sabato 5 novembre 2011

is "this must be the place"? #thismustbetheplace

Un film perduto, quasi fosse un materiale grezzo su cui ancora bisogna lavorare. Un film che per uno come Sorrentino suona quasi come una sconfitta: pochi momenti notevoli, affogati dentro troppi momenti deboli; una regia che si affida alla maestria anziché al mestiere; una messe di attori notevoli, usata veramente male.
Sorrentino è l’unico regista italiano con una visione coraggiosa del cinema, perlomeno qui in Italia, dove tutti si definiscono autori ma in pochi sanno capire e rispettare i propri limiti. Ogni suo film è stato sempre coerente, profondamente preciso, nitido e professionalmente ineccepibile.
Qui, invece, troviamo un regista italiano sbracato, con la valigia da emigrato raffazzonata con dello spago, che scimmiotta se stesso e i colleghi senza aver mai qualcosa di veramente coerente da dire.
Più che deluso (che è un sentimento che non mi appartiene), mi sono meravigliato di così tanti errori e di così tanto talento buttato al vento. Dico, hai Scion Penn dalla tua? Perché lo fai recitare così pedantemente? E perché lo rendi protagonista di una struttura a piramide sostanzialmente vuota, dove le basi cioè si reggono sulle capacità dei singoli e non sulla credibilità dell’insieme.
Tutte queste carrellate furbe, questi pianosequenza inutili, questo indugiare sul risultato emotivo dei dialoghi, sul parlato sin troppo perentorio (quasi delle sentenze)… insomma, ho rivisto il solito cinema all’amatriciana, provincialotto e bolso, in cui la guest star serve come specchietto per le allodole, e l'unica cosa che si salva sono le luci e la musica (peraltro spesso incastonata alla rinfusa).
Soprattutto ho già capito che questo film deve piacere per forza, perché dietro Sorrentino non c’è nulla, e il cinema italiano ha bisogno di mentire a se stesso prim’ancora che al suo pubblico. Tanto, i nostri critici italiani sono così collusi, che non ci sarà neanche bisogno di parlarne bene: ci penserà un pubblico sommamente timoroso.
Peccato…

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