venerdì 24 settembre 2010

le mille mozzarelle blu

In questi lunghi giorni ospedalieri non ho avuto il tempo di dedicarmi al mio sport preferito: dimostrare, cioè, con esempi banalissimi quanto sia diffusa la mediocrità tra gli odierni giornalisti italici. Tanto diffusa che a volte mi chiedo come diamine si possa avere un minimo di informazione, e cosa siano in realtà le notizie che abbiamo di fronte.
Pensavo che i giorni forzatamente allettati non mi avrebbero consentito di perseguire la mia marcia purificatrice, quando però dal nulla tra i miei compagni di stanza si è materializzato un mangimista, o meglio un tipo che si preoccupa di fornire alimenti ed infrastrutture di prima necessità alle fattorie e alle aziende di quasi tutto il Meridione. Un'occasione ghiottissima per imparare tante cose.
Ebbene, che cosa sarebbe realmente accaduto con le mozzarelle di bufala blu?
Il latte di bufala è bianco, quello di mucca giallo. Per poter spacciare quello di mucca per quello di bufala - e quindi guadagnare almeno il triplo, si usa un prodotto a base di clorofilla (quindi innocuo) che colora - appunto - quel giallo trasformandolo in un bel bianco perlato. Ne basta una goccia per cinque quintali di prodotto. Evidentemente l'addetto dev'essere scivolato sversando più clorofilla del dovuto, rischiando quindi/anche di svelare le basi di uno scandalo ben più grosso.
Perché, però, tutti i giornalisti - anche quelli che criticano sempre e solo i colleghi per sciatteria - hanno smesso di parlarne quasi subito? Ah, saperlo. Certo, se teniamo conto che dietro incidenti simili si nascondono interessi di società potentissime, la somma dei sospetti verrebbe spontanea... in malafede, per carità.

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