il medico che si rende disponibile al suicidio assistito o all’eutanasia non commette un crimine, non viola alcuna legge divina, compie un gesto umano, di profondo rispetto, a difesa di quella vita che ha un nome e una storia di relazioni.”[8]

Sergio Manna
Pastore valdese

Pomaretto, 5 dicembre 2006

[1] Costituito dalla Tavola Valdese nel 1992, ha elaborato i seguenti documenti, posti all’attenzione delle chiese e poi pubblicati dalla casa editrice Claudiana: Bioetica, Aborto, Eutanasia (1998), Procreazione medicalmente assistita (1999). Utile anche la lettura di Giovanna Pons, Progresso scientifico e bioetica, 1999, Claudiana.
[2] Lettera di Piergorgio Welby al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, settembre 2006
[3] Cfr. anche il caso di Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente in seguito ad incidente stradale avvenuto il 18 gennaio del 1992 e tenuta artificialmente in vita ancora oggi, nonostante il parere contrario dei genitori. La British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono che, in casi come questi, sia lecito sospendere la nutrizione e l’idratazione artificiale perché prolungare la sopravvivenza oltre i dodici mesi sarebbe accanimento terapeutico. Eluana è in quello stato da quasi quindici anni.
[4]Fin dai primi anni ’90 veniva distribuito ai pazienti dell’Ospedale Evangelico Villa Betania di Napoli un’eccellente esempio di testamento biologico elaborato dall’allora cappellano, il pastore evangelico battista Massimo Aprile. Ne esistono oggi altri ottimi esempi su internet.
[5] Marco12:31
[6] Luca 6:31
[7] Luca10:25-37
[8] “Eutanasia e suicidio assistito”, in Bioetica, Aborto, Eutanasia, Claudiana, Torino, 1998, p.90

17 febbraio 2006

Berlusconi strumentalizzerà Papa Benedetto XVI...?
(per una seria raccolta di firme)

A distanza di un mese, leggendo quanta ingenuità c'era nel mio avallare Paolo Farinella, mi vengono i nervi e mi sento molto stupido. Non solo l'amico Paolo mi ha colpito alle spalle, ma il prete Farinella si è dimostrato l'opposto di quello che prova a biascicare in questa sua lettera. Fatto sta che vi invito a leggere questo post (o questo) che magari saprà riassumervi i torti che il tipo mi ha tirato addosso. Per correttezza lascio il tutto com'era.

Ricevo dal mio caro amico Paolo Farinella, sacerdote cattolico che ormai conoscete, questa lettera aperta al Papa. Leggete e possibilmente firmate (e fate firmare) nei comments del blog stesso, oppure (per evitare spamming e violazioni varie) potete far avere a me i Vostri estremi (se cliccate nel mio profilo troverete il mio mail), consapevoli però che il nominativo verrà poi rigirato a chi di dovere, solo per questo scopo.

Un'aggiunta obbligatoria. Come potrete constatare, leggendo i miei vari post, sono laico (addirittura ateo) e credo fermamente nei valori possibili di una civiltà laica e democratica (nelle loro forme assolute). Non sopporto i carusi ma neanche le cicorie. Mi piace, invece, la coerenza e il rigore morale. Se a qualcuno, però, certi miei interventi non piacciono, non vuol dire che poi debba restar sordo di fronte all'iniziativa di Paolo, solo perché qui ospitata. Farebbe un errore filosofico, ma soprattutto strategico. Per me è un privilegio avere compagni di battaglie civili personaggi come Paolo Farinella, proprio perché egli conosce perfettamente la complessa architettura della Civiltà; sa proteggerla, sa divulgarla.

minimAle


A Sua Santità
Benedetto XVI
Città del Vaticano

Apprendiamo che a ridosso delle elezioni politiche italiane del 9 e 10 aprile 2006, Lei riceverà in visita ufficiale il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, nell’ambito di una visita del Partito Popolare Europeo (Ppe). Molti dicono che questo incontro sia stato pensato e programmato dallo stesso interessato che vuole questa visita come una sorta di «consacratio ad limina», a ridosso delle imminenti elezioni politiche e dopo mesi di estenuante campagna elettorale mediatica senza esclusioni di colpi. L’ospite che giunge in Vaticano, dopo essersi paragonato a Napoleone, il 12 febbraio 2006, ad Ancona, durante un infinito comizio ai suoi sostenitori, ha superato il segno della normalità psicologica e della decenza morale, affermando testualmente: «Io, il Gesù della politica, una vittima paziente, mi sacrifico per tutti». Nelle precedenti politiche del 1993, ebbe a presentarsi come il «Messia», inviando i suoi sostenitori come «missionari e apostoli». Mai uomo politico intelligente o sprovveduto era mai arrivato a tanto.
Nulla da eccepire se l’udienza capitasse in tempi normali o non sospetti. In queste circostanze e condizioni, la visita è programmata da parte italiana con fini strumentali: essa serve al capo del governo per potersi accreditare come «consono» alla Chiesa cattolica a differenza del suo rivale, Romano Prodi, che da cattolico serio e «adulto» non usa la religione come strumento populista di infima propaganda. Egli, infatti, si è incontrato con il card. Vicario, Camillo Ruini, nel più assoluto riserbo.
Se Lei dovesse ricevere Berlusconi in udienza, di fatto, anche senza volerlo, si schiererebbe con una parte, e il gesto più eloquente di ogni parola contraddirebbe quanto Lei afferma nella sua prima enciclica: «La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile» (28/a).
Con questa visita, anche contro la Sua volontà, il Papa rischia di accreditare un uomo che ha diviso la nazione invece di unirla, come richiedeva la sua funzione. Il presidente del consiglio italiano si definisce cattolico, ma non esita a distruggere lo stato sociale, impoverendo ancora di più i poveri e favorendo i ricchi. Al contrario, egli ha triplicato il suo patrimonio facendosi approvare leggi su misura contro ogni legittimità giuridica. Interi settori della popolazione che fino a ieri vivevano una vita dignitosa, oggi vengono nelle parrocchie a chiedere aiuto per arrivare alla fine del mese. Questo stato di cose incide e condiziona non solo la qualità, ma anche l’esistenza stessa della famiglia che Berlusconi ben conosce, giacché, da «buon cattolico» usufruendo del divorzio, ha fatto una duplice esperienza familiare. Ci risulta, a proposito, che da alcuni giornali specializzati in «gossip» si è fatto fotografare mentre fa la Comunione, contravvenendo così ad una chiara norma della Chiesa sull’accesso dei divorziati ai sacramenti e lasciando nello sconcerto la massa di cattolici, spesso divorziati senza colpa, che sono indotti a pensare che il Sig. Berlusconi abbia avuto uno sconto dalla Chiesa in quanto ricco e potente.
Il presidente del consiglio dei ministri dovrebbe essere un modello per l’intera nazione e, invece, assistiamo ad una sistematica denigrazione della giustizia e delle istituzioni pur di salvarsi dai processi per accuse gravissime come la corruzione di giudici, divulgando tra la popolazione non solo il senso dell’illegalità, ma anche la convinzione che le leggi siano lacci per i polli che i furbi sanno evitare. Anche il Papa si sarà chiesto come mai un uomo prudente e saggio come il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si sia rifiutato di firmare in prima istanza, a norma della Costituzione, tutte le leggi qualificanti l’azione di questo governo, dichiarate «palesemente incostituzionali».
La vittoria delle elezioni si giocherà sul filo del rasoio perché il capo del governo ha voluto e ha fatto approvare una legge elettorale su sua misura. In subordine, in caso di sconfitta, che gli istituti demoscopici non escludono, egli vuole rendere l’Italia ingovernabile, in base al principio del «muoia Sansone con tutti i Filistei» (Gdc 16,30). Da vero statista. Al Papa non può sfuggire il particolare che il Sig. Berlusconi sia proprietario di tre reti tv e disponga delle altre tre pubbliche, avendo così dalla sua l’intera flotta mediatica, supportata da giornali di proprietà o compiacenti e asserviti mediante il meccanismo perverso della distribuzione delle quote pubblicitarie.
In un momento così grave e delicato per l’Italia, molti cattolici chiedono al Papa di non prestarsi anche involontariamente a questo gioco che a molti appare demagogico, populista e dissacratore, perché appare basato sul principio machiavelliano, immorale per l’etica cattolica, che il fine giustifichi i mezzi. Chiediamo al Papa che «almeno» per opportunità politica non riceva il capo di una fazione politica, nel momento in cui la legge italiana impone una reale par condicio che il capo del governo ha eluso e aggirato a piene mani e anche ostentatamente. In subordine chiediamo che riceva insieme i due capi dei poli opposti e faccia loro una autentica lezione di comportamento etico anche in campagna elettorale, senza dimenticare di ricordare i principi fondamentali della «Dottrina sociale della Chiesa» che ha come fulcro il «bene comune» dell’intera Nazione.
Desideriamo informare il Papa che molti, moltissimi fedeli sono impressionati per il silenzio della gerarchia cattolica italiana di fronte ad eventi e scelte governative che gridano vendetta al cospetto di Dio, giacché ritengono e pensano che essere cristiani sia incompatibile con il modello di governo che questi cinque anni ci hanno riservato. Una «contradditio in terminis». Molti di noi non sanno spiegarsi i motivi per cui partiti che dicono d’ispirarsi ai principi cristiani, abbiano potuto essere alleati succubi di questo esorbitante e folcloristico potere che ha tenuto in scacco tutte le Istituzioni, a cominciare dalla Suprema Carta Costituzionale di cui è stato fatto scempio pur di saziare gli appetiti delle singole fazioni che compongono la maggioranza attuale.
I partiti che fanno riferimento ai principi etici del cattolicesimo hanno firmato una legge sull’immigrazione che nega i principi fondamentali della fede cristiana, per sua natura universale e quindi aperta, con le necessarie regole, all’accoglienza di disperati e affamati; i quali bussano alla porta dell’occidente opulento che pure legge ogni domenica Mt 25, 31-46, là dove il Signore si identifica con gli affamati, gli assetati, i carcerati, i forestieri. L’ospite che arriva in Vaticano ha appena approvato e fatta varare dal parlamento una legge immorale che concede a tutti i cittadini la licenza di uccidere e di essere uccisi in nome di una malin-tesa sicurezza la cui custodia è affidata alle pistole di una pericolosa giustizia «fai da te».
Al Papa chiediamo che non presti il fianco a dividere ancora di più i cattolici che già sono frammentati in partiti e porzioni di partiti. Infine, chiediamo che il Papa preghi per tutti gli Italiani perché possano scegliere con scienza e coscienza, lasciandosi guidare non da interessi particolari, ma unicamente dal bene comune della loro Nazione, all’interno del quale si realizza e si compie anche il bene personale.
Lei stesso nella sua prima enciclica Deus Caritas est, citando Sant’Agostino, ha scritto: «Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giu-stizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri, come disse una volta Agostino: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?»
(De Civitate Dei, IV,4). Alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21), cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l’autonomia delle realtà temporali (Gaudium et Spes, 36)».
Dio non voglia che il Papa permetta questa commistione diabolica e preservi la Sede di Pietro da ogni calcolo di interesse e da basse strategie di strumentalizzazione partitica e faziosa. È una questione etica. È un imperativo di decenza.
Con cordialità.

Paolo Farinella, prete

13 febbraio 2006

le vignette "blasfeme" viste da un laico

Ricevo da Mik, un caro amico (altrettanto dotto e arguto), questo intervento laico sulla questione delle vignette "blasfeme".
Vale la pena avventurarsi in questo post, credetemi.
Buona lettura,
minimAle

Una risata ci seppellirà. Una vignetta, volendo, anche…
Oggi viviamo in un mondo senza ironia, uno di quei mondi che in un altro pianeta s’ambienterebbe benissimo in un racconto di (alien)Asimov, quei mondi, per intenderci, dove ci sono i mostri (noi), dove qualunque cosa arrivasse da fuori sarebbe preda di temibili fiere. Altro che la guerra dei mondi. Siamo formichine che fanno la guerra al loro mondo (il quale ha da tempo deciso di sterminarci, e ubi maior…). Ho letto, su questo blog, di dotte, umane, sentimentali, corrette dissertazioni. E vorrei personalmente classificarle come inutili. È forse l’unico modo per riconoscere il loro valore. Valore effimero in un mondo che ha sistematicamente crocefisso profeti, abbruciato filosofi, violentato scienziati (Alan Touring per citarne uno), ignorato sibille mentre ha esaltato condottieri feroci, adulato prostitute (e sto pensando a qualcosa di più interessante di Alba Parietti), idolatrato dittature e glorificato lo shopping.
Si obbietterà, immagino, da più parti che Hollywood(Planet) ci offre musica, arti, scienze, filosofie e fitness. Nulla da eccepire. Banalità le mie considerazioni, banalità le obiezioni. Intanto consentitemi un conato. La mattina quando apro i giornali, il pomeriggio quando navigo in rete, la sera quando vedo i cinegiornali (avete letto bene… cine… sono montati, la cronaca istantanea è filtrata da Clemente Mimun), la notte quando non riesco a vedere le stelle perché un lampione saetta luce al sodio dentro i miei occhi.
Chiunque potrebbe spiegare meglio di me cosa siano tolleranza e intolleranza, guerra e pace, amore e sesso… anche Loredana Lecciso (credo lo abbia fatto recentemente su RaiUno). Nessuno, purtroppo, riesce ancora a somministrarmi un emetico contro il conato che la mattina, il pomeriggio, la sera e la notte m’affligge.
E allora vivo, ingrasso, leggo, non pratico fitness, ascolto (poco) e parlo (molto, ma molto poco con me stesso), convinto che una risata ci seppellirà. Quella di Dio osservando la Chiesa cattolica apostolica romana, quella di Allah osservando Hamas, quella del prossimo uragano osservando Mr. Bush, quella della Verità osservando Berlusconi. Con la risata finale della Morte osservando il sottoscritto (è parecchio che ti seguo, caro…).
Se Maometto, insieme alle schiere di vergini che attendono i martiri, avesse avuto tempo di vedere la vignetta (funzionerà il fax da quelle parti?) probabilmente esclamerebbe ‘cretino!’. Non credo perderebbe un solo istante della contemplazione dell’Eterno telegrafando a Bin Laden le proprie rimostranze. Se il Misericordioso si degnasse, anche solo per un istante, di osservare la parte del pianeta di propria competenza credo tornerebbe immediatamente a giocare a carte con Visnù. Esclamando ‘chi si contenta gode’. E piazzerebbe una scala a incastro fenomenale (anche se ho l’impressione che le partite finiscano sempre in parità… tra onniscenti non c’è gusto).
Io credo ci abbiano creati (il Caso o la Necessità) solo per dimostrare che nulla è perfetto. Che si può ridere della morte, che si può piangere per amore e che gli spinelli lasciano più mal di testa che erezioni decenti. E che si può ridere anche del divino, tanto loro (Dio, il Misericordioso, Visnù e Zeus) restano e noi andiamo…(dove? Questo sarebbe confortante… il viaggio terreno dell’uomo è come un Cervia-Ravenna con Trenitalia, pessimo).
Mi perdoni il pastore valdese Sergio, insieme a don Paolo, ma preferirei mangiare con loro una buona ribollita piuttosto che rattristarci dell’ineluttabile stupidità umana (nota: non sto scherzando… quando volete, dove volete… pago io e prometto di farlo con soldi sudati e non frodati al fisco. minimAle paga per sé, perché chi ha il coraggio di un blog deve avere il coraggio delle conseguenze).
Le loro riflessioni sono talmente ineccepibili e intonate da essere tristemente silenziose. In un mondo fonoassorbente (dove una donna su 5 è, tra l’altro, scontenta del proprio assorbente, così recitano migliaia di poster che tappezzano Roma in questi giorni vicino a Berlusconi), le voci di Sergio e Paolo sono come quelle di Giovanni nel deserto, Cristo sulla croce e Roncalli da un famoso balcone. Fonoassorbite. O al massimo coperte da una prima serata su RaiUno. Si trattava solo di un paio di vignette. Ridiamoci sopra o giriamo pagina (se non v’han fatto sorridere). Il resto è solo fuffa. In attesa della risata che ci seppellirà.
Mik
PS Caro Sergio Manna, mi scriverebbe cortesemente? Avrei delle curiosità in merito a Pietro Valdo che mi farebbe piacere soddisfare…