sabato 27 febbraio 2010

Falcão, ovvero come spostare una difesa

Di tutti i "nemici" che la Juventus abbia mai avuto, il migliore resta lui: Paulo Roberto Falcão, l'ottavo re di Roma.
Ma l'azione che meglio lo potrebbe rappresentare alle generazioni future è con la casacca della sua nazionale in Italia-Brasile 3-2, quando poi insieme a Pertini vincemmo in Spagna un'insperata Coppa del Mondo. Lui è sulla destra, a pochi metri dalla nostra area di rigore, con un cenno del bacino finta sull'estrema destra, e poi con straordinaria eleganza si sposta a sinistra per convergere al centro, la difesa si apre come un melone, e lui scocca un tiro di quelli che ancora oggi Zoff se lo sogna la notte, pareggiando temporanemanete una partita che ci regalerà altre mille emozioni.
Altre azioni nobili potrete seguirle nei contributi video che allego.
Sul piano personale, invece, quello che ricordo ancora nitidamente era la figura di una persona straordinariamente elegante, che sembrava non faticare mai, che stava sempre al punto giusto nel momento giusto, che non sprecava il suo irripetibile talento per mero individualismo, che aveva capito quanto fosse nodale il suo ruolo nella Roma di Liedholm e Viola... e che forse proprio per questo alla fine del ciclo si lasciò andare all'ingordigia, pretendendo un ingaggio troppo elevato per quegli standard. Forse sapeva che il ginocchio non l'avrebbe più fatto giocare come un tempo, forse - e finalmente - si stava dimostrando un terrestre come tutti noi.
E del resto che avesse un cuore e qualche timore lo dimostrò durante la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, quando cioè si rifiutò di tirare uno dei rigori (finale che a me costò una bella rimandatura in Storia, visto che il giorno dopo mi presentai in classe vestito di biancorosso, con pedante disappunto della baffuta suora laica professoressa).
Erano veramente altri tempi, e le polemiche del dopo partita erano pantomime cecione e quasi recitate che non lasciavano certo intravedere il commercialismo e le violenze che avrebbero poi affondato il calcio italico.
L'unica cosa che ancora non gli perdono (a parte ovviamente l'essere romanista) era la sua vocina: veramente brutta.

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