Mettendo a punto un inedito metodo di ricerca storica e prendendo a bersaglio l'immagine «chimerica» del mondo greco e il donchisciottismo dei filologi - invitati ad andare a scuola dagli etnologi e dagli antropologi -, Nietzsche passa in rassegna le contaminazioni straniere di cui è impregnata la religione greca.
Un testo che si fa divorare, imponendoti con grazia di andare avanti e poi avanti e quindi avanti, fino all'ultima pagina.
La cultura greca, la sua capacità di amalgamarsi (anche violentemente) e comunque riconoscersi nonostante fosse inizialmente dispersa tra contesti sparsi, quasi "provinciali", per poi esplodere in una sorta di apparente unicum che ancora oggi ci lascia a bocca aperta.
Come il nemico cancellava l'esistenza di uno Stato nel momento in cui s'impossessava, con l'astuzia o con la forza, delle reliquie protettrici, così ogni vincitore otteneva il soggiogamento o l'emigrazione di una tribù per prima cosa attraverso il rapimento delle sue immagini protettrici: costume antichissimo.
Nietzsche riesce nel difficile compito di andare in profondità, di analizzare minuziosamente ogni singolo elemento delle differenti culture, delle contaminazioni subìte o accolte, appassionando il lettore con rara empatia.
L'intera natura non è altro che la somma di azioni emananti da esseri dotati di volontà e coscienza, dunque una somma di atti arbitrari. In rapporto alle cose esterne, non esiste alcuna possibilità di prevedere che esse andranno in un determinato modo. Ciò che è pressappoco sicuro, prevedibile, siamo noi: l'uomo è la regola, la natura è assenza di regole.
Diventa affascinante esplorare anche il valore della religiosità ellenica, che sembra confermare una sorta di archetipo ipotetico cui ognuna delle singole realtà si conformò durante la lenta assimilazione nell'unicum geopolitico.
Il senso del culto religioso è quello di influenzare ed esorcizzare la natura a nostro vantaggio, vale a dire, di imprimerle una legalità che di per sé non possiede; mentre oggi si vuole conoscere la legalità della natura per potervisi conformare. In breve, il culto religioso riposa sulle rappresentazioni della magia tra uomo e uomo; e il mago è più antico del sacerdote. Ma riposa allo stesso modo su altre e più nobili rappresentazioni: presuppone il rapporto di simpatia tra uomo e uomo, la benevolenza, la riconoscenza, l'esaudimento delle preghiere dei supplici, il patto stipulato tra nemici, i pegni, la protezione della proprietà, e così via.
E se la nostra etica è ormai personale e personalistica, non lo era quella ellenica, così responsabile verso sé stessa e le sue componenti.
Oggi la colpa è considerata come una macchia personale, ma nei tempi antichi il misfatto del singolo era visto come un'empietà dell'intera tribù, un oltraggio alla divinità la cui vendetta ricadeva sull'intera tribù.
Nonostante sembri un testo tecnico, strutturalista, antropologico, ha la capacità di spiegare in maniera chiara e lucida ogni possibile angolo dei mille rivoli culturali che hanno caratterizzato il fiume ellenico, quella piena di meraviglie che solo la cultura romana ebbe la capacità di accogliere, trasformare e in parte oscurare con la propria cultura, altrettanto contaminata e contaminante.

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