Diciamo che potremmo aprire la descrizione con la fine, un commento buttato là: "che vuoi che sia?".Poi, camminando a ritroso, potremo renderci conto che nessun genitore dice più "no".
Infine arriviamo all'inizio, da una pallonata: distacco della retina, operazione d'urgenza, alla Tac risulta qualcosa di più grave, il pensionando passerà un anno di tribolazioni perdendo anche l'opportunità di un rinnovo contrattuale per altre due stagioni che gli avrebbe certo fatto comodo.
L'ambiente: Testaccio, il bellissimo rione a ridosso dell'Aventino, il più antico colle romano, da dove cioè Romolo si dice abbia scagliato la lancia che si conficcò nel Palatino per poi fondare la Città Eterna.
Testaccio ha tre amplissimi campi sportivi gratuiti, uno parrocchiale e due scolastici (aperti e controllati fino a sera), una piscina dai costi contenuti, due campi di calcio a basso costo che possono essere affittati da più genitori contemporaneamente al ritmo di pochissimi euro al giorno.
C'è anche una lunga pista ciclabile che percorre tutta via Rubattino, con annessa riva ciclabile subito dopo il Ponte Sublicio (anch'esso tra i più antichi di Roma, più di Ponte Milvio).
E invece i ragazzi si concentrano qui, al centro di Piazza Santa Maria Liberatrice, uno slargo asfaltato e delicatamente alberato tutt'altro che attrezzato e ricco invece di insidie fisiologiche, dove passano e riposano persone anziane, bimbi in carrozzina, esseri umani insomma, liberi di vivere come si dovrebbe in un ritrovo così bello e sicuro.
In più, nel giro di pochi metri le auto che transitano rischiano o di prendere pallonate che potrebbero compromettere l'attenzione alla guida, o di investire imprevedebili e improvvisati calciatori presi dalla legittima foga del gioco.
A riguardo già solo il Codice della Strada vieta qualsiasi attività sportiva al di fuori degli spazi previsti: ma qui non siamo nelle aride periferie; qui gli spazi ci sono a volontà e pure coperti da assicurazione per eventuali infortuni.
Non solo, ma più i pupi crescono e più aumentano i comportamenti fuori luogo: con motorini e biciclette sui marciapiedi slalomano tra persone anziane e fastidiosi esseri viventi, oppure scatenano ovunque cani sguinzagliati e cacherecci, stereo ad alto volume, atti di vandalismo sulle infrastrutture e cose simili... perché?
Perché provare a dire "no", provare a far capire che la loro libertà è ben che tutelata in appositi confini significa subire l'aggressione dei genitori e il "che vuoi che sia" dei passanti.
È un po' come quando certe deficienti attraversano la strada buttando avanti prima la carrozzina col figlioletto. Il "ricatto" dell'infanzia, insomma. È un bambino? Può fare quello che cazzo gli pare. Punto e basta.
E quando poi sono adolescenti, cosa sono diventati? Questo?
Per la cronaca: ora il vecchietto ci vede, ma non esce più di casa: gli hanno estirpato la sua piazza, le sue panchine, i suoi spazi. Nessuno gli ha mai chiesto scusa. Nessuno ha punito l'autore della pallonata.
venerdì 27 novembre 2009
come nasce un bullo
lo stipendio della presa
Come ho più volte raccontato, il mio stipendio medio netto è di 1,097 euro. Meglio non ribadire il mio curriculum e cose simili perché sarebbe una perdita di tempo. Soprattutto meglio non ricordare il mio j'accuse contro i luoghi comuni sul come e del perché veniamo trattati come veniamo trattati.
E meglio non ricordare come vengono sfruttati i precari, perché sarebbe da impugnare i forconi e disintegrare tutto.
Facciamo finta che io sia un travet senza identità. Da due anni il nostro contratto era scaduto: sostanzialmente ci dovevano 15,000 euro lordi a capoccia (più o meno, ma ci stiamo vicini). Il simpatico sindacato e la simpatica azienda sono giunti a un bel compromesso: 3,000 euro immediatamente e non se ne parla più.
Quindi dovrei avere una bella busta paga per novembre, dicembre e gennaio. E così sarebbe. Poi però scendi nel dettaglio e scopri cose che voi umani, eccetera: per un lordo di 2,855 euro mi ritrovo un netto di 1,920. Poco meno di 1,000 euro svaniti in voci su cui è meglio non indagare, perché sarebbe da impugnare i forconi e disintegrare tutto.
giovedì 26 novembre 2009
ogni forma è violenza
Ieri pomeriggio un tipo si è presentato nel mio ufficio alla ricerca di un collega con cui collabora a un progetto culturale. In sua compagnia c'era una ragazza russa, molto alta, sicuramente bella, perlomeno per gli stilemi televisivi attuali, vestita pudica, entro istintivi e collaudati confini del "mostrare senza far vedere".
Quel poco tempo che li ho intrattenuti (più per cortesia che per interesse/necessità) lui non ha fatto nient'altro che ammiccare, non dico platealmente, ma con il chiaro e poco implicito intento di vantarsi di una "cosa bella" che sua non era ma di cui lui - appunto - deteneva l'esclusiva della conoscenza, di cui lui aveva esplorato quel minimo di intimità definito "amicizia" (anche quando ci si conosce da poco... l'"amicizia, quella vera è più profonda, lo sappiamo).
Durante questa messinscena una telefonata lo ha interrotto sul più bello, costringendolo ad assentarsi temporaneamente. Nel giro di pochi secondi quella "cosa bella" ha dimostrato di essere colta, intelligente, equilibrata, addirittura laureata!
Per carità, non sono incorso nello stesso errore del nostro "amico", ma il mio cervello (istintivamente incapace di "sguardare" scollatura o forme) ha intuito quanta differenza sostanziale ci fosse tra quel pianeta femminile e il nostro pianeta maschilista. Retoricamente ho percepito come "violentata" quella fanciulla, anche e solo dal comportamento "innocente" e vanitoso del tipo.
Incidentalmente proprio ieri si è celebrata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.
donne, è arrivato l'arrotino
La Commissione sanità di Palazzo Madama vota a maggioranza (Pd contrario) un documento che ferma la pillola abortiva. Si dovrà attendere un parere del Ministero della Salute sulla compatibilità con la legge sull'aborto /
Thanksgiving
| Alessandro -- Tomorrow, Thanksgiving Day, Americans across the country will sit down together, count our blessings, and give thanks for our families and our loved ones. American families reflect the diversity of this great nation. No two are exactly alike, but there is a common thread they each share. Our families are bound together through times of joy and times of grief. They shape us, support us, instill the values that guide us as individuals, and make possible all that we achieve. So tomorrow, I'll be giving thanks for my family -- for all the wisdom, support, and love they have brought into my life. But tomorrow is also a day to remember those who cannot sit down to break bread with those they love. The soldier overseas holding down a lonely post and missing his kids. The sailor who left her home to serve a higher calling. The folks who must spend tomorrow apart from their families to work a second job, so they can keep food on the table or send a child to school. We are grateful beyond words for the service and hard work of so many Americans who make our country great through their sacrifice. And this year, we know that far too many face a daily struggle that puts the comfort and security we all deserve painfully out of reach. So when we gather tomorrow, let us also use the occasion to renew our commitment to building a more peaceful and prosperous future that every American family can enjoy. It seems like a lifetime ago that a crowd met on a frigid February morning in Springfield, Illinois to set out on an improbable course to change our nation. In the years since, Michelle and I have been blessed with the support and friendship of the millions of Americans who have come together to form this ongoing movement for change. You have been there through victories and setbacks. You have given of yourselves beyond measure. You have enabled all that we have accomplished -- and you have had the courage to dream yet bigger dreams for what we can still achieve. So in this season of thanks giving, I want to take a moment to express my gratitude to you, and my anticipation of the brighter future we are creating together. With warmest wishes for a happy holiday season from my family to yours, President Barack Obama |
| Paid for by Organizing for America, a project of the Democratic National Committee -- 430 South Capitol Street SE, Washington, D.C. 20003. This communication is not authorized by any candidate or candidate's committee. |
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mercoledì 25 novembre 2009
freddure da stanchezza
C'era un orologio fermo in salotto. Gli ho detto "si accomodi", e ha camminato.
Un poliziotto trova una caramella nel luogo di un delitto: è convinto che menta.
Haneke, ovvero:
quando il pubblico recita
Alla fine ce l'ho fatta: il colore era sempre bianco, ma non quello dello Spazio con la Buy.
Insomma, ho visto Il Nastro Bianco di Haneke, un capolavoro indescrivibile.
Non tanto perché mozza il fiato all'istante, ma perché ti arriva dopo; e - appunto - non riesci più a descrivere e decifrare le numerose mazzate psicologiche che ti arrivano addosso da ogni dove quando meno te lo aspetti.
La leggerezza della regia, delle recitazioni, della (straordinaria) fotografia, del metodico montaggio, tutti insomma partecipano alla cerimonia soffusa e minimalista che racconta fatti e situazioni a ridosso di un qualsiasi villaggio tedesco poco prima del gesto modernista di Gavrilo Princip.
La microquotidianità, le caratterizzazioni, gli eventi così duri ma presentati con semplicità disarmante. Un finale che finisce ma non termina. Dove, cioè, ci interessano poco i colpevoli o gli innocenti: perché la vita non ha bisogno di codardi o di eroi, ma di persone che la sappiano vivere con dignità. E che forse alla fine l'unico che ne ha da vendere è il fattore che deve governare un figlio ormai grande e "rivoluzionario".
Fa impressione constatare ancora una volta come Haneke obblighi il pubblico a "recitare". Cioè: le sue inquadrature alludono, ma senza furbizia o voyerismo. È l'immaginazione dello spettatore che si incanala forzatamente dentro contesti e situazioni che non vede ma che sa che ci sono. E poi lo stesso spettatore si vergogna di aver immaginato "per forza" certe cose, perché si rende conto di essere marcio dentro tanto quanto quei personaggi di/mostrati con tanta semplicità.
Insomma: finalmente un film degno di attenzione, una pietra miliare di un modo di fare cinema "colto" senza fronzoli e senza salotti tra i piedi.
ics my vote
Se si votasse domani mattina, l'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli otterrebbe il 2,1% dei consensi, "rubando" voti al Partito Democratico, al Pdl e pescando nel bacino degli indecisi.
[...]
Ad oggi, questo terzo polo varrebbe circa il 10%. Merito delle forze fresche rutelliane ma merito soprattutto di una Udc in ottima forma e in costante ascesa, data al 7,2% e capace di guadagnare nell'ultimo mese quasi un punto e mezzo percentuale. Completerebbe il quadro il Movimento per le Autonomie, costante al 1,1%.
L'analisi continua qui.
giustizia Giustizia
Guardiamo questa farsa del Processo Breve.
Il fatto che se ne parli solo ad ogni rischio di carriera berlusconiana dovrebbe già destare un minimo di allarme. Invece cosa fanno i nostri gonzi? Anziché spostare i termini del tutto, ed evitare un dibattismo inutile e legittimante, danno implicitamente la stura alle lamentele del Pdl per poi infognarsi proprio e solo dentro la dialettica pretestuosa e stabilita dal Pdl stesso. L'arena degli argomenti resta quindi risicata e fragile. Ma nessuno dei nostri prova a scalfirla. Perché?
Perché io credo che in fondo ci sia una sorta di grado di ricattabilità morale reciproca, per cui non essendo i nostri così puri come la danno a bere a noi, evitano di fatto di confrontarsi su temi assoluti, limitandosi quindi al chiacchiericcio da piani alti che a noi non porta nulla se non scoramento.
Lo dimostra il fatto che le carceri son piene. E anziché svuotarle dai poveracci, anziché ridisegnare una strategia giuridica assoluta che determini il vero senso della Giustizia (con la "g" maiuscola), anziché portare tutti non tanto a un senso dei "valori condivisi" (perché la "condivisione" all'italiana è solo un furbo compromesso tra le parti elitarie) ma a valori assoluti sotto cui bisogna piegarsi e autodisciplinarsi, ci porta e comporta solo decidere se Berlusconi debba andare in galera o no.
Tant'è che di fatto il Pdl usa come specchietto per le allodole il dramma assoluto della giustizia lenta, per poi preoccuparsi fattivamente solo di difendere Berlusconi; il centrosinistra, invece, usa il dramma relativo della giustizia lenta, solo per poter poi mettere Berlusconi in galera.
Sul piano dialettico - e nazionalpopolare - vince la furbizia del Pdl, che infatti ha più successo. Sul piano morale - ed elitario - vince la retorica del centrosinistra, che infatti perde elettori.
Ma di fatto la Giustizia resta lenta, e Berlusconi resta al suo posto.
Se non è un fallimento che ci avvolge tutti, ditemi voi cos'è.
Se non è una presa per il culo, ditemi voi cos'è.
martedì 24 novembre 2009
segreti da tenere segreti
Che Coppola sia un genio non c'è neanche bisogno di dirlo, tanto gli dobbiamo per aver messo al mondo Apocalypse now, i vari Padrino, Dracula, Rusty il selvaggio, Cotton Club, I ragazzi della 56esima strada e Giardini di pietra.
E ricordiamoci che oltre alle pellicole ha contribuito a mettere al mondo una figlia visionaria e intelligente come poche.
Ma che bisogna prenderlo a pizzoni per come ha ridicolizzato il suo ultimo film, anche questo è indubbio.
Grandissima fotografia, per carità; musiche egregie (sia quelle originali che quelle da catalogo); montaggio sapiente del fidissimo Murch... ma qualcosa non torna, e di brutto.
Innanzitutto la storia, molto "telefonata" e prevedibile, che quindi rende lento e quasi insopportabile l'evolversi della vicenda (tutt'al più ci si sbaglia sul mittente della "sorpresa", ma poco conta).
Poi la scelta di Alden Ehrenreich come perno dell'intera vicenda: è così identico a Leonardo di Caprio (ma più inespressivo) che se avessero girato insieme la famosa scena dello specchio, ci saremmo divertiti di più.
Infine il manierismo delle inquadrature nodali e dei tempi narrativi: Coppola imita la figlia , ma con un voyerismo finto estetico e un po' alla Aubrey Beardsley, che disorienta e irrita.
A leggere i critici nostrani e non, questo film sarebbe un capolavoro. Francamente mi sfuggono i criteri con cui vengono elaborate queste visioni. Io brutalmente uso sempre come riferimento mia moglie: se è presa, il film vale; altrimenti c'è qualcosa che non va.
lunedì 23 novembre 2009
il suo nome è Moore,
Roger Moore
Ci sono attori che sono simpatici, sempre e comunque. Punto e basta.
Simpatici senza motivo, senza un ricordo particolare, senza che abbiano fatto chissà cosa: Roger Moore è tra questi.
Da Ivanhoe, passando per Simon Templar, per Attenti a quei due, per I quattro dell'oca selvaggia, per finire a tutti i suoi 007, Roger Moore è bello, ironico, divertente e con un viso che si è adattato bene ai cambiamenti del clima cinematografico.
In questa simpatica autobiografia lo conoscerete a fondo (dalla sua "modesta" prospettiva, è ovvio).
Vi dirò, a volte sono meglio questi scritti ricchi di aneddoti, curiosità, magari anche con leggeri pettegolezzi e tanti sorrisi, piuttosto che certi saggi che impiegano cento pagine a decriptare l'incommensurabilità di un simbolico starnuto.
Evviva Roger Moore, evviva l'ironia.
i dubbi dell'ora di pranzo
Prendete il vostro pc, accendetelo e poi buttatelo nell'acqua. Cortocircuito assicurato, direte voi. Vero, ma fino ad un certo punto. Perché un qualsiasi tecnico navigato (è il caso di dirlo) potrebbe comunque tirar fuori dall'hard disk documenti, file e un mucchio di cose insospettabili.
Dunque: se io volessi veramente distruggere un pc con documenti che mi compromettono, gli darei fuoco insieme a tutta la stanza, con tanto di testimone pericolosa addormentata/rintronata/impotente dall'abuso di farmaci e alcol.
Quindi: perché hanno dato fuoco alla casa di Brenda, infilando nell'acqua il suo pc? Per preservarlo, altroché.
Conclusione: qualcuno ha mandato un messaggio ben preciso a qualcun altro.
Non solo il mistero s'infittisce, ma abbiamo in giro tre persone pericolose. Nell'ordine: l'autore materiale dell'incendio/omicidio, il ricattatore che ha commissionato questo sghembato meccanismo... e il ricattabile.
Non mi sembra un bel panorama.
in the court of crimson king
Eccolo qui: il capolavoro dei King Crimson ripulito e perfettamente a suo agio coi suoni contemporanei, mantenendo al tempo stesso sapori e colori di una registrazione ormai datata.
Un'operazione che non è solo commerciale (c'è qualcosicchina in più, oltre a un dvd con varie versioni sonore per i più esigenti e un video niente male), ma anche artistica.
Io ho anche l'ormai vecchia versione in cd, e vi posso assicurare che la differenza si sente. Eccome. E lo dice uno che non ama i remasters dei remasters dei remasters di mia nonna. Perché stringi stringi sono differenze che potresti apprezzare solo con megaimpianti dai costi esorbitanti.
Insomma la copertina col faccione è viva e lotta insieme a noi. E ancora oggi quando sento qualche 'gnurantone non sapere la portata storica di questo capolavoro, o l'importanza e l'attualità della tecnica di Fripp, mi viene da sprangarlo seduta stante con i master originali appena ritrovati.
domenica 22 novembre 2009
domenica cinema (13)
Seddok, l'erede di Satana
sabato 21 novembre 2009
venerdì 20 novembre 2009
la parola artista
Nell'ormai lontano aprile di quest'anno avevo raccontato come mi fossi irritato al sentire un mio amico definirsi "artista". Implicitamente questo sacro termine l'aveva riferito anche a me. Per carità, scrivo, compongo musica, fotografo, lui dipinge; ma da qui a definirsi artisti ce ne vuole.
Personalmente non credo ci siano più artisti in giro da molto molto tempo. Ma non sono mai riuscito a concretizzarmi il perché di questa mia intuizione, sia mentalmente che in maniera comprensibile per gli altri.
Poi dal testo di Herzog che ho segnalato poco meno di un mese fa, ho letto una sua risposta (pagine 167-8) e ho capito tutto.
Detesto profondamente perfino il concetto di artista in quest'epoca. L'ultimo re dell'Egitto, Farouk, ormai in esilio e tremendamente obeso, mentre divorava una coscia d'agnello dopo l'altra, ha detto una cosa bellissima: «Ormai non ci sono più re al mondo, solo il re di cuori, il re di quadri, il re di picche e il re di fiori».
Il concetto stesso di artista è per certi versi anacronistico al giorno d'oggi. È rimasto un solo posto in cui si possono trovare artisti: il circo. Lì ci sono il trapezista, i giocolorie, persino l'artista del digiuno.
Il film non è analisi, è agitazione della mente; il cinema proviene dalla fiera del villaggio e dal circo, non dall'arte e dall'accedimismo. Penso davvero che nel mondo dei pittori, dei romanzieri e dei registi cinematografici non ci siano artisti. Si tratta di un concetto che appartiene a secoli passati, in cui c'erano cose come la virtù, i duelli con le pistole all'alba tra uomini innamorati e le fanciulle che svenivano sui divani.
Michelangelo, Caspar David Friedrich e Hercules Segers: questi sono artisti. L'«arte» è un concetto pienamente legittimo nelle loro epoche. Sono come gli imperatori e i re, che rimangono le figure decisive nella storia dell'umanità e la cui influenza è avvertita anche ai nostri giorni. Con le attuali monarchie non accade niente del genere.
Non sto parlando della morte dell'artista; credo soltanto che la creatività sia concepita in una prospettiva piuttosto datata e antiquata. Per questo detesto la parola «genio». Anch'essa è una parola che appariene a epoche passate e non alla nostra. Al giorno d'oggi è diventata un concetto malato.
[...]
L'espressione in sé e il concetto di cui essa è portatrice provengono dal tardo XVIII secolo e non sono adatti al nostro tempo.
[...]
Ho sempre pensato che un creatore non ha nessun rilievo intrinseco e questo vale anche per quanto concerne il mio lavoro.
mi si levi il crocefisso, per cortesia
[...] il crocifisso è lì come simbolo non di identità ma di trascendenza. Sono lì [nei tribunali e nelle aule scolastiche] perché lo Stato ritiene che la dimensione della trascendenza sia aiuto per, e garanzia di, meglio dare e ricevere insegnamenti, meglio dare e ricevere giustizia. Quello che gli “abolizionisti” contestano è proprio che lo Stato riconosca queste funzioni a quel simbolo, e ne imponga la presenza in aula, in quanto funzionale ai compiti che lì vengono svolti.
In tal caso, avendo presente quanto poco la realtà corrisponda a questo presupposto, levare il crocifisso da scuole e tribunali non disconosce le nostre culture: evita qualche sacrilegio.
L'intera analisi di Debenedetti sta qui.
ma che dite?
è il pisello che è stato deviato da una pietra
L'ex carabiniere fu accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova
Gli abusi risalgono al 2007. All'epoca la ragazzina che ne è stata vittima aveva 11 anni
Mario Placanica indagato
per violenza sessuale su minore
insabbiatemi questo
il governatore del Lazio - era nel suo appartamento, carbonizzata
Trovata morta la trans Brenda
È il secondo morto del caso Marrazzo
Aveva detto di essere stata minacciata. Forse voleva
scappare: trovate in casa delle valigie pronte
giovedì 19 novembre 2009
ipocrisie
Ogni santo giorno le notizie ci rincorrono. Non informano e non formano, rendono solo nota qualcosa che già possiamo immaginare: è come stare in un recinto, dove non entra niente di nuovo se non la pastoia che noi stessi come galline richiediamo.
Da questa prospettiva del mio ufficio, mi diverte vedere emerite teste di cazzo parlare di diritti, di educazione e di etica, quando loro sono i primi a comportarsi da bestie.
Unendo i due punti dei due paragrafi di questo post, mi viene spontaneo farmi un automonito.
Questo:
riassunto delle puntate precedenti
Il Rocca va in ospedale e non aggiorna il suo blog.
Quando torna ci racconta il mondo con una manciata di sapide righe.
mercoledì 18 novembre 2009
il mistero di Bergamini
Qui potete leggere un estratto della sua intricata vicenda. Ancora oggi non si conosce la verità.
baroni bari
I "compagni" di Farefuturo dicono la loro sul marcio che si perpetua nelle università italiche.
Molti ricercatori capaci invecchiano aspettando che qualcuno con il potere di farlo voglia prendersi in carico la loro affermazione professionale. Molti scelgono di approdare in sistemi fondati realisticamente sul merito, nei quali conta il progetto di ricerca e gli studi condotti più che il “maestro” al quale si fa riferimento. Pochi si ribellano, denunciando una situazione ormai parossistica, e chi lo ha fatto non ha avuto la possibilità di rimanere, con diritto, dentro quel sistema che, come tutti i sistemi di potere, si ripiega su se stesso in difesa del proprio perpetuarsi. Come cittadini di una società civile, non siamo stanchi di sentir dire, nel pubblico come nel privato, nella politica come nella pubblica amministrazione e nella finanza “Tanto si sa come vanno queste cose”? Non siamo ancora pronti per smontare un sistema incivile fondato sull’ “aiutino”, sulla conoscenza, sullo scambio di favori?Il resto lo trovate qui.
ivella?
Mastrini, il pianista al contrario
suona a partire dall'ultima nota
Aspettiamoci file di espertoni.
acca due ho,
non acca due abbiamo
Del resto un esempio di come da noi sussistano i due pesi e le due misure a riguardo, è la (spero) ormai nota speculazione che ci hanno fatto sopra i ragazzi del Vaticano (ne parlai qui).
La fedele cronaca di questo decreto (e la comparazione con le altre realtà europee) è di Dacia Maraini. forse l'ultima vera intellettuale che l'Italia abbia ancora in dote.
La replica "tecnica" è, invece, di Franco Debenedetti.
ps la citazione che dà il titolo a questo post è dei due conigli radiofonici
martedì 17 novembre 2009
quando il mondo si ferma
No, non mi sono dimenticato dell'incontro cinese di Obama, né tantomeno del suo recedere su posizioni che di ecologico hanno ben poco.
È che il contraltare del post muro è anche questo: ci serviamo, gli uni con gli altri. E le strategie geopolitiche non guardano in faccia nessuno. È vero che noi europei, bianchi e occidentali potremmo contribuire meglio a dare seguito alle parole di Obama, ma è anche vero che la Cina è un pianeta così potente e prepotente che alla fine ci è pure andata bene.
E sempre a proposito di delusioni, leggete sul Sole24Ore come Ugo Tramballi ha interpretato gli esiti del Vertice Fao.
dall'inferno la bellezza
L'intero intervento di Saviano.
È la puntata integrale, legale e in diritti, pulita dai miei infaticabili colleghi.
Se è on line è perché voi la pagate con il canone. Anche questo è un modo per essere a modo.
ieri c'era Rutelli a 8 e mezzo
Io tutto, io niente, iostronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Iofrocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!
vaccinami questo
Non voglio parlare dell’influenza, non ho informazioni superiori a quelle che potete avere anche voi consultando il sito del Ministero e quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Newsletter le Scienze
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Newsletter del 17/11/2009 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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il nome Tobagi...
Riccardo Chiaberge è un intellettuale che regala sempre sorprese esemplari. Nell'ultimo fondo del Domenicale del Sole 24Ore scrive cose molto intelligenti e coraggiose che dovrebbero essere lette non solo dai giovani, ma soprattutto da chi fu protagonista dei cosiddetti anni di piombo. Ovviamente è all'opposto dell'irritante furbismo sofriano: ma questa era una valutazione implicita.
lunedì 16 novembre 2009
lo fao o non lo fao
firma che ti rifirma
Non è per fare il controcorrente ad ogni costo, ma la domanda (duplice) sorge spontanea: perché questa moda delle firme online? Perché Saviano non manda a quel paese la Mondadori?
L'avete visto in questi giorni: questo straordinario ragazzo ha scritto una lettera molto bella a Berlusconi, che nel caso suo è sia Presidente del Consiglio che datore di lavoro. Sostanzialmente lo implora di ritirare questa (ennesima) farsa scandalosa della "legge sul processo breve", nel nome di chissà quale sensibilità istituzionale che certo B. non ha mai avuto, non ha e non potrà mai avere.
E quindi, come premesso, i dubbi si moltiplicano. Da tempo ormai Repubblica usa sensibilizzare il "suo" popolo con appelli via web (firma qui, firma là), dimostrando di fatto due dettagli niente male: il primo, che comunque è una sensibilizzazione elitaria, trasversale quanto vi pare ma pur sempre rivolta solo a chi frequenta la tecnologia. E quindi lascia fuori molti possibili e utili attori.
E qui passiamo al secondo dettaglio: non si usa più l'andare per strada, porta a porta. Lo fanno i leghisti, lo fanno i più o meno post fascisti, ma noi a sinistra non lo facciamo più da tempo. E Repubblica non fa che peggiorare le cose. Alla fine la gente viene informata solo dai mass media e non da esseri umani. Personalmente per anni ho praticato la raccolta di firme: oltre ad essere l'unico e autentico modo di stare accanto alla gggente (tutta), consente di infiltrarsi ovunque. Certo, si consumano tacchi e fatica, ma almeno fa crescere e consente di crescere.
La seconda domanda sulla Mondadori l'ho già fatta mille volte: quella italiana è una situazione anomala, o mollate le aziende di Berlusconi e quindi siete in pieno diritto di criticarlo, oppure continuate a lavorare per lui e allora state zitti.
Più chiaro di così.
dante dove sei?
domenica 15 novembre 2009
domenica cinema (12)
Scrooge (1935)
sabato 14 novembre 2009
Lucio Battisti - Emozioni
retire this way
venerdì 13 novembre 2009
il Belpaese
l'orchestra elettrica di Miles Davis
19 agosto 1969. Mentre si ripulivano i prati di Woodstock, Miles Davis portò in studio un’«orchestra» senza precedenti: tredici solisti con chitarre e tastiere elettriche, quattro percussionisti, un clarinetto basso, un sax soprano. Con qualche appunto sulla carta e dopo solo una serata di prove, in tre mattine si registrò un disco la cui portata storica fu subito chiara.
Il primo è noto per aver catalogato l'opera omnia del grande artista "abbronzato", il secondo per aver studiato Luigi Nono in profondità.
È un corposo e complesso saggio "sistemico", attraverso cui cioè riesci ad esplorare tutto: il contesto, i fenomeni sociali, gli aspetti estetici, artistici e tecnici.
Raramente due italiani hanno messo in piedi un'opera simile: ve ne consiglio caldamente l'acquisto.
giovedì 12 novembre 2009
testament
Sto ascoltando l'ultima (tripla) fatica di Keith Jarrett. Dovremo inventare un nuovo vocabolario per tentare disperatamente di sfiorare una benché minima definizione della perfezione di quest'uomo. Ancora una volta è andato oltre: il bello è che noi già non sappiamo cosa ci sia da questa parte dell'"oltre"; figuriamoci dall'altra.

























