venerdì 1 giugno 2007

breve carteggio con
Don Stefano Colombo

Come promesso, eccovi il breve carteggio intercorso tra il sottoscritto e Don Stefano Colombo - a molti noto per aver sottoposto una ferma e civile critica a Beppe Severgnini - sul fenomeno che ha accompagnato l'inchiesta della BBC (ieri NON ho visto Santoro).
Una doverosa premessa che lascio precisare al diretto interessato, coraggioso perché si espone in questa mia casa apparentemente livorosa e irruenta: il senso di un carteggio è che rimanga espressione "di getto" e non di rielaborazione, anche se - ripeto - mi rendo conto di aver generalizzato molto. Ma se qualcuno dovesse eccepire vedrò di spiegarmi meglio.

Inutile dire che il diretto interessato mi ha autorizzato a farvi leggere quanto segue, e lo ringrazio per questa sua generosa disponibilità.

Se farete commenti, dovrò prima farglieli leggere affinché possa rispondervi come meglio crede.



Gentile Colombo,

ho letto la sua lettera a Severgnini.

Naturalmente non ne condivido un granché, anzi (eppoi il suo distinguere tra pedofilia e adescamento è farisaico, se lo lasci dire).

Mi piacerebbe sapere cosa fa il Vaticano, di pratico, di concreto, contro questo tristissimo fenomeno.

Visto che lei si dimostra documentato, o appare come tale, perché non mi aiuta a capire cosa veramente state facendo contro questo schifo?

Cordialmente,

Alessandro L.


Guardi la distinzione mica la faccio io, ma coloro che studiano il problema: è piuttosto evidente la differenza che esiste tra l'atteggiamento predatorio verso bambini indifesi e quello verso adolescenti che hanno una maturità personale, ed anche sessuale, molto diversa. Tanto è vero che certi comportamenti erano codificati in Grecia e Roma, mentre non lo era l'abuso di bambini.

La mia esperienza in America è di una situazione grave. Che ha scosso la Chiesa dalla parte della gente, che si è sentita tradita - giustamente - dai vescovi che hanno sottovalutato il fenomeno.

La reazione fu persino in taluni casi di mandare i preti colpevoli in cura psichiatrica. Alcuni furono - dopo le cure - rispediti in parrocchia e fecero altri danni. Da qui la protesta - SACROSANTA - della gente.

La Chiesa ha un suo diritto interno che precede di secoli quello degli stati, e rinunciarvi non è ipotizzabile. Ma tale diritto si è rivelato assai problematico, in casi come questi.

Quello che la Chiesa ha fatto concretamente è, nell'ordine:

- una dura politica di rimozione immediata di qualsiasi sacerdote di cui si sospetti qualche irregolarità

- una maggior severità nello screening psicologico dei candidati al sacerdozio

- una maggior apertura della Chiesa in quanto tale alle autorità competenti, per le indagini. Questo, devo dire, ha implicato qualche prezzo molto pesante: l'isteria - forse inevitabile - che tali eventi hanno provocato, ha visto vari preti accusati in base a dicerie, la cui vita è stata rovinata, e che poi si sono dimostrati innocenti.

In Italia c'è stato persino un sacerdote che si è suicidato, per poi essere assolto in giudizio.

Questa nota, come anche il caso di Rignano, dove non ci sono sacerdoti coinvolti, dimostra come sia molto pericoloso e profondamente ingiusto trattare con puro sdegno questi casi, che sono tutti e sempre (che siano coinvolti sacerdoti o meno) profondamente delicati.

Se vuole, questo aggiunge un altro motivo di critica alla maniera brutale con cui i media di solito trattano questi casi.

Un saluto.

Don Stefano Colombo


Be', non condivido l'approccio così schematico - anche perché credo che il tragitto verso una certa maturità psicosessuale (mi passi il termine) si sia veramente allungato.

Di conseguenza se la definizione giuridica di pedofili resta negli ambiti da lei impostati, quella sociale andrebbe rivalutata.

Di converso, trovo la sua eloquenza e le sue attitudini veramente stimolanti.

Mi piacerebbe ospitare questo breve carteggio sul mio blog, sempre che non le crei problemi, visto che sono ateo e - benché etero - totalmente solidale e agguerrito per tutto ciò che riguarda i diritti dei gay.

Un saluto,

Alessandro L.


Caro Alessandro,

se ritiene che le poche cose sconnesse che ho scritto siano un contributo, faccia pure. Anche se tutte le volte che mi rileggo avrei sempre voglia di correggermi in vari punti.

L'approccio schematico è dovuto al mio riassunto non alle proposte in sé. Oggi tutti coloro che entrano in seminario sono sottoposti ad esami psicologici.

A questo si aggiunga che le persone che decidono di entrare in seminario sono spesso molto più adulte di quanto succedeva in passato.

Molti vi accedono dopo la laurea.

Io sono entrato in seminario a 29 anni.

Su questo argomento colgo l'occasione per farle notare che quando il Vaticano pubblicò il documento in cui si annunciavano delle misure ad hoc per seminaristi che avessero preferenze omosessuali, si gridò all'omofobia.

Ma ben pochi osservarono che il documento non diceva: "chi è omosessuale non può fare il prete", bensì che c'è una difficoltà maggiore, per una persona omosessuale che si ritrova a vivere in una comunità la cui legge, liberamente scelta, è il celibato, ma dove non sono presenti normalmente donne. Questo è oggettivamente un aiuto per la persona eterosessuale, che inizia una vita simile (rende il passaggio graduale) mentre non lo è per una persona omosessuale, che anzi si ritrova in un ambiente dove la componente maschile è fortemente sottolineata, in modo imparagonabile alla convivenza normale.

Chi, essendo omosessuale, non avesse una maturità personale (e quindi anche sessuale) adeguata, si ritroverebbe inevitabilmente molto provocato.

Questa non è discriminazione, è puro buon senso, eppure i media hanno presentato quel documento in quel modo assurdo. Ancora una volta ci sarebbe da domandarsi il perché...

Un saluto.

Don Stefano Colombo




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1 commento:

Luca ha detto...

Sarà perché sono omosessuale, ma quando uscì la notizia, giudicai (e continuo a farlo) tutta la faccenda molto omofoba. La Chiesa (ma non solo lei) continua a fare invece l'errata equazione omosessualità=pedofilia (sperava dunque di mettere una toppa alla grave falla degli scandali pedofili in questo modo, accusando cioè la categoria dei gay "infiltratisi" nelle maglie vaticane).
Il problema alla base della Chiesa è secondo me la rimozione forzata (almeno in apparenza) di una componente fondametale di un individuo: la sessualità. Difficile sublimarla a mio avviso in qualche modo che non risulti col tempo dannoso per sè stessi o per gli altri; reprimere la propria sessualità solitamente porta a nevrosi e/o devianze sessuali patologiche. Sono convinto che permettere una vita sessuale sana anche agli uomini (e donne) di chiesa migliorerebbe di molto la vita degli stessi e permetterebbero una sana diminuzione delle loro condanne sessuofobiche che da millenni affliggono l'umanità.