mercoledì 26 marzo 2008

la conquista dell'inutile, il libro di Werner Herzog

Werner Herzog è una rara perla nel panorama del cinema mondiale. Ha diretto straordinari capolavori sempre intrisi di forma, di estetica e di significati profondissimi, eppure sempre immediati, privi cioè di quelle banali sovrastrutture che spesso la contorta mente borghese elabora per dissimulare la propria ipocrisia.
Si sa, Herzog ha anche collaborato con uno straordinario monumento alla geniale psicosi qual era Klaus Kinski, con cui - tra i tanti film - ha girato Fitzcarraldo.
Di questa lavorazione parla in un suo libro che ha veramente del'incredibile: a differenza dei noiosi diari di registi saccenti che siamo abituati a sorbirci, è un testo bellissimo, pieno di evocazioni, di forza, di strutture nascoste. C'è anche una tenera e teutonica capacità di arrendersi spiritualmente alla bellezza limpida della natura più selvaggia, ma non per questo senza regole.
Chi è stato in Brasile, crede sempre di aver visto qualcosa di unico, di intimo e di privato che nessun altro è capace di capire e di poter vivere allo stesso modo. Ma poi, leggendo questo libro, si dovrà ricredere, perché Herzog ha saputo raccontare quei sentimenti meglio di chiunque altro, rendendoli veri e vivi e patrimonio di chiunque voglia riviverli.
Viene quasi il sospetto che l'Amazzonia sia un bluff che si manifesta per quello che sembra solo quando qualcuno voglia osservarla affettuosamente, per poi riprendere le sue sembianze reali, fatte di immaginazione e non di realtà.
Non credevo che un libro potesse prendermi a tal punto. Adesso è quasi un febbrile appuntamento serale, prima di crollare inesorabilmente dal sonno per poter dolcemente sognare formiche verdi che cantano opere liriche in compagnia di Nosferatu...


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