Visualizzazione post con etichetta ebola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ebola. Mostra tutti i post

17 ottobre 2024

IL CUORE SELVAGGIO DELLA NATURA di David Quammen

Ci sono ancora grandi paesaggi e grandi possibilità in tutto il mondo. Il cuore selvaggio della natura è intrinseco all'estensione, alla connessione, alla diversità e ai processi dei grandi ecosistemi. Finché noi esseri umani riconosceremo questa realtà, la rispetteremo e ci sforzeremo di preservare quegli elementi tramite iniziative appassionate e sagge come quelle che ho descritto nel libro, in mezzo a luoghi magnifici che comprendono quelli ritratti in queste pagine ma anche altri, il cuore continuerà a battere
Confesso che ho trovato più avvincente questa chiosa invece del libro nella sua totalità
Nato come collazione dei migliori articoli che Quammen ha scritto nel corso degli anni per il National Geographic, è un testo diviso involontariamente a metà (letteralmente: anche nel numero delle pagine): la prima, è troppo legata al servizio fotografico di riferimento (assente in questo libro), e quindi non ha né nerbo né potenza evocativa; la seconda, si regge da sola e ha dei momenti avvincenti contro altri quasi normali.
Non è sicuramente il miglior Quammen.

10 maggio 2015

l'ebola nell'occhio era stato (quasi) previsto


Che i film horror e di fantascienza precedano spesso la realtà è più che dimostrabile (il solo Star Trek ha preconizzato almeno due invenzioni: il cd/dvd e il cellulare). Ma la storia vera di cui si è parlato in queste ore ha addirittura dell'incredibile. Sembra, insomma, che ebola si sia nascosto nell'occhio del dottore Ian Crozier, tra i pochi sopravvissuti al terribile virus, modificandone addirittura il colore (qui il racconto di Repubblica).
Per assonanza mi sono venuti immediatamente in mente gli occhi malefici dei bimbi posseduti ne Il villaggio dei dannati, capolavoro letterario del 1957 di John Wyndham, poi liberamente tradotto in film due volte: nel 1960 da Wolf Rilla (molto bene), e nel 1995 da John Carpenter (così così). Ma, appunto, è stato solo un riflesso condizionato.
In realtà, il film che ha accarezzato una situazione simile a quella (triste e dolorosa) di Crozier è 28 settimane dopo, di Juan Carlos Fresnadillo (2007), sequel del film 28 giorni dopo di Danny Boyle (2002). 
Una terrificante forma di rabbia colpisce Londra, e si distribuisce in men che non si dica in tutta l'isola. La vulgata facilona vuole che gli appestati siano zombie, mentre in realtà sono dei "banalissimi" ma terrificanti rabbiosi (tant'è che possono essere uccisi anche senza colpirli in testa, per dire). 
Al di là di questo, ventotto settimane dopo, il virus sembra sia scemato: a Londra e in tutto il Regno Unito regna la legge marziale supervisionata dagli amici americani.
Dopo una serie di vicissitudini che non vi sto a dire, viene ritrovata una donna sostanzialmente immune: in lei il virus è decisamente presente senza che però presenti alcun sintomo. Il rovescio della medaglia è che anche il solo entrare in contatto con la sua saliva significa fare una bruttissima fine. Uno degli elementi più evidenti che contraddistingue questa strana ma pericolosa immunità è una particolare forma di eterocromia.
La cosa ancor più curiosa - e nodale per l'amara conclusione del film - è che la piccola figlia di questa donna ha la stessa eterocromia. E guarda caso, dopo essere stata mozzicata da un rabbioso, non le accade nulla: però poi trasporterà inconsapevolmente la sua saliva contagiosa oltre Manica, devastando l'intera Francia se non l'Europa tutta.