giovedì 25 marzo 2010

Alice nel paese di Tim Burton

Lo confesso: Tim Burton è uno di quei registi che mi commuovono sempre. Non so perché, ma è così, e con tutti i suoi film. Non solo: il tipo fa e dice sempre cose che vorrei dire io, come le vorrei dire io.
Non sopporto chi si aspetta qualcosa da qualcuno; per cui quando vado al cinema non mi aspetto un bel niente, specie da amici intimi come Burton. E ho fatto bene.
A fare gli intellettuali ad ogni costo mi vien da dire che Tim Burton è apparso a Lewis Carroll: tanto che alla fine il testo era già così burtoniano che era inutile lo girasse lui. Chiunque avesse provato ad avvicinarsi a questo metasimbolico e sessuato capolavoro, per renderlo al giusto avrebbe dovuto girarlo esattamente come ha fatto Burton. E paradossalmente alla fine di Tim Burton non resta nulla. Il testo più burtoniano possibile ed immaginabile è il film meno burtoniano che abbia mai visto.
Non so come spiegarmi: è come se Beethoven provasse a rileggere Bastiano e Bastiana di Mozart... in fondo l'ha già fatto, e ha tirato fuori la sua Terza Sinfonia... che alla fine non sembra di Beethoven.
Boh, alla fine sto diventando come il cappellaio matto (un perfetto Johnny Depp). Grande il gattone, stupendi i due gemelloni scemi, perfetta la Carter, molto bella la protagonista... che speriamo crescendo non si rifaccia nulla: è piena di difettucci burtoniani; vanno bene così.




1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Ale,
Come dimenticare Big Fish ? anche io lo considero uno dei miei preferiti visionary, tra quelli che ricordo! Anche quelli di animazione mi sono piaciuti, non mi ricordo i titoli. Alice tuttavia mi è piaciuto per cose singole, per episodi. Premetto che non ho letto l’originale, e penso che l’associazione brutti e cattivi non sia un messaggio edificante, anche se è stata sempre la base delle favole……
Bah! Mò mi è venuta così. Concordo con la buonissima qualità degli attori.
Lo rivedrò, ciao grazie
Andrea Troiano