venerdì 12 dicembre 2014

Which One's Mule?

Entri in un negozio di dischi, ti guardi intorno e il tuo occhio viene catturato da questa copertina. 
All'inizio pensi a uno scherzo, poi alla solita cover band di palloni gonfiati che prova a imitare quelle quattro note stranote (sbagliando, figurati)... poi scruti il commesso: ha poco più della tua età, ci hai parlocchiato già altre volte, nonostante sia scontrosetto capisce di musica e ha una mente aperta ma non stupida.
Insomma, ti consiglia questo Dark Side Of The Mule, gioiellino dei Gov't Mule, jam band americanissima nata dalla costola dei più gloriosi Allman Brothers
E come può un'accozzaglia di spudorati americani imitare il suono dei Pink Floyd? Domanda sbagliata!
A parte che - lo sanno pure i muli (ehm) - furono semmai Waters e Barrett ad ispirarsi ai nomi di due strasconosciuti bluesmen americani, altroché! Ma poi, e paradossalmente, ad ascoltare questo triplo cd (con l'aggiunta di un pregevole dvd live) ci si rende conto di quanto siano stati blues fino al midollo proprio i Pink Floyd (e non progressive come recita frettolosamente Wikipedia - o psichedelici, come fa comodo dire).
Ad ascoltare questo megaomaggio, si apprezza meglio quella musica che nel conoscerla troppo a memoria avevamo ormai stipato dentro il cassetto delle affettuose e nostalgiche prevedibilità. Insomma, è proprio nel "violentarla", che i nostri muli la nobilitano, la raccontanoo come fosse qualcos'altro, ne ritrovano radici e origini - e forse anche motivazioni: parafrasando Carmelo Bene, sembra quasi che siano stati i Gov't Mule ad essere apparsi a Waters e Gilmour.
Un consiglio: appena acquistato il triplo cd, andatevi ad ascoltare The Great Gig In The Sky. È meglio della versione originale, molto meglio.


domenica 30 novembre 2014

parlando con Roger Waters di The Endless River dei Pink Floyd (magari)

Roger, permetti una parola
Se vuoi parlarmi di "quello lì", scordatelo
Lo vorrebbero tutti...
Allora, smamma
Aspetta, vediamo come posso conquistarti... se ti dicessi che considero Amused To Death un ottimo lavoro?
Lo è; quindi, non attacca
Se ti dicessi che ho ascoltato più volte Ça Ira?
Chi è che non l'ha ascoltato?... poi, però bisognerebbe vedere se gli è piaciuto... lasciami in pace, su
Scontrosetto, eh? In fondo devi a noi il tuo successo
"Noi", chi? Forse siete voi che dovete ringraziare me perché ho creduto nei Pink Floyd più dei Pink Floyd stessi
E allora perché cacciasti via Richard Wright?
Perché gli volevo bene, e non potevo accettare che si comportasse come si è comportato
Beh, e come si è comportato?
Wright è stato uno dei più grandi tastieristi pop e rock degli anni passati, e nessuno glielo riconoscerà mai
Eppure "quello lì" gli ha dedicato Endless River
Facile, ti dico, l'ha fatto con le clip avanzate di Division Bell
Vero, però gli ha riconosciuto l'importanza che aveva
E allora perché non l'ha difeso in vita?
Per contratto?
Vero... ma con i soldi che abbiamo guadagnato grazie a "voi", "quello lì" avrebbe potuto combattere di più per Wright, non credi?
Allora, se ti dicessi che amo Animals più di The Dark Side Of The Moon?
Saresti l'unico... insieme a me, ovviamente. E perché ti piace tanto?
Non so dirlo di preciso. Però è uno di quei lavori dei Pink Floyd in cui amo perdermi maggiormente, in cui sembrate ben amalgamati, in cui ognuno dice la sua individualmente ma nello stesso tempo insieme all'altro
Quindi, mi confermi una sindrome da Beatles?
Io i Bitols non li sopporto, troppo sopravvalutati... però chi di voi due era John Lennon?
Eh, bella domanda. Guarda, io credo che a noi sia mancato il Paul McCartney della situazione, uno capace di saper vedere in prospettiva le cose che facevamo, senza quelle sovrastrutture borghesucce alla John Lennon. Ringo era Mason (guarda caso, stesso strumento); Harrison era Wright (stessa indole); "quello lì" ed io sembravamo più Lennon che McCartney. Si provava a essere McCartney, ma ci mancava l'attitudine della prospettiva
Forse è per questo che ad un certo punto vi siete fermati, ripetendovi all'infinito?
Brutta domanda, ma forse vera... Cosa è 'sta roba in sottofondo?
Things Left Unsaid
Da quella cosa con il tipo al timone?
Sì, dall'ultimo dei Pin...
Mi ricorda quel momento sospeso, proprio a metà di Close To The Edge degli Yes... sai, quando tutto si ferma, prima che riprenda la vocina da chiesetta provinciale di Anderson? Ecco, Things Left Unsaid mi ricorda quel brano
Vogliamo andare oltre?
Sì, ma in cambio voglio il tuo Laphroaig, il quarter cask...
Ma costa quasi 200 euro!
Waters commenta "quello lì"? Waters vuole il tuo quarter cask.
Ascolta allora la successiva: It's What We Do
Ma dimmi tu: hanno preso Welcome To The Machine e ci hanno infilato dentro il Bolero finale da Shine On, una di quelle cose che solo Wright sapeva fare e che nessun critico del cavolo colse
Questa è di transizione, s'intitola Ebb And Flow
Roba inutile, sento. Spesso facevamo questi giochetti solo per godere di una parte più rilevante di diritti d'autore
Ok, ma è sempre composta da Gil... "quello lì" e da Wright
Non vuol dire nulla, credimi. Il mondo dei diritti d'autore è una trappola a cielo aperto
Questa s'intitola Sum
Come prendere la seconda parte di Echoes e buttarci dentro Sheep. E questo dici che è nuovo? Voglio la mia parte, diamine!
Andiamo oltre, dài, non ti scaldare. La quinta s'intitola Skins
E che ci faccio? Di nuovo Echoes, ma che incontra questa volta Saucerful Of Secrets... che poi fu un'altra cosa felice di Wright, altroché. La versione dal vivo, in Ummagumma puoi sentire la migliore, non ha mai reso onore alle idee di Wright... fu "quello lì" ad imporsi con un oooooooh del cavolo
La successiva s'intitola Unsung
Breve e inutile, scommetto che l'ha composta Wright e "quello lì" l'ha inserita solo per i diritti di cui sopra
Segue Anisina... Che mi dici di questa?
Sembra Baby Can I Hold You di Tracy Chapman ammucchiato dentro Us And Them e infarcito con un arrangiamento orchestrale da Comfortably Numb
The Lost Art Of Conversation?
Ah, bella... Meravigliosa! Peccato sia breve. Questo è il Wright che ci invidiavano tutti, persino Barrett
Senti, visto che ci siamo: ma è vero che Wish You Were Here è dedicato a lui... tutto l'LP, intendo
Uhm, che risposta vuoi che ti dia? Barrett ci è sfuggito di mano più di quanto tu creda: ne siamo stati responsabili, e forse carnefici della sua disfatta... anche se sono convinto che "quello lì" possa dire di più di quanto non abbia mai fatto prima... cosa è 'sta cosa di Morricone in sottofondo?
Non è Morricone, è On Noodle Street... pure il titolo ci somiglia, eh?
Bah, inutile, veramente inutile. Caruccetto, ma inutile
Night Light?
David Sylvian spiccicato. Quasi mi trovo in imbarazzo per loro
I Pink Floyd, intendi?
NON ESISTONO PIÙ, lo vuoi capire: sono FINITI!
Ok, scusa... andiamo oltre. Questa s'intitola Allons-Y (1)
Identica a Run Like Hell, né più ne meno... non mi piacque allora e non mi piace adesso: e questa è una brutta copia, peraltro stanca
La successiva s'intitola Autumn '68... che forse chiude il cerchio con Atom, non trovi?
Può essere... è pure carina. Ma da un momento all'altro mi aspetto che arrivino Popol Vuh, Herzog, Aguirre... sai, questo cinema così? Come s'intitola questa cosa che segue?
Allons-Y (2)
Ecco, "quello lì" mi ci ha messo roba tipo Mike Oldfield che straparla con Michael Jackson citando Run Like Hell. Ma come gli viene in mente?
Ecco Talkin' Hawkin'
Bah, 'sta storia delle parole computerizzate mi stava bene quando la feci io con Radio Kaos. Ma poi basta, no?
Veramente è la voce di uno scienziato strafamoso e superimportante, però disabile al 1000%
Guarda che lo sapevo, eh! E non faccimo i Lennon pietosetti, che con me non attacca. Non mi dice nulla di nulla, punto! Dài, cosa abbiamo poi?
Calling
Guarda che hai sbagliato: questo è Vangelis!
No, mi dispiace: è Calling dei Pink... di "quello lì", insomma... La successiva s'intitola Eyes To Pearls
[silenzio]
[silenzio] 
[Waters inizia a parlare con toni glaciali]
Qui c'è Barrett, qui certe idee di Animals e qui la mia Set the Controls for the Heart of the Sun! Lo sai che è l'unico brano registrato con noi cinque che suoniamo tutti insieme? Porca miseria, Gilmour mi sentirà, eccome se mi sentirà... questa cosa non è sua! È dei PINK FLOYD!
[evito di fargli notare che ha finalmente chiamato per nome "quello lì"]
Quanto manca ancora alla fine di questo strazio?
Solo due brani, dài. Il primo s'intitola Surfacing
Anche questo sa di già sentito: Sheep e Poles Apart triturate insieme; solo che queste sono le bucce, e non la polpa
L'ultima è l'unica cantata. S'intitola Louder Than Words
[silenzio]
Bah... aveva una gran bella voce. Gliela dovevo ritoccare sempre, altrimenti mi diventava solluccheroso. Hai mai sentito i suoi tre lavori da solista? Brutta voce lì, eh? Quando stava con noi [già, ha detto "noi"], gli tiravo fuori una gran bella voce. Brutta la canzone, pesante il ritornello, pessimo assolo... lui, che con quella chitarra mi ha spostato le montagne, qui ha buttato giù giusto una cacchetta di piccione
Insomma, mi sembra di capire che questo The Endless River non ti sia piaciuto
Questo "cosa"?
Abbiamo ascoltato insieme l'ultimo dei Pink... di "quello lì", e tu l'hai commentato in cambio del mio whisky 
Io non ho ascoltato nulla
Uhm... mi racconti di Animals, ti va?
Mi sorprende che ti sia piaciuto
Te l'ho detto, più di Dark Side e Wish You Were Here messi insieme 
Credo che questo sia l'inizio di una bella amicizia
Speriamo. Però io sono filoisraeliano; tu, no
Nessuno è perfetto

mercoledì 26 novembre 2014

il piano dell'Imperatore

Se dovessi dire qual è il mio concerto preferito, non avrei dubbi: l'Imperatore di Beethoven. 
Il secondo movimento, poi, mi destabilizza l'anima, riducendola in finissima polvere.
Ho scoperto da poco questa versione in cui si scontrano il passionale Krystian Zimerman con il brioso Leonard Bernstein. 
Al centro i Wiener che riescono a contenerli entrambi.
Certo, su YouTube l'audio fa schifo (e anche le casse di un computer medio). Però come approccio non è male; specie per chi è un neofita.

venerdì 14 novembre 2014

come sembrare razzisti senza esserlo

Oggi su Repubblica è apparsa questa mia lettera


Peccato solo che l'originale fosse leggermente più sofisticato
Caro Augias,
non voglio scomodare situazioni eclatanti e "spettacolari" come gli scontri nelle periferie romane, ma vorrei parlare di momenti di quotidiana sopravvivenza: le biglietterie automatiche della Stazione Termini e delle fermate della metro più turistiche sono presidiate da minacciosi gruppi di zingari che pretendono l'obolo da parte dell'utenza.
Chiunque voglia acquistare un biglietto, viene circondato, spesso minacciato, comunque costretto a pagare quello che tranquillamente possiamo chiamare "pizzo".
Il Comune non fa nulla, le Forze dell'Ordine agiscono quel poco che possono, e intanto la gramigna attecchisce.
Possiamo stare le ore a discettare sul fatto che non sono "zingari e quindi delinquenti" ma "delinquenti e basta", oppure che il disagio delle loro condizioni quotidiane li porta ad agire così.
Il fatto è che tutto questo accade, così come accade che la stessa comunità di zingari rovista nei contenitori dei rifiuti, spargendo ogni possibile schifezza per le strade già provate dall'incuria dei romani e dall'assenza dell'AMA.
Io e Lei sapremmo come cavarcela con le giuste parole di circostanza. Però la gente, il popolo di cui ci si ricorda solo ali limitare delle elezioni, vede solo i fatti.
ritaglio di Repubblica rubato al buon Pazzo per Repubblica

giovedì 13 novembre 2014

Parlando di calcio con Le Roi, Michel Platini

Come (ex) appassionato di calcio, juventino peraltro, sono stato molto fortunato: ho vissuto le gesta calcistiche di Michel Platini all'età giusta, quando mito e passione si fondono senza soluzione di continuità.
Non riesco a dimenticare il dramma di Heysel (e neanche lui, da quel che ho letto), ma non posso neanche dimenticare un lustro epico di calcio assoluto, guarnito da comportamenti sportivi di raro nitore.
E quindi mi sono accostato a questo libro con estrema cautela, spaventato com'ero di rovinare la festa al bimbo che ero. 
E, invece, è un gran bel libro, proprio perché (o forse perché) non accarezza minimamente l'autobiografia più stretta, ma invece racconta la bellezza del calcio, con un giusto equilibrio tra pragmatismo e passione, modernismo e rispetto per la tradizione.
Insomma, chi è limitato perché ci vede un taccuinaccio di appunti stropicciati di uno juventino, si perde la rara opportunità di conoscere la Storia del Calcio, e quel modo di leggerlo e interpretarlo che oggi - diciamolo - manca alle nuove leve.
Un calcio che ama "il gesto", il singolo momento, la passione per arrivare a "quel" gesto e la forza di saper affrontare anche il fallimento di un gol che non arriva.
E poi le tredici regole, gli schemi, il fuorigioco, la mentalità vincente e il rapporto con i compagni prima e con i manager dopo.
Platini, poi, suggerisce una sua visione delle competizioni future decisamente idealista, ma pur sempre attenta alla nostalgia.
Seguite questo libro così prezioso, troverete parole e concetti che vi sorprenderanno.



mercoledì 12 novembre 2014

#Rosetta, che non è solo l'hashtag #CometLanding

Le circostanze spesso regalano curiose coincidenze: Rosetta sta per concludersi (o per iniziare) proprio al limitare dell'imminente Natale, evento comunque planetario che con una cometa c'ha fatto i conti simbolicamente, esotericamente... e anche nell'immaginario del bambino che con le sue manine la ripone maldestramente sul presepe famigliare.
Ebbene, mi ritorna in mente un bellissimo racconto di Clarke (o era di Brown?) in cui, in un futuro prossimo venturo, la nostra civiltà atterra su un pianeta di Classe M in cui chiaramente era fiorita una civiltà straordinaria, pacifica, scientificamente ed intellettualmente avanzata, che però si è spenta nell'arco di una sola notte.
Una civiltà che aveva raggiunto il suo acme proprio quando noi avevamo ancora quella romana in piena conferma. E poi, puff!, sparita per sempre.
Ai più maliziosi verrebbe in mente la trama "scespiriana" del bellissimo Pianeta Proibito; e invece no. La stupefacente superciviltà non si è estinta per colpe proprie, o per la troppa perfezione raggiunta. Ma per il passaggio troppo ravvicinato di una cometa. E non una cometa qualsiasi. Ma quella che a noi annunciava la nascita del Salvatore per eccellenza.
I toni del racconto non erano certo polemici o atei, ma solo fatalisti, dubbiosi, quasi ironici e sicuramente educativi.
Io penso alla missione Rosetta ogni giorno.
E come tutti gli eterni bambini, rimpiango di non aver avuto un corpo perfetto come Luca Parmitano o Samantha Cristoforetti, di essere nato in questo periodo scientifico ancora così approssimativo ed arcaico. 
Mi piacerebbe, cioè, essere nel futuro del futuro. Da sempre.
Però, e nel frattempo, nelle mie condizioni attuali, così come sono adesso, mi auguro che gli scienziati dell'Esa non trovino risposte. Nulla di nulla. 
Io voglio ancora immaginare, tutto qua. 

sabato 8 novembre 2014

#Interstellar, ode alla #scienza accompagnati dall'umanità

C'è qualcosa che mi ha lasciato sospeso in Interstellar, e non ho ancora capito nitidamente cosa sia; e magari non lo capirò mai, per carità. 
Il rischio è che questa sospensione abbia a che vedere con la qualità del film: però io sento profondamente che mi è piaciuto, anche se (per indole e per necessità) non me la sento di dire che deve piacere o che è bello.
Sicuramente è la dimostrazione che si può fare fantascienza anche senza spocchiose sovrastrutture tipicamente e polverosamente europee. Anzi, la forza della storia sta nel suo essere comunque lineare e potenzialmente ricca di tante letture e opportunità.
Certo, ci sono alcuni momenti in cui la sceneggiatura scricchiola (e di brutto pure, come nel cameo di Matt Damon), altri in cui si indugia troppo in dialoghi semplici ma proposti in maniera seriosa (qui, però, mi appello al canonico - pessimo - doppiaggio): però la storia ha un qualcosa che mi ha deliziosamente turbato.
Frettoloso chi crede a un riferimento a 2001. Per vari motivi: primo, quella di Kubrick è un'esperienza irripetibile (tutti i film lo sono); secondo, Kubrick rincorreva un'opportunità altra, qui si torna dentro se stessi; terzo, Kubrick era ebreo e europeo, quindi due volte pregno di sovrastrutture... insomma, i due fratelli Nolan hanno lavorato trascurando Kubrick, o comunque salutandolo con riferimenti addirittura ironici: il robot, guarda caso, sembra un monolito; non si ascoltano i suoni nello spazio (è così, mi spiace per gli amici trekkiani e lucasiani); la pertinenza delle leggi della Fisica che governano una trama che ad un certo punto vira verso una incredibile possibilità; il giocare con certi nomi (il più evidente è quello di Amelia, chiaramente ispirato alla Earhart).
Io ne consiglio una visione senza aspettative; una visione "paziente", se vogliamo. Consiglio anche di non porvi domande e di lasciarvi cullare dalla mirabolante musica di Hans Zimmer (quasi sempre proposta con un "semplice" organo), dalla fotografia e dai continui colpi di scena che ti tengono inchiodato sulla sedia dall'inizio alla fine. Consiglio di seguire bene certi "spiegoni" scientifici presentati amabilmente da momenti di ottima sceneggiatura.
Se poi non vi piace, sono sicuro che salverete tutte le scene tra Cooper e la figlia (lacrimotti garantiti), quelle spaziali più movimentate, quelle sul pianeta d'acqua...
Da qui in giù, rischiate lo SPOILER, ve lo dico subito.
Una delle determinanti protagoniste di questo film è la scienza. Attenzione, non una scienza "dal volto umano" o una scienza fredda e cinica. La scienza, punto.
Eppure, il momento nodale del film coinvolge una libreria, non certo un petulante iPad. Eppure, la chiave di volta della soluzione finale è un orologio a lancette, rotto peraltro, che comunica con un linguaggio ormai desueto (quello morse, mica un whatsapp).
Però, nel contempo Cooper contesta l'ottusità complottistica della professoressa della figlia, difendendo sia la spedizione sulla Luna del 1969 che la scienza dei tempi migliori, che avrebbe scongiurato la morte della moglie.
Anzi, il nostro eroe le dimostra come la loro visione antropocentrica abbia cancellato l'idea stessa del viaggio, del rischio, del migliorare se stessi e l'umanità, dell'anelare verso "strani, nuovi mondi, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima".
Ed è una scienza che comunque riesce a sopraffare persino l'amore (che in questo tipo di film quasi sempre vince alla grande): Cooper impone la scelta del pianeta ben diverso da quello proposto da Amelia, dove invece abitava il suo fidanzato, presumibilmente ancora vivo.
Addirittura, l'amore "perde" una seconda volta perché Cooper non riesce a sconfiggere la scienza che gli impedisce di rimettere a posto il passato. E sarebbe stato sciocco il contrario.
Poi, fateci caso, è l'uomo ad aver causato la "piaga" che sta annientando l'umanità; e la scienza non riesce a sconfiggerla in maniera diretta.
Ed è sempre la scienza che costringe i nostri eroi a perdersi nel tempo, e che quantità di tempo!, e a inventare sempre nuove soluzioni pur di uscire da quell'esplorazione ormai data per persa.
Insomma, i due Nolan hanno un grandissimo rispetto per la scienza, e le restituiscono la giusta dignità, il giusto equilibrio.
Certo è che in due momenti è come se il fattore umano sembra prendere il sopravvento. In realtà, però, quando Cooper si butta dentro il buco nero ne conferma scientificamente la sua totale pericolosità, perché ormai gli è risultato impossibile raggiungere ogni forma di soluzione razionale. Appunto, è con la forza della disperazione che affronta la legge finale, quella che ci dice che oltre il buco nero non c'è più nulla.
Altrettanto in realtà, Murph indugia a restare nel suo nido d'infanzia convinta che troverà una soluzione per far tornare il padre, ma sarà la scienza (dell'impossibile) a fornirle la chiave del tutto.
Sono speculazioni, lo so, che si basano solo su quanto si vede nel film, e non su quello che credo di aver visto.
Forse ci ritornerò, forse no: però, se vi va, andate a vederlo, e poi mi scrivete.