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12 gennaio 2024

RUSTIN, una breve recensione

Prendi un attore di media bravura, lo metti in una serie mediocre e avrai una recitazione mediocre. Prendi lo stesso attore, lo metti in un buon film e avrai una buona recitazione. Per quanto possa sembrare una frase qualunquista, funziona nel caso di Colman Domingo.

I più lo conoscono perché interpreta l’opportuinista Strand nello spin-off di Walking Dead intitolato Fear the Walking Dead, una serie televisiva partita molto bene e finita malissimo.

Lo potete apprezzare nel film Rustin (2023), di George C. Wolfe, in cui interpreta Bayard Rustin, il vero artefice della famosa Marcia di Washington (1963), quella di “I Have a Dream” per intenderci.

Nero, renitente alla leva, nonviolento, pacifista, omosessuale, comunista, quacchero, Rustin ha segnato la Storia degli USA e dei movimenti LGBT+. Guardando questo film ci si rende conto delle estreme difficoltà vissute dai predecessori di Obama e di Milk: un’opera rotonda, potente, forse troppo concentrata sul personaggio, ma di sicuro impatto emotivo e visivo. Di quelle, insomma, che andrebbero proiettate nelle scuole con un bel “segue il dibattito” aperto anche ai genitori

01 marzo 2021

UNA TERRA PROMESSA di Barack Obama (Garzanti)

Non è facile scrivere qualcosa di originale su un libro che ha raccolto una messe consistente di approvazioni. Oltretutto, stiamo parlando di un personaggio difficile da criticare: la sua aura, la sua personalità, il significato intrinseco della sua doppia elezione, sono graniticamente inamovibili.
Eppure, proprio per questo, è un libro che va letto. Per almeno due motivi: la sincerità di Obama, la sua capacità di ragionare anche sui suoi torti ed errori. 
Purtroppo la rete ha reso alcuni termini abusati se non addirittura irritanti; per cui, subito dopo aver detto che è un libro "autentico", so che vi parte in automatico il conato. Figuriamoci, poi, se aggiungo che Obama dimostra di saper raccontare anche le sue "fragilità"; altro conatino. Colpa nostra che roviniamo le parole. Però... questo libro è decisamente autentico e capace di raccontare anche le fragilità.
Ma c'è di più: è un ottimo compendio di Storia recente. Certo, raccontata da un'angolatura definita e parziale, ma pur sempre interessante e anche utile; anche quando le insidie del tempo renderanno alcuni passaggi fisiologicamente datati, se non addirittura da riscrivere, resterà comunque un testo con cui confrontarsi.
Terzo punto, utilissimo per un filoamericano come il sottoscritto (ma poco impegnato ad esserne alfiere credibile): si imparano tante prassi, tanti retroscena, tante "cose" americane che superano di gran lunga quanto crediamo di aver imparato anche e solo attraverso Hollywood o letture più o meno serie.
Pollice verso per la traduzione: ogni tanto inciampa, rende lo scritto indaginoso, sembra quasi passato da una mano all'altra. Poca roba, per carità, ma si "sente". 
Splendido il rapporto con la famiglia, divertenti alcune pause narrative, ricco di pathos e retorica al punto giusto, fluido e avvolgente.
Ed è solo la prima parte...

08 febbraio 2013

Lincoln e il coraggio di Spielberg

È sempre piacevole vedere una persona decisamente matura capace ancora di mettersi in discussione, rivoluazionando addirittura il suo inconfondibile stile. E con questo intenso Lincoln, il nostro Steven Spielberg è riuscito addirittura ad andare oltre, regalandoci un'ottima prova di teatro cinematografico, senza sbomballarci con la staticità del primo, senza sparare gli effettismi necessari del secondo.
Una regia in punta di fioretto, insomma, confortata ed aiutata da un sublime Daniel Day-Lewis, che ancora una volta sacrifica se stesso pensando solo al personaggio.
L'unico difetto palpabile, traditore e irritante, è il pessimo doppiaggio italiano, nevrotico e privo di sfumature, che penalizza - e di molto - l'insieme dell'opera.
Ad essere petulanti, non mi sono piaciuti certi bruschismi del montaggio; mentre, invece, la direzione della fotografia è stata addirittura raffinata. John Williams, poi, parla quel poco - e quel giusto - che deve fare, affidandosi spesso al solo flicorno, con note a metà tra il Dixie e il più noto Star-Spangled Banner.
Scene da incorniciare: quella estetica, quando Lincoln apre la finestra dello studio per godersi la vittoria annunciata dalle campane fuori campo; entra il figlio, e insieme svaniscono dietro la tenda in un gioco retorico e tenero di luci e amore paterno (chissà se c'entra qualcosa la nota foto di Kennedy con figlia).
L'altra scena, tipicamente teatrale, vede Lincoln ragionare su squisiti principi di diritto, perché sa che il suo emendamento potrebbe essere surrogato da una più incisiva imposizione presidenziale, che però negherebbe quella visione della purezza democratica che fa parte dell'humus dei futuri Stati Uniti. 
Bello e importante come momento, anche perché i critici si sono soffermati sui mezzucci usati da Lincoln per coercizzare i deputati meno solidi, anziché ragionare su questo nodo più edificante: la democrazia si difende con la democrazia; anche la legge più nobile deve passare il vaglio del voto parlamentare. Altrimenti è una negazione in essere.
Già...

19 dicembre 2012

le donne di destra

A rischio di scrivere un post ricco di luoghi comuni, vorrei raccontarvi brevemente quello che mi sta frullando nel capoccione da una settimana almeno. 
Questa voglia irrefrenabile di scrivere questo post mi è scappata ieri sera mentre guardavo Ballarò. Tra gli ospiti, dal centrosinistra figurava anche Umberto Ambrosoli, figlio di tanto padre, e felice di non aver mai fatto politica (e dire che in Francia c'è addirittura una scuola a riguardo, tra le più prestigiose). 
A destra figurava Lara Comi, 29enne bilaureata (con lode, ovviamente) europarlamentare (con record di presenze), con esperienze di spessore, e soprattutto unica italiana a partecipare a un imminente stage di un mese presso l'amministrazione Obama.
Ambrosoli, smunto, preso dal suo ruolo, con barba incolta d'ordinanza, l'aria pensante e piena di risposte alle sue stesse domande.
Comi, vestita da pin-up, sorridente, diretta, pronta a difendere l'indifendibile con l'afflato di chi sa sempre dove rifugiare le proprie contraddizioni.
Floris chiede ad ambedue cosa potrebbero fare per la Regione Lombardia: Ambrosoli spara retorica a palla e poi attribuisce a Formigoni una cosa che non ha detto; Comi butta giù cose nette, con proprietà di linguaggio e una concretezza apparente che mettono in evidente imbarazzo il barbuto. 
Anzi, quando la riproposizione del video dimostra la retorica andata a vuoto, Ambrosoli non chiede scusa per l'errore, ma si ripara dietro "la gente saprà come giudicare".
Potrei andare per le lunghe, ma la mia intenzione è ben altra.
La sinistra ha una visione cattoprovinciale della bellezza, diciamolo chiaramente.
Sei bella? Sei un'oca. Curi il tuo corpo? Non rispetti l'anima. Ti vesti bene? Hai soldi, e guadagnati chissà come. Ti piace vivere il tuo corpo? Sei una troia. Fai sport? Perdi tempo. Ti profumi? Aaaah, questo è il massimo dei reati: la donna di sinistra non può profumarsi.
Lo so, sono luoghi comuni, attribuibili peraltro - e paradossalmente - al berlusconismo peggiore. Ma, in fondo, ammettiamolo: in troppi hanno mascherato il legittimo pericolo politico del presunto sesso con minorenni, con un preventivo e automatico moralismo provinciale di fondo, che ha di fatto reso piccina e voyeristica la seria lotta politica e morale contro Berlusconi.
Ecco perché i suoi giornalisti hanno avuto il gioco facile a difenderlo: perché la sinistra mal sopporta l'estetica del corpo femminile, sempre e comunque. E quindi ha sempre l'aria tipicamente cattolica del "si pensa ma non si dice", "si immagina ma non lo si confessa", "si vive il piacere in privato per poi condannarlo in pubblico".
Direte: ma non siamo tutti cessi; noi abbiamo Alessandra Moretti! Eccolo l'errore: confondere bellezza con la cura vuol dire giocare nel campo dell'oggettivazione femminile tanto cara a Berlusconi. E ragionare per estetiche di facciata (magari aggiungendo un malizioso "bella e brava") dimostra solo che si persegue lo stesso ragionamento berlusconide senza avere l'onestà intellettuale di ammetterlo.
E dire che da sinistra facciamo sempre di tutto per ricordare agli altri che la morale e la rettitudine sono cosa nostra!
Una persona che si cura non commette un reato, e non dev'essere per forza bella. Una persona bella non dev'essere per forza trattata con sufficienza. Del resto, avere l'attitudine paternale e di malcelata sopportazione che ieri ha dimostrato lo scialbo Ambrosoli contro la Comi, è solo un maschilismo altro. Ma sempre maschilismo è.
Infine, scusate: quando vedo la Moretti parlare, sento aria di presa per i fondelli; quando vedo la Meloni parlare, perlomeno sento una preparazione di fondo.

23 aprile 2010

Luca Perina e Flavia Sofri

L'altra mattina leggo Luca Sofri che esalta le non differenze tra "noi dde' sinistra" e Flavia Perina.
Oltretutto la Perina collabora anche su questa nuova invenzione internettara di Sofri e Costa chiamata ilPost: dal che se ne deduce che almeno in tavola assieme ci vogliono stare.
Poi però incorro in questo post dove vengono elencate asetticamente le votazioni che la deputata Perina ha fatto e che nulla dovrebbero avere a che fare con "noi dde' sinistra". Ma proprio nulla. E se io fossi stato un blogger noto e influente, e adesso anche direttore di una testata, sarei stato molto più accorto.
Insomma, sommati i due post, c'è solo una domanda da farsi: qual è la differenza tra Sofri, la Perina e il sottoscritto?
Tra il salotto di Sofri e il divano della Perina sembra nulla. Leggete qua:

Mi trovo quasi sempre d’accordo con lei, non solo sul piano delle posizioni politiche ma soprattutto su quello di analisi e valutazioni più estese e generali. E dopo aver parlato un po’ con lei in un bar romano [sic!], le ho chiesto, a partire da questo suo articolo, «ma scusa, sono mesi che ti sentiamo dire cose assolutamente condivisibili e auspicabili, e ci diciamo ogni volta “guarda come siamo d’accordo” e ce ne meravigliamo, e anzi ormai non ce ne meravigliamo più.

Per proprietà transitiva, quindi, e non dovendo più distinguere tra i due (per loro stessa ammissione), mi viene da dire che tra me e Sofri invece le differenze ci sono - eccome!, perché io queste cose non le avrei votate. MAI.

Flavia Perina vota a favore del legittimo impedimento (seduta 277 del 3 febbraio 2010).
Flavia Perina vota a favore del reato di immigrazione clandestina (seduta 177 del 14 maggio 2009).
Flavia Perina vota a favore delle ronde (seduta 177 del 14 maggio 2009).
Flavia Perina vota a favore del prolungamento a 6 mesi della permanenza negli ex CPT (seduta 177 del 14 maggio 2009).
Flavia Perina vota a favore delle realizzazioni di nuove centrali nucleari (seduta 48 del 5 agosto 2008).
Flavia Perina vota a favore dell'abolizione dei limiti per i pagamenti in contante ai professionisti (seduta 48 del 5 agosto 2008).
Flavia Perina vota a favore dello scudo fiscale (seduta 225 del 2 ottobre 2009).
Flavia Perina vota a favore del Lodo Alfano (seduta 32 del 10 luglio 2008).
Flavia Perina vota a favore dell'abolizione dell'ICI (seduta 26 dell'1 luglio 2008).
Flavia Perina è cofirmataria della mozione Cota e altri per l'istituzione delle classi ponte per gli stranieri (seduta 66 del 14 ottobre 2009).
Flavia Perina è cofirmataria dell'interrogazione che sostiene il carattere disciminatorio di una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate per la quale l'iscrizione dei figli a scuole private sarebbe indice di alto reddito delle famiglie.
Flavia Perina vota a favore della Social Card (seduta 48 del 5 agosto 2008).
[...]
Quando si dibatteva se Obama fosse troppo moderato o troppo liberal, qualcuno andò a vedere come votava da senatore e se si discostava (e quanto) dall'ortodossia del suo partito. Ebbene, su 129 volte in cui Flavia Perina e Ignazio La Russa sono stati presenti assieme in seduta, hanno dato lo stesso voto per 128 volte. Delle 11 volte che Berlusconi è stato presente con lei, hanno espresso lo stesso voto tutte e 11 le volte. Con Umberto Bossi sono andati d'accordo 166 volte su 167. Con Michela Vittoria Brambilla 69 su 71. Con Paolo Bonaiuti si sono trovati d'accordo 360 volte su 361. Più in generale, su 3979 votazioni nominali a cui ha partecipato (votazioni, cioè, in cui l'eventuale dissenso dal gruppo è scoperto), l'on. Perina ha votato diversamente dal Gruppo PdL 17 volte, lo 0,43% delle volte. Antonio Martino, per dire, ha espresso 146 voti ribelli su 3067 votazioni nominali (4.76%); Gaetano Pecorella (dico: Gaetano Pecorella) ha votato difformemente dal gruppo 50 volte in 3863 votazioni nominali (1.29%). Piero Fassino, per fare un esempio, ha votato in dissenso dal gruppo PD per 17 volte sulle 862 votazioni nominali a cui ha partecipato: quasi il 2% delle volte. Dati alla mano, Piero Fassino è un democratico ribelle quasi 5 volte tanto quanto Flavia Perina sia una pidiellina ribelle.

29 gennaio 2010

Obama in italiano

A chi è pigro e pur sapendo l'inglese se l'è tradotto male senza arrivare alla fine, a chi crede che l'inglese sia solo un personaggio di Hemingway, rimando a questa agile traduzione dal Sole24Ore.
È un gran bel discorso, specie per questo gran finale da brividi:
Ma io mi sveglio ogni mattina sapendo che nessuno di questi contrattempi è paragonabile a quelli affrontati dalla famiglie americane di tutto il Paese durante quest'anno. E quello che mi fa andare avanti, che mi induce a continuare a lottare, è che malgrado questi smacchi e contrattempi, quello spirito di determinazione e ottimismo, quel senso di dignità fondamentale che è sempre stato nel cuore del popolo americano, vive ancora.
Vive nel proprietario di una piccola azienda in difficoltà che mi ha scritto: "Nessuno di noi è disposto a prendere in considerazione, nemmeno lontanamente, l'idea che noi si possa fallire".


Vive nella donna che ha detto che anche se lei e i suoi vicini hanno avvertito il duro colpo della recessione, si sentono "forti, resilienti, americani".
Vive nel bambino di otto anni che in Louisiana mi ha appena spedito la sua paghetta pregandomi di darla al popolo haitiano.
E vive in tutti gli americani che hanno lasciato tutto quello che stavano facendo per andare là dove non erano mai stati per tirare fuori dalle macerie persone che non avevano mai conosciuto, tanto da far gridare con gioia "USA!USA!USA!" ogni volta che salvavano una nuova vita.


Lo spirito che ha sostenuto e guidato questa nazione per oltre due secoli sopravvive in voi, nella sua popolazione. Abbiamo appena chiuso un anno difficile. Abbiamo superato un decennio difficile. Ma un nuovo anno è appena iniziato. Un nuovo decennio si prospetta davanti a noi. Noi non cederemo. Io non cederò. Cogliamo questa occasione per ricominciare, per portare avanti il nostro sogno, per rafforzare ancora una volta la nostra unione.
Grazie. Che Dio vi benedica e benedica gli Stati Uniti d'America.

17 gennaio 2009

dio massobrio

No, non è una bestemmia: è il nome del chirurgo che ha rimesso a posto la mia zampa.
Sembra il padre della Bristow di Alias, ma meno alto. Mani esili, profumo di qualità, altero ma umile, torinese ma cortese e tutt'altro che falso, grande dialettica ma misurata e ironica.
Soprattutto spiega, ascolta e incoraggia.
Sembra duro, ma ha un cuore grosso come la frattura che mi son fatto... quindi VERAMENTE grosso.
Veniamo al tecnico. Tra una cosa e l'altra 2 placcone in titanio per tibia e perone. Una ventina di viti e vitarelle ciascuna. 2 chiodi, presa iPod e allaccio wireless compresi.
Tempo stimato di sicuro recupero: tre mesi.
Possibilità di riprendere a pedalare: entro l'anno.
Possibilità di recuperare anche il ginocchio: remote ma possibili.
Signori, il 7 ero nella merda. Ora ne puzzo solo un po'. Da lunedì ritorno, e comincerà la grande risalita.
Forza Juve, Forza Obama, forza mia moglie, Forza Me... E Forza anche voi che leggete.