venerdì 21 gennaio 2011

spinoza ancora una volta insulta i morti

Afghanistan, un morto e un ferito. Sono italiani. Specialmente quello morto.
(L’ennesima vittima italiana. È incredibile che con queste notizie ci aprano ancora i tg)
Un soldato italiano ucciso e un altro ferito in un conflitto a fuoco. Illeso il pianista
Sembrava che l’alpino fosse caduto vittima del fuoco amico. Poi il sospiro di sollievo.
Queste perle di inciviltà sono apparse sull'ultimo post di Spinoza, come se la "libertà di satira" consenta automaticamente di mancare di rispetto ai ragazzi che abbiamo mandato a morire per qualcosa che credo non sia chiaro nemmeno a molti di loro.
Certo è che provare ad esprimere sdegno e fastidio per questo approccio (per tacer di una battutaccia anche sul cancro), significa subire sempre e solo l'insulto.
Ne avevo già parlato qui e qui, subendo commenti nei due post veramente eterogenei, alcuni interessanti, molti incivili.
Quello che disorienta è l'approccio sistematico - e condiviso - che i commentatori/lettori e i proprietari del blog hanno contro chi non la pensa come loro (scrutate i commenti fino alla fine): si va sul personale (addirittura sul privato), sulla definizione gratuita ("lavora in Rai!", come fosse un reato), sull'insulto, e cose simili. 
Addirittura c'è chi tira fuori il mio romanzo, denigrandone l'autopubblicazione (che per definizione è un gioco semiserio che non fa male a nessuno), sminuendone l'intenzione, appoggiandosi a frasi fatte e a un riassumere la mia personalità con epiteti gratuiti e cretini.
Eppoi, perla delle perle, si mischiano le carte tra i miei commenti in loco (diretti a personaggi diversi, e quindi diversi per approccio e intenzioni) e a frasi prese a caso da questo blog, per poter restituire un'idea solo negativa - vaga ma efficace - del sottoscritto, lontana mille miglia anche dai miei peggiori difetti, addirittura contraddittoria nella forma e nella sostanza.
Il bello è che dentro Spinoza, spesso si addebita a Berlusconi l'incapacità di accettare critiche, si addebita a Berlusconi il buttarla sempre in caciara, si addebita a Berlusconi la maleducazione al confronto, e poi ci si comporta esattamente come lui e i suoi sodali.
La domanda, allora, sorge spontanea: che differenza c'è?
Forse è proprio vero che i difetti che addebitiamo solo a Berlusconi, in realtà sono attitudini tipicamente italiche.
Che peccato...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Lavorare in RAI non è certo un reato ma neanche qualcosa da sbandierare un giorno sì e l'altro pure. Certo che l'ansia di visibilità, di cui il blogger è malato per antonomasia, è raramente giustificabile. La maggior parte di noi non ha nulla di particolarmente interessante da offrire al vasto pubblico. Il vecchio e buon diario di una volta, il quaderno da tenere rigorosamente chiuso nel cassetto, è una tradizione da non buttar via, secondo me.

AL ha detto...

RISPOSTA IN DUE PARTI
PARTE 1

Potrei sbolognare l'autore di siffatte sciocchezze con l'epiteto "cretino", e poi chiuderla così. Però a me serve questo tipo di sciocchi individui per dimostrare quanto berlusconismo alberghi in una parte massiccia degli italiani, anche in quelli che non lo votano e addirittura gli votano contro.
Punto primo - il creti... il commentatore non si firma. L'anonimato - la viltà che si cela dietro ogni forma di anonimato - è un vizio molto italiano, molto cattolico, molto popolano: ci si cela dietro al mucchio, si dice la frase ad effetto, si cavalcano luoghi comuni, e ci si sente degnamente soddisfatti. I coglioni, quelli del coraggio ovviamente, non esistono perché vengono sostituiti con i coglioni, quelli cioè che ci circondano approvando la nostra assenza di coraggio.
Punto secondo - il nostro creti... commentatore reputa che io abbia parlato "un giorno sì e l'altro pure" della Rai, addirittura "sbandierandolo". Numeri alla mano, questo blog è nato il 13 gennaio del 2006, e ha prodotto sinora 3479 post, di cui solo 114 dedicati alla Rai. E in questi 114 post dedicati alla Rai ho evidenziato ingiustizie ai danni dei miei colleghi precari, o incongruenze di certi noti conduttori. Dov'era il nostro anonimo commentatore? Chissà... il punto è che l'italiano medio scorreggia anziché argomentare, e anche in questo caso l'anonimo non si renderà mai conto di aver detto una sciocchezza. Quindi, il nostro cret... commentatore, anziché entrare nel merito dei miei post sulla/contro la Rai, ha preferito dire una parte della verità, quella più facile (cioè che ne parlo, che è vero), dimenticando furbescamente e in malafede sia la quantità delle volte in cui l'ho fatto (e quindi/anche delle percentuali sul tutto), sia la qualità degli interventi. Dire "lavoro alla Rai", significa "conosco le cose di cui parlo". Se poi un creti... commentatore la vuole vedere in altro modo, è perché alla gente rode il culo a mille non lavorare in Rai, e ha un'invidia sesquipedale per noi dipendenti. Le cose, mi spiace, bisogna conquistarle: il nostro commentatore anonimo è pregato di provare a entrare qua dentro con la pulizia e il rigore con cui ci sono riuscito io, e a provare a lottare per una Rai giusta, la metà di come ci provo io. Poi ne riparliamo.
Punto terzo - L'"ansia di visivibiltà" sarebbe una malattia tipica del blogger; e a scriverlo è colui che però non si firma, e addita agli altri la sua di malattia: entrare cioè a gamba tesa a casa altrui senza argomentazione se non il suo qualunquismo finora dimostrato oggettivamente. Tipico dell' italiano medio, no? Un po' come quando ti interrompono continuamente mentre parli, e se tu chiedi rispetto e di poter concludere la frase, ti rispondono con un bell'"ao', ma stai a parla' sempre tu". C'è poi il gravissimo imperativo che vede il nostro anonimo decidere quand'è "giustificabile" essere un blogger e quando non lo è. Togliete la parola blogger e metteteci "giudici" e il meccanismo berlusconiano di questi giorni c'è tutto, in ogni suo piccolissimo dettaglio. Imbarazzante... e per due motivi: il primo, è assoluto, e non ha bisogno di ulteriori spiegazioni (la libertà è libertà... con certe regole che non vanno certo decise dal nostro commentatore); il secondo, è contestuale, ove cioè se si parla bene di Spinoza si è giustificati, se si dice che spesso Spinoza scrive merda contro i morti e meriterebbe che gli autori di certe porcherie subiscano qualche squartevole punizione, allora non si è "giustificati". Follia allo stato puro, tipica - sempre - dell'italiano medio.

AL ha detto...

RISPOSTA IN DUE PARTI
PARTE 2

Punto quarto - L'interpretare il proprio pensiero come un pensiero diffuso è un'altra tipica forma di vigliaccheria (il "come tutti", del resto, è quel modo sciocco con cui replicano alle vostre lamentele, negandovi importanza e consolazione). Leggete bene questa frase, perché è più che cretina, è un andazzo tipicamente italico: La maggior parte di noi non ha nulla di particolarmente interessante da offrire al vasto pubblico... e cioè? Voglio dire, se il nostro cretino non crede di poter dire qualcosa di interessante, perché entra a casa degli altri dicendo che sarebbe interessante dire che non abbiamo niente di interessante da dire? Ma poi: se le cose stanno così, perché va in giro a leggersi i blog e perde tempo a leggermi, e perde tempo a farmi notare che leggermi è una perdita di tempo? Eppoi, chi ha stabilito che qualità e quantità debbano coincidere?
Punto quinto - La frase sul diario da tenere chiuso nel cassetto, raggiunge l'apice all'italianità tipica del commentatore. Oltre alla velata allusione omofobica (ma è uno standard anch'esso italico: scrivere è da checche; leggere da femminucce), c'è in nuce la volontà di irregimentare una qualsivoglia forma di minoranza dentro le pareti dell'ovvietà popolana: meglio tacere, anziché dissentire; meglio tenersi dentro di sé le contrarietà, anziché evidenziarla.
Vi dirò: se veramente avessi fame di visibilità senza alcun discernimento, i modi e i tempi li conosco già, anche perché i contatori mi dicono esattamente cosa piace ai lettori e cosa no. Io non preferisco essere "contro" tanto per esserlo, come diceva per esempio Nanni Moretti (che notoriamente mi sta sommamente sugli zebedei), ma indicare con argomentazioni valide certe incongruenze di altri che hanno seguito, che si dichiarano dalla mia parte, che vengono reputati migliori o addirittura il "nuovo che avanza".
La mia lotta senza quartiere - da isolato e da ridicolo, lo so - contro le conventicole di Sofri, Costa, Cerasa, Rocca, Renzi, Fazio, Santoro e dei salotti sinistrorsi, mi porta solo fastidio, dolore e preoccupazioni, e certo pochissimo pubblico. Ci sono quelli che fanno a gara a dire la loro prima degli altri - urlando più degli altri (così raggiungono le vette di blogbabel o di wikio): ma io non ne sono capace, e non riesco neanche a pensarlo. È faticoso e stancante - credetemi - "avvertire" continuamente i lettori, e indicare certe schifezze, e vedere che se ne interessano in pochi.
Ogni santo giorno mi dico: machiccazzomelofaffare? La gente anche "contro" ha scelto di adeguarsi, di adattarsi a certi falsi profeti, magari più aggressivi, più maleducati, ma furbi nel saper dire e scrivere quello che la gente vuole leggere e sentire.
In fondo anche questo è berlusconismo.
Ma non lo dico perché sono in evidente e faticosa minoranza, ma perché proprio questi qui sono la maggioranza, e io non riesco a vederli accanto a me...
Eppoi, ultimo punto: ma questo incosciente e incommensurabile cretino, forse ama certe battute screanzate e incivili sparate nell'ultimo post di Spinoza? Ci si riconosce? Be', allora può anche non leggere il mio blog: preferisco avere un solo lettore, ma che sappia rispettare i nostri soldati che muoiono al fronte.