martedì 2 marzo 2010

Wolfman

Il canovaccio dell'Uomo Lupo è antico quanto l'uomo (e una volta tanto vi rimando al wiki italico perché ben fatto), e credo sia tra i pochi ad avere una connotazione sessuale meno spiccata di quanto si possa immaginare, perché c'è di mezzo l'emulazione non voluta, l'infezione non ricercata.
Cioè: mentre il morso del vampiro è seducente ed ammaliatore, l'aggressività ferina dell'Uomo Lupo attiene al nostro terrore di esplorare il nostro lato animalesco, al non voler ammettere le nostre origini, a scansare quanto di bestiale sopravvive in noi. L'unico che ha provato scientemente ad esplorarlo è stato il Dottor Jekyll, ma sappiamo com'è andata a finire.
Certo è che non possiamo neanche assimilarlo all'idea della Bella e della bestia perché lì intervengono fattori differenti, tutt'altro che assimilabili al terrore ancestrale di un ululato.
I film che hanno affrontato l'argomento si sprecano, e a parte un caso straordinariamente felice (di Landis), e uno obbligatorio (con il "piccolo" Chaney, figlio di tanto padre), il resto è da dimenticare, compreso questo con Benicio Del Toro.
Storia vuota e prevedibile, dialoghi oltre il banale, Hopkins insopportabile spalletta, doppiaggio infantile e serioso, musiche già sentite, enfasi zero. Insomma: un'operazione deludente e priva di ogni qualsivoglia appeal
Se avete tempo da perdere, aspettate la sequenza del manicomio, l'unica degna di nota, e nel suo epilogo addirittura esilarante... ma con un blooper grosso così: come mai solo in questo contesto il bestione discerne e distingue le sue vittime, mentre nel resto del film fa un casino che lèvati?

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