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28 ottobre 2025

POLO NORD di Erling Kagge (Einaudi)

Il racconto epico di un luogo quasi ultraterreno, dove il sole resta alto nel cielo per sei mesi all'anno e si eclissa nella distesa di ghiaccio per altri sei. Per chiunque, guardando l'orizzonte, si sia chiesto che cosa succede se si continua a camminare verso Nord

Al Polo Nord Erling Kagge ci è arrivato a piedi (!) nel 1990. Spinto dalle ombre di un mucchio di visionari che l'avevano preceduto e ispirato, ha deciso di raccontarsi, di raccontarli e di raccontare l'incanto, il terrore, la mAraviglia, un turbinìo di sentimenti incontrollabili che suscita l'esplorazione del deserto di ghiaccio.

E lo fa con uno stile entusiasta, onesto, paradossalmente asciutto ma empatico, che stringe forte il braccio del lettore, per accompagnarlo dentro un bellissimo arazzo di storie e di gesta e di fallimenti e di vittorie. 

Così come l'autore procede verso la meta, passo dopo passo procedono anche le avventure di chi lo ha preceduto. È come se Kagge si fosse portato dietro un'immensa biblioteca cui attinge appena ha raggiunto un obiettivo (minimo ma prezioso), per ricalcare esattamente - e quindi raccontare - tutti quelli che avevano compiuto lo stesso percorso.

Uno dei più bei libri sull'argomento, che soddisfa i palati più disparati: scienza, avventure, narrativa, introspezione, antropologia, geopolitica, sociologia, ecologia, fotografia... un toccante capolavoro

 

16 ottobre 2025

VENERATI MAESTRI di Edmondo Berselli (Quodlibet)

La rara felicità di poter dire «non l’ho visto», a proposito di un film di cui parlano tutti

Partiamo da una citazione. Una volta, Arbasino elencò le tre categorie di persone più facili da incontrare: le giovani promesse, che però restano sempre tali; il solito stronzo... la maggior parte; il venerato maestro, raro, ma sempre però prossimo a diventare il celebrato cazzone.

Con una prosa raffinatissima, piena di humor e cultura, con riferimenti e dotte citazioni, spaziando da destra a sinistra passando per il centro senza soluzione di continuità, colpendo tutti e gli opposti di questi tutti... Berselli scrive contro e intorno a queste tre categorie una serie di ritratti forti, solenni e condivisibili, che strappano risate e sorrisi perpetui.

Nomi e cognomi di personaggi che vi stanno sulle scatole, si stanno sulle scatole, vogliono stare sulle scatole, sono nati per arrivare subito sulle scatole... noti, meno noti, amici, nemici e indifferenti.

Per me, poi, che amo sottolineare le parti di un libro che più ritengo interessanti, è stato molto semplice abbandonare la matita, tante e tali le sottolineature che avrei dovuto rimarcare.

È quel libro che tutti vorremmo scrivere, ma che non abbiamo l'arguzia e la sfrontatezza necessarie per esibirci in un continuo, dolcemente petulante, irriverente, arrogante e smanioso elencare le ipocrisie di un'Italia sempre esistita e mai stigmatizzata abbastanza.

Già, le ipocrisie. Ce n'è per tutti, e tutti sembrano fare a gara per apparire dentro questo piccolo grande libro. Perché alla fine vince il conformismo dell'ego, mai ammesso e sempre praticato

01 ottobre 2020

Mafalda, Quino, l'innovazione che non sapevamo

La morte di Joaquín Salvador Lavado Tejón, Quino insomma, ci dice molte più cose di quanto ne suggerisca il dolore che proviamo per la perdita di un amico. Perché questo è stato Quino per molte generazioni: un amico. Forse più di Schulz e Mordillo: il primo (adorato da Quino stesso, va ricordato) era intriso di uno psicologismo a volte struggente, spesso doloroso; il secondo era più paradossale che attento alle pulsioni del mondo. Eccellenti entrambi, per carità, ma nessuno dei due portava con sé alcuni valori aggiunti tipici di Quino. 
Quino, infatti, è stato il primo a dare una voce femminile alla satira, ma anche al fumetto in generale. È vero che Mafalda nasce quasi per caso, a ridosso di una pubblicità commissionata per una lavatrice, ma è anche vero che Quino la trasforma pressoché immediatamente in uno strumento ironico e irriverente, ma anche di polemica e di denuncia politica e sociale, dissimulate e raffinatissime, mai ridondante o stucchevole.
Un femminista ante litteram? Forse. Ma quello che è incontrovertibile è la prospettiva intrinsecamente femminile di Mafalda: Mafalda non è un uomo che parla dal corpo di una bambina! Mafalda è femminile sotto ogni possibile aspetto; e la sua forza critica e ironica sono femminili al cento per cento.
Poi: Mafalda è comprensibile a chiunque. Bambini o grandi, ricchi o poveri, stupidi o colti, comunque capivano Mafalda. Quino riusciva a lavorare su più livelli senza giochicchiare col mestiere.
Poi: Mafalda conosceva i problemi della famiglia, quelli quotidiani e quelli eccezionali. E li conosceva sia dalla prospettiva dei figli che da quella dei genitori, con linguaggi acconci in entrambi i casi.
Poi: Mafalda intuiva le contraddizioni della società borghese, non solo quella argentina: ne coglieva gli aspetti coevi ma anche quelli di sempre. 
Poi: Mafalda faceva anche politica, colpendo sia la realtà argentina (prima ancora che diventasse evidente la dittatura che covava da tempo) sia la realtà sociale contemporanea. Ed era una satira che aveva senso e forza indipendentemente dal contesto. 
Poi: Mafalda sapeva essere anche surreale, senza forzare la mano o senza correre dietro a sofisticatezze che poi magari andavano troppo spiegate.
Lo stile di Quino non era autoreferenziale. I nostri umoristi o quelli francesi avrebbero molto da imparare.
Quino non era neanche volgare. 
Quino non era saccente. 
Quino non era dogmatico. 
Quino non aveva bisogno di spiegarsi tramite baloon esplicativi, ma soprattutto non aveva bisogno di essere spiegato. La sua grammatica stilistica era seconda solo a quello di Trojano, vero e proprio maestro dell'universalità delle sole immagini.
Quino aveva un tratto elegante e liquido, lineare e pulito, con una capacità di caratterizzare cose e persone con minimi cenni grafici, immediatamente riconoscibili da chiunque.
Quino ha avuto il coraggio di smettere di disegnare Mafalda quando si accorse di non avere più niente da dire! 
Quino se n'è andato troppo presto... e a noi restano solo i diari di scuola che sbirciavamo di nascosto, ridendo come pazzi, rischiando poi di essere mandati dal preside. Ma ne valeva la pena.

01 agosto 2013

#Jazz - Nils Landgren: Sentimental Journey

Quando uno vuole fare il fighetto ad ogni costo, prende certe cantonate da vergogna perenne.
Un bel giorno, l'amico Troiano mi passa alcuni mp3 con musica variopinta ed eterogenea; sempre di qualità, ovviamente (considerati i suoi invidiabili gusti musicali).
Ne clicco a casaccio il primo che mi asconfinfera, e mi parte una I Will Survive da paura. Un po' di funk, un bel po' di ironia, molto jazz, e un'eleganza quasi perfetta. Insomma, una versione decisamente affascinante.
Mia moglie ed io a gareggiare per decidere se fosse la Sarah Vaughan o Nina Simone: "somiglia a questa", "no, È questa", "è vero, è la Simone... però le manca qualcosa"...
Be', più che mancarle qualcosa, ne aveva qualcuno di troppo: a cantare era Nils Landgren, decisamente maschietto.
In questo stesso sobrio Sentimental Journey (categoricamente ACT) troverete: una splendida cover della Fragile di Sting; una perfetta lettura sdrammatizzante del mio standard preferito, Nature Boy; una This Masquerade che potrebbe sembrare arrangiata da Peter Gabriel (ma che per fortuna non ne mantiene il serioso approccio esecutivo); una Everything Must Change notoriamente attribuibile a Nina Simone (aridanghete), qui muovicchiata dentro altri ambiti; c'è anche Clint Eastwood, ma dovrete scoprirlo da soli... 
Insomma, è un cd molto divertente, che sa di estivo, di poco pretenzioso, ma che proprio per questo diventa istruttivo durante l'ascolto.

03 aprile 2012

iPad, istruzioni per il disuso

Caro Andrea,
so che stai in Iran, e quindi cercherò di scriverti qualcosa di utile per quando tornerai (se tornerai; considerata la situazione geopolitica di quelle parti... no, non ti grattare: non è educato).
Dunque, ti hanno regalato un iPad. Per prima cosa, ricorda: i fighetti lo chiamano aiPèd - se sono milanesi, o aipàd - se sono umani.
Immaginati mentre passeggi con Barbara per il centro di Roma: ad un certo punto sei stanco, e vuoi sederti sulle scale di Piazza di Spagna. Per carità, sarebbe vietato (e qualsiasi paese civile lo vieterebbe): ma tu ti siedi; lo fanno tutti, e i vigili si grattano (loro sì; e platealmente). Giustamente non vuoi sporcarti i pantaloni. Be', se ci metti sotto l'iPad... si sfascia.
Immagina di stare in vacanza al mare, e vuoi farti un bagno: prova a posare al sole l'iPad, e vedi poi cosa succede.
Immagina di dover verniciare la parete (quella con la mia foto), e vuoi evitare di macchiare il pavimento... ecco, vedo che hai capito: bruttissima fine per l'iPad.
Immagina la pioggia. Pioggia pioggia, eh!, mica schizzetti! Cosa fai? Potresti mai coprirti con l'iPad? No! Anzi: devi proteggerlo dall'acqua!
Immagina di dover rientrare a casa dopo aver preso tutta quell'acqua: hai le scarpe fradice, e vuoi salvarle da sicura morte. Prova ad arrotolare un iPad e a mettercelo dentro per asciugarle.
Immagina di stare in vacanza vicino una palude ricca di zanzare: prova a schiacciarne una con l'iPad... una sola, eh!
Immagina che hai appena litigato con Barbara, e vuoi leggere la pagina sportiva del giornale, mentre lei vuole approfondire gli intricati intrecci politici del governo Monti. Se avessi in mano un quotidiano, sarebbe facile: ti tieni le pagine dedicate alla Lazio, e le passi con disprezzo tutto il resto. Ora, prova a farlo con l'iPad.
Immagina, invece, il contrario: siete cippi cioppi sotto le coperte, e volete tenere insieme il giornale, lei con una mano e tu con l'altra... tunnel carpale assicurato.
Immagina di stare al cinema, al semibuio. Un idiota davanti a te fa finta di appoggiarsi allo schienale, e invece sfiora il ginocchio di Barbara. Tu, maschio e vendicativo, giustamente gli daresti una leggerissima botta con un giornale... ma se hai l'iPad... a lui rompi la rotula, a te si rompe l'accrocco... e in più devi pagarti l'avvocato.
Immagina di dover pulire le finestre. Schizzi il vetril sui vetri, e poi? Ci passi l'iPad?!
Immagina di dover vedere un film acquistato legalmente da iTunes. Dico: quei bei film di guerra, con quei bei campi totali, distese immense, carri armati, aerei in picchiata, soldati che se corcano di botte... ecco, lo devi immaginare: per quanto sarà grosso lo schermo dell'iPad, cosa diavolo riuscirai a vedere, è un mistero.
Immagina di stare seduto su una panchina pubblica. Barbara accudisce i vostri quattro gemelli, e tu sei esausto, e vuoi leggere in santa pace la formazione della tua Lazie. Si avvicina un signore ben vestito, e ti chiede di dare un'occhiata alle notizie. Gli passi gentilmente l'iPad, e il tipo si trasforma in Usain Bolt, scappando via con 600 euro e passa di tecnologia.
Immagina che, invece, uno dei suddetti gemelli vuole giocare con le parole crociate del tuo iPad... impugna una matita e... ecco, hai capito.
Immagina di andare in vacanza, con Barbara e i quattro gemelli. Metti il navigatore del tuo iPad, e ti dà un'informazione sbagliata. Preso dai nervi, lo scagli via dal finestrino, colpendo un'auto di passaggio, che guarda caso è guidata da un carabiniere in borghese cui è appena sfuggito il capo dei capi, e gli rode il chicchio perché ha appena ritirato l'auto dal meccanico pagando 1300 euro di danni, cioè il suo stipendio... 
Insomma, Andrea, ma sei proprio sicuro di volerti tenere l'iPad?

24 luglio 2009

frammenti di Beirut

Caro Alessandro,
scusami, ogni tanto mi prende di ricordare.
La cosa strana è che ho sempre avversato quella città: sporca, disordinata, anarchica eppure formalmente ossequiosa ai vari venditori di religione che, a turno, orientano le masse all'insegna di slogan di rigore e moralità.
I politici che rubano e curano interessi privati in "res publica"  hanno le stesse facce che da noi. Gli abili "furbetti del quartierino" probabilmente hanno diviso i banchi di scuola con i nostri. Le belle donne e i patrimoni accumulati con i "regalini" ce le abbiamo anche noi.
Insomma, concludevo le mie riflessioni con un senso di stanchezza e di passiva remissione.

Poi ho capito: Beirut per un occidentale rappresenta ancora un progetto, una speranza di cambiamento. Una specie di innocente ma fervida volontà di migliorare le cose.
Dal basso si può risalire.
Dall'Italia che ci indigna ci si può solo distaccare, allontanandosi con silenzio.
A denti serrati.

Ciao,

Andrea T.

24 settembre 2007

il tramonto e un amore

Caro Alessandro, dato che me lo hai chiesto, ti mando un'altra cosa che avevo indegnamente messo giù nel lontano maggio 2003, durante quel periodo in cui – ti avevo detto – ero coinvolto...!!!!
Saluti

Andrea T.

INIZIO RACCONTO
Forse gli amori non corrisposti e tristi sono come chi guarda un tramonto: sa già cosa l'aspetta, quale sarà il verdetto finale di una legge inesorabile applicata milioni di volte. Eppure non può fare ameno di rimanere in attesa delle sfumature di colore, del fuoco rosso che - prima di trasformarsi in carezza - ancora si batte.
Il mio personaggio non sembra proprio "romanticamente rapito"; non cerca l'estasi con la nostalgia della purezza primordiale. Sembra piuttosto perplesso e poi si apre ad un sorriso. Furbo.
"Non si fa vita a forza di vivere", e neanche si smetterà di amare e desiderare. Certo che non conosce tutti i significati dell'amore, o cosa sia - una volta per tutte - questa strana iniziativa indipendente e rivoluzionaria dell'anima.
Il mio personaggio non ha la forza - direi, di fronte ad un simile tramonto - di decodificare l'imbarazzo di sentirsi umano; è solo curiosamente vicino ad un insieme di soluzioni. Una , fra tutte, lo fa proprio sorridere; ma non di quel sorriso amaro, da film. Chissà perché quando si conquista un granello di coscienza in più, ci si accorge di essersi tolti un altro mattone inutile da sopra la testa. Quel suo tramonto sarà visto da chissà quanti altri personaggi, tutti più o meno incapaci di parlare, quasi seri nel loro tentativo di sembrare più mistici. Tutti più o meno sopraffatti dalla emozione di dire c'ero anch'io.
Il mio personaggio sorride perché sa che il giorno dopo ne vedrà un altro: con queste cose non si scherza. Cambiano le combinazioni, le circostanze, e la somma dei colori darà sempre un tramonto unico.
Il mio personaggio, che vuole rimanere - per non essere disturbato - tra queste righe, vi invita a procedere allo stesso modo. Girate il foglio. Se lo vedete bianco, sedetevi e aspettate il vostro tramonto: quel sorriso vale la vostra pazienza. Se invece vedete già i caldi colori del tramonto, sedetevi, aspettate un po', e raccontate una nuova storia al vostro amore.
FINE RACCONTO

Avete conosciuto l'autore di questo testo durante le sue cronache dal Libano. Per mestiere fa tutt'altro. Ma quando leggo i suoi scritti o seguo i suoi ragionamenti (ma anche quando fa ridere - spesso fa ridere, per fortuna) scopro un raro lato profondo, che in pochi ho visto rappresentare.
Buona settimana


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11 ottobre 2006

ricordi al plurale

Oltre ad essere un carissimo amico della mia futura sposa, Andrea Troiano è un giovanotto di 40 anni estremamente intelligente, dotto, simpatico, dotato di rare capacità culturali. Lavora in un mondo, quelle delle banche, lontano mille miglia dai sentimenti emanati da quanto segue.
L'avete conosciuto tempo fa, quando pubblicai i suoi brevi reportage dal Libano, quando cioè Israele la stava bombardando a passo di carica, e lui, con i suoi colleghi e altri nostri connazionali, fu costretto a un forzato rimpatrio. Lui, straniero in terra straniera là, è tornato qui, di nuovo straniero in terra straniera.
Oggi certi nostri aizzatori hanno già dimenticato quello che ieri impugnavano come arma di antiamericansionismo mascherato da buone intenzioni. Andrea non dimentica invece, non dimentica le persone con cui ha condiviso la propria quotidianità, di uomo privilegiato direte voi... è vero, aggiungo io, privilegiato perché ha un cuore e una memoria. "Difetti" che mancano a troppi strumentalizzatori delle nostre anime.
Buona lettura.

Lettera per gli Almaza.

È un po’ di tempo che volevo postare alcune riflessioni che ho iniziato a scrivere il 20/07/06, cioé quando sono stato “evacuato” da Beirut con il piano organizzato dall’ Ambasciata italiana.
Nel frattempo sono cambiate molte cose: alcuni di noi non sono ancora tornati o hanno cambiato destinazione, è nato Lorenzo Filippo, siamo riusciti a vederci a Roma ed a Livorno in formazioni ridotte, siamo stati in contatto con gli irriducibili Rita e Lorenzo, abbiamo seguito con trepidazione i telegiornali.
La necessità di scrivere mi è venuta – credo – per un desiderio neanche tanto inconscio di fissare quest’esperienza, di trovare un modo, attraverso i ricordi ed il nostro gergo comune, di stare in contatto. O forse, per riacquistare con calma una mia personale dimensione Almaza. Di condivisione Almaza: un po’ risate circensi, un po’ canzoni di Ligabue, un po’ farsi in quattro, un po’ Corto Maltese, un po’ imparare ad accettarsi e volersi bene.
Insomma, come quando mentre guidi alla radio, capita la canzone che non sentivi da tempo, che non ti aspettavi e che ti fa piacere di malinconia.

Ed allora, ecco la…

CRONACA DI UN TRASFERIMENTO

Molte cronache di viaggio o racconti d’avventura esaltano il dinamismo, la spinta verso la prossima tappa, il corpo che trova le energie e resiste fino alla destinazione attesa, la forza di volonta’ che moltiplica la convinzione.
Il viaggio diventa una sospensione tra un’origine ed una meta.
I viaggi piu’ frequenti sono quelli d’affari o per brevi vacanze in paradisi preorganizzati.
Consideriamo un viaggio in questo modo quando ci porta lontano, in luoghi di lingue, colori e sapori inconsueti; e forse gli attribuiamo una qualita’ “romantica”.
Il bisogno di respirare atmosfere cui non siamo abituati, dipinge paesaggi dell’immaginazione.
I viaggi in cui siamo costretti, invece, fanno crescere l’impazienza e la noia. Ci si astrae dal viaggio stesso e si rimane ancorati ad un nervosismo sterile. Ad un impossibile movimento fisico, si accompagna un insopportabile deterioramento dell’interesse verso le cose che ci circondano.
La situazione di “passaggio” diventa, quindi, una regione nebulosa di emozioni, di percezioni che sono reazioni a cose che non ci appartengono: appunto perche’ transitorie.
La mia condizione di “passaggio” è aspettare di arrivare a destinazione, lontano da Beirut, cosi’ incomprensibile.
Tutto mi sembra uno spreco di tempo, mi passano i visi ed i palazzi, i balconi con le bandiere e le automobili. Con una noia grigia. Tutte cose che si mischiano confusamente, alle quali resto prima sordo, poi sento che si accendono e si ricostruiscono sotto forma di suggerimenti visivi. Per costringermi ad “esserci”, a non pensare alla fine del viaggio.
Sono gia’ partito dall’Ambasciata e sto in fila al porto per salire sulla nave. Tutti sicuri perche’ le bombe sono lontane, sotto I cappelli e gli occhiali si spera finisca presto. Chissà se ho chiuso la finestra del bagno… i miei CD!. Si pensa alle cose, alla “roba”; io, che non ho gioielli !!!
Poi ho pensato dove fosse la mia casa, quale fosse il mio posto. Mi sono rivisto in tanti angoli di Beirut durante questi anni, posti da fichetti e manoushe notturni, musica e pizza, chiacchierate tardi, il profumo dei gelsomini di Byblos, il rumore delle onde quando trascinano le pietre della spiaggia a Batroun, il cinema un po’ alternative ad Hamra, la musica a Jemmaize del Bar Louie, il rumore di un tappo di bottiglia, i sandali ed i pantaloni di lino portati fino ad ottobre.
Tutto per costringermi ad “esserci”, a “sentire”. Poi ho pensato per quale motivo le mie impressioni, prima da passeggero malinconico ed annoiato, si fossero trasformate in sorrisi pieni, gustosi, come se davanti al vetro del bus rivedessi il film del mio “passaggio” libanese. I ricordi sono piu’ forti e sereni quando non ti vedi solo tu e le cose che ti circondano. Io ho dei ricordi condivisi, sono fortunato ad avere ricordi al plurale.
Da quando stavo a Londra ho ricordi al plurale. Talvolta sono stati ricordi che hanno percorso molta strada, e tuttora si muovono, con I ricordi di amici cari. E prendono forza dall’essere ricordi intrecciati, che si scambiano energia tra diversi proprietari.
Arrivato a destinazione, certo che stavo bene!! E ho capito che c’era ancora strada da fare dentro di me. Ho il bisogno di continuare a conoscere sempre meglio i proprietari di ricordi come me , per avere ancora voglia di costruire storie, di pensare ad altri viaggi.
Ancora un’Almaza, please. Shoukran.


16 luglio 2006

aggiornamento da Beirut

Notte tranquilla, ma continuano bombardamenti nel Sud. Vengono colpiti esclusivamenti quartieri delle milizie hezbollah, ieri tardo pomeriggio vicino all'aeroporto dove si pensava si nascondesse il leader hezbollah.
Strada Beirut Damasco interrotta.
Stamattina evacuazione circa 300 europei con supporto ambasciate (si tratta in massima parte di personale che lavorava con ONG o altre associazioni nel Sud. Andranno in Sira tramite uscita Nord Tripoli epoi con aerei Aeronautica Militare a Cipro Larnaka.
Situazione Beirut Centro tranquilla.
Saluti a tutti e baci
Andrea


tag: Libano, Israele, Politica, Italia, Libertà, Viaggi, Cronache, Medio Oriente

14 luglio 2006

aggiornamenti dal Libano

Vedette israeliane al largo di Tripoli
Alcune vedette israeliane stazionano stamani a largo del porto di Tripoli, 80 chilometri a nord di Beirut. Lo ha riferito Al-Nur, la radio del movimento sciita libanese, mentre la tv satellitare araba Al-Arabiya ha riferito che dieci navi da guerra israeliane si starebbero dirigendo verso le acque territoriali libanesi.

Da ieri, il blocco navale decretato da Israele è andato progressivamente estendendosi verso nord, in direzione del porto di Tripoli, a ridosso del confine settentrionale con la Siria.


Nuovi raid
Attacchi aerei israeliani sono stati segnalati stamani nei dintorni del centro portuale di Tiro (70 km. a sud di Beirut). Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. L'emittente ha precisato che i caccia F-16 hanno bombardato la zona di Abbasiye, a nord-est di Tiro. In precedenza, era stata bombardata anche la zona di Bazuriye, a sud-est della città.

Altri raid israeliani sono stati segnalati stamani nella zona di Khiam, nel Libano sud-orientale. Lo ha riferito Al-Manar, la Tv del movimento sciita libanese Hezbollah. L'emittente ha precisato che caccia F-16 israeliani hanno colpito i dintorni di Khiam, situata a ridosso della zona di confine contesa delle "Fattorie di Shebaa", occupata da Israele nel 1967. Altri raid aerei hanno inoltre avuto per obiettivo le colline di Qadmus, vicino al porto di Tiro (70 chilometri a sud di Beirut).

L'aviazione israeliana ha colpito inoltre le due principali basi aeree libanesi, Rayak e Qoleiat, sordo alle dichiarazioni di protesta provenienti da più parti. La giornata di ieri si è chiusa così con la campagna aerea più violenta che Israele ha lanciato in Libano negli ultimi 24 anni. Ma se la comunità internazionale si è limitata a lanciare un appello a Israele per la fine degli attacchi, la dichiarazione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è suonata come un vero e proprio avvertimento, che ha alimentato il clima di tensione già rovente. "Se commette un'altra idiozia e aggredisce la Siria, questo sarà sinonimo di un'aggressione a tutto il mondo musulmano e avrà una risposta sferzante", ha sottolineato Ahamadinejad.

Nelle ultime ore dunque il Libano ha subito una decisa escalation di violenza cui le forze di Hezbollah hanno risposto attaccando la città di Haifa, la terza piu' grande di Israele. Di qui l'effetto domino innescato a livello mondiale, alimentando tensioni geopolitiche -già esistenti con Iran e Corea del Nord-, scatenando l'impennata del greggio e i forti smobilizzi sulle piazze finanziarie globali.

Andrea


tag: Libano, Israele, Politica, Italia, Libertà, Viaggi, Cronache, Medio Oriente

in diretta dal Libano

Ciao a tutti,
vi ringrazio tutti per esservi interessati ed aver chiamato o provato a chiamare (le linee non funzionano benissimo).
A Beirut centro la situazione è tranquilla, non ci sono obiettivi sensibili e quindi non bombardano.
Nella notte hanno bombardato zone periferia sud a 3 max 4 km in linea d'aria dal centro (aeroporto, depositi carburanti, ponti e autostrada nonché centri di comando di hezbollah).
Ci sono molte vittime anche tra i civili. Hanno colpito anche la strada di accesso verso Damasco. Stanno infatti tentando di isolare il paese con un blocco delle vie di comunicazione. Potrebbero scarseggiare petrolio e luce elettrica nonche' altri generi se continua blocco navale ed aereo.
Si ha la sensazione che la comunità internazionale sia in contatto e spingendo per soluzioni diplomatiche.
I libanesi miei amici sono molto scettici perche' dicono che gli israeliani non finiranno se non quando avranno raggiunto l'obiettivo.
Non c'è da fare allarmismi per la nostra sicurezza, anche gli altri occidentali stanno aspettando cosa succede.
Andrea