martedì 21 ottobre 2014

(auto)biografie musicali da evitare

Domenica stavo mettendo a posto l'area della mia libreria dedicata alle (auto)biografie musicali, e mi sono reso conto sia di quante ne ho che di quante mi abbiano "tradito".
Attenzione: non è che io mi aspetti chissà cosa o che abbia in mente un unico modo di scrivere (auto)biografie musicali. Però a tutto c'è un limite. E purtroppo la mia amata - amatissima - Arcana è quella che ne ha sbagliate di più, perlomeno recentemente.
Quella sui Queen è tradotta coi piedi, ricca di refusi e di errori anche macroscopici.
Quella sui Led Zeppelin sembra scritta da un bambino, con numerosi errori di date e riferimenti.
Su quella sui King Crimson non mi pronuncio per pura sensibilità nei confronti dell'autore. 
Ma quella che veramente non ho capito è la recente autobiografia di Mike Rutherford, bassista e chitarrista dei Genesis (insieme a Tony Banks è l'unico ad aver fatto parte di tutte le possibili formazioni).
Refusi in quantità, traduzione approssimativa... ma, soprattutto, sembra mancare qualcosa. 
Vediamola al contrario: secondo alcuni critici, il libro sarebbe una sorta di diario scritto al padre; secondo altri, è un libro per il padre. Invece, 'sto benedetto padre appare e scompare senza far parte di una vera e propria linea narrativa. 
In più: nessun riferimento tecnico, nessun aneddoto almeno divertente, nessuna possiblità di rivivere quel periodo (come invece accade con quella pregevole di Graham Nash), nessun chiarimento utile e esauriente sul "caso Peter Gabriel". Una noia mortale che difficilmente riesci a superare, se non all'ultimissima pagina.
Più in generale, tutte le biografie musicali che frequento o acquisto, mancano di indice analitico esauriente, di una discografia perlomeno consigliata, di riferimenti macro e micro storici che consentano al lettore meno avvezzo a comprendere il contesto raccontato. Un errore in cui inducono tutte le case editrici, indistintamente. 
Mascherando queste carenze con prevedibili motivi di costi aggiuntivi che peserebbero sul prezzo di copertina, in realtà tradiscono una frettolosità editoriale che invece - e per fortuna - mancava quando la pubblicistica musicale era amatoriale e frutto del passaparola.


mercoledì 15 ottobre 2014

Giancarlo Giannini, l'autobiografia

Io al Giannini invidio una cosa: la VOCE.
Ha una delle più belle voci che abbia mai sentito in vita mia, seconda solo a quelle di Pino Locchi e Nando Gazzolo. 
Il bello è che credo di aver visto pochi suoi film, o comunque molti meno di quanti ne elenca IMdB.
Questa sua autobiografia è aggraziata, suadente, si legge in un fiato, e racconta molte cose, senza la frenesia dell'agiografia e con un pizzico di ironia che non guasta. Ogni tanto è ripetitiva, e lo stile sembra quasi ammiccante: ma tali sono le sorprese e il divertimento che neanche te ne accorgi.
E poi la difesa di quel modo di fare cinema non è noiosa né moralisticheggiante. Lui è un uomo che ama la tecnologia, ma non fine a se stessa. Per lui la scienza è scoperta, è andare dentro le cose. Ma sempre con l'umana passione.
E poi c'è un disincanto che non porta dentro stanze tetre e boriose. È un disincanto che accetta il futuro, sapendo già che voltarsi indietro fa solo male.
Sicuramente non è un testo fondamentale nella storia del cinema. Ma è un bel libro, gustoso e divertente, nostalgico e birichino, che chiudi con un sorriso prima di addormentarti.

martedì 7 ottobre 2014

Le biciclette bianche di Joe Boyd

La mia musica e gli anni Sessanta, recita il sottotitolo.
Ma più che un noioso elenco di nostalgie, questo piccolo gioiello autobiografico è un voler indicare al lettore cosa veramente siano stati gli anni Sessanta extra bitols; senza cioè quella fastidiosa celebrazione ad oltranza dei quattro di Liverpool, di cui francamente non se ne può più.
Joe Boyd ha incrociato, prodotto o masticato personaggi come Jimi Hendrix, Bob Dylan, Nick Drake, Fairport Convention, Muddy Waters, Martin Carthy, John Martyn, Richard Thompson, Bob Marley, Steve Winwood, Steve Howe, Miles Davis, The Incredible String Band... e i primissimi Pink Floyd.
Per il suo UFO Club passarono i giovanissimi Michelangelo Antonioni e Monica Vitti, pronti a regalare al mondo del cinema pellicole indimenticabili. Sua fu anche la produzione del film Scandal - Il caso Profumo, dove sostanzialmente si respirava proprio il periodo di cui parla questo libro.
Onnivoro e curioso, Boyd incrocia anche Chris Blackwell, il papà della etichetta Island che darà spazio anche ai primi King Crimson e agli oggi sputtanati U2 (allora, invece, preziosi e genuini).
Insomma, queste pagine sono una gradevole passeggiata in un mondo che non c'è più: chi è meno nostalgico ma anche realista, capirà pure quanta differenza ci sia tra l'odierno proporre e produrre arte e quel modo invece originale e innovativo in cui vinceva ancora l'uomo e non la meccanica.
Unico difetto, una traduzione decisamente dozzinale.

domenica 28 settembre 2014

passeggiando nel libro di Zoff

Un libro dolcissimo e commovente, di quelli che non t’aspetti e che porti con te per molto tempo.
Nulla a che vedere con la (lunga) quasiautobiografia di Agassi, altrettanto evocativa e ricca di bei/brutti momenti; quello di Zoff è più un viaggio sparso nei ricordi, così densi di Storia e di Epica da lasciare spesso esterrefatti per quantità e qualità.
Elimino subito dal catalogo delle belle cose tre pecche. La prima è un errore storico: alla Lazio di Chinaglia vengono attribuiti vari scudetti, mentre in realtà ne vinse solo uno. Seconda pecca: fermatevi alla pagina 151, perché l’ultimo capitolo stride con l’eleganza di tutto il libro. Terza pecca: Zoff fu infangato pesantemente da Berlusconi; possibile che abbia voluto scrivere proprio per la sua Mondadori?
Per me Zoff è stata una figura esemplare. Nonostante sia stato silente e poco spettacolare, ha sempre rappresentato la figura che avrei voluto essere e che per indole e biografia non sono mai riuscito nemmeno a rappresentarmi. Un uomo ricco di sentimenti e di contraddizioni che però non ha mai palesato, mantenendo un comportamento più british che italiano. E, a proposito di british, ricordo quella volta che incappai in un servizio proprio della BBC in cui spiegavano quanto sia stato importante il suo modo di interpretare il ruolo e quanto efficace sia stato il suo modo di proteggere gli angoli ciechi, quelli che ucciderebbero qualsiasi portiere nel giro di pochi tiri.
Quando lo vedevi in campo, ti sentivi protetto, sicuro, e sapevi sin da subito che potevi seguire la partita direttamente in attacco, tanto era la capacità di  Zoff di difendere la porta.
Grande fu l’intuito di Bearzot di nominarlo capitano al di là degli obblighi anagrafici. E grande fu il loro modo di intendere il gioco del calcio. Del resto, le due Italie più belle e più cardiopalmose sono state quella di Spagna e quella degli Europei del golden gol.
Ci sono pagine in questo libro dove capisci che hai assistito a una lezione di morale solo dopo aver posato il libro: Zoff, cioè, è capace di “predicare” grandi verità e precisi doveri senza mai scendere nella boria, nella supponenza, nell’arroganza di chi ha sicuramente più esperienza.
Soprattutto, c’è un senso dell’autentico e del genuino… lo so, sono due termini abusati e quasi irritanti. Ma qui si riprendono il giusto spazio, e vale la pena di riassaporarli per un po’.
Insomma, acquistate questo suo libro… anche se non siete juventini.

giovedì 25 settembre 2014

i giornalisti che soccorrono Renzi

In questo mondo ormai virtuale (e poco serio) ricco di hashtag, l'armadio dei modelli di giornalista senza profondità si arricchisce di nuovi vestiti, non tutti percepibili di primo acchitto.
Quasi quasi vien da pensare che fosse meglio Emilio Fede, così smaccatamente fazioso da fare addirittura tenerezza. E nulla mi vieta di pensare che il suo zoccolo duro di telespettatori fosse composto anche da chi voleva solo vedere fino a dove si sarebbe spinto.
Fatto sta, che il giornalismo che verifica, che si pone domande, che incalza il politico di turno, ormai si è trasformato in un giornalismo che invece conforta le affermazioni di quel politico, spostando più o meno maliziosamente (spero inconsapevolmente) l'apparente inchiesta rigorosa dentro la stanza del confermare, confortare e strutturare certe castronerie.

Renzi dichiara che la Rai va ristrutturata? Vero. Chi è che non lo direbbe? 
Peccato, però, che tra le sue soluzioni si intraveda un paradossale indebolimento dell'azienda, imposte con comportamenti istituzionali sgarbati e motivazioni poco ortodosse se non addirittura scriteriate. Eppure, cosa fa il giornalismo? Dimostra solo quella parte del tutto che fa comodo alla tesi di Renzi.  
Basta leggere il pezzo di Valigia Blu per rendersene conto: manca un'intera parte che darebbe senso oggettivo alla necessità di rivedere l'intero assetto della Rai, ma non certo nelle modalità imposte da Renzi (peraltro con il ricatto che "tutti devono fare sacrifici", che in questo caso non significa proprio nulla).

Addirittura ci sono giornalisti che scrivono in difesa di Renzi senza che gli sia stato chiesto esplicitamente (o anche implicitamente, per carità). 
Come sapete, poco tempo fa è stato "avvisato" il padre di Renzi. Repubblica e CorSera hanno stranamente titolato in prima pagina la notizia, ma con maliziosa maestrìa: hanno parlato del "Padre del premier" e non del "Padre di Renzi". 
In più, il solito Merlo si è esibito in uno show che vale la pena di leggere per intero qui.

Poi ci sono quelli che la buttano in caciara, o prendendo una parte del tutto o facendo ironia fighetta.
Ieri, il direttore del CorSera Ferruccio De Bortoli ha scritto questo fondo durissimo su Renzi, strutturando quanto io predico da tempo (lui però con quelle sue invidiabili cultura e proprietà di linguaggio). 
Guarda caso, nessuno si è preoccupato dei contenuti di quelle complesse righe, ricche di denunce concrete e verificabili. Tutti, cioè, hanno puntato dritti a questa frase:
E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.
Per cortesia, leggetela più e più volte. 
Facciamo un'esegesi spicciola. De Bortoli ha scritto che sarebbe opportuno conoscere i reali contenuti del patto del Nazareno per liberarlo dallo stantio odore di massoneria. De Bortoli non ha definito massonico il patto del Nazareno. Ha detto che se non viene chiarito, mantiene quell'odore di massoneria... che peraltro c'è sempre stato (aggiungo io).
Ordunque, un giornalista corretto cosa fa?
Non scriverebbe certo "Penso che se un direttore scrive che il governo è frutto di un patto massonico, dovrebbe allegare inchiesta seria", come, invece, ha twittato Feltri figlio.
Non si vanterebbe di sapere i contenuti di quel famigerato patto, come ha fatto Francesco Costa, sminuendo peraltro la portata del fondo di De Bortoli.  
Non si contorcerebbe dietro a battutacce infelici e a disamine pizzicarole, come ha postato Sofri figlio.
Un giornalista corretto, o riporta esattamente la frase di De Bortoli - magari senza commentarla - oppure chiarisce la portata dell'intero fondo.

Sostanzialmente, cosa hanno fatto i censori di De Bortoli? 
Lo stesso giochino che Renzi fa con noi: indica una parte del tutto, forzandone significato e proprietà, per poi imporre la sua versione e le sue soluzioni.

Tanto è comodo questo giornalismo, che Renzi gioca molto sull'equivoco che i suoi annunci siano cose già risolte, quindi da archiviare, da passare oltre. E i giornalisti gli corrono dietro.

Tanto è comodo questo giornalismo, che se Renzi dice che il "vecchio" è sbagliato tout court, qualsiasi riferimento al mantenere un contenitore cambiando solo il contenuto, viene visto come un affronto. 
Insomma, per Renzi bisogna abbattere fisicamente tutto entro oggi, perché virtualmente c'è già il nuovo. Basta annunciarlo, no?

Fatto sta che non si governa a colpi di hashtag e di ricatti, di insulti e di alleanze scomode (leggi Berlusconi).
A nessuno, insomma, è venuto il lampo di capire perché Renzi stia colpendo esattamente quelle entità che potrebbero ledere il suo ego!
Sindacati, giudici, oppositori interni, intellettuali, informazione, Senato... tutti sotto il fuoco renziano. Avrei voluto vedere la stessa energia e gli stessi insulti contro la criminalità organizzata, gli evasori e i privilegiati.

Del resto, fateci caso, adesso è tutto un corri corri dietro l'articolo 18 da abolire, ripetendo a pappagallo le fascie parole deliranti di Renzi stesso.
Un partito di sinistra NON toglie i diritti ai lavoratori!

Domenica scorsa, Presa Diretta ha raccontato lo stato pietoso dell'intera filiera del trasporto pubblico italiano. Ha intervistato pure due sindacalisti di una società semiprivata romana. Per loro stessa natura, i sindacalisti possono rilasciare interviste a chiunque, senza dover chiedere il permesso alla società in cui svolgono le mansioni di tutela (come invece dobbiamo fare noi dipendenti; e mi sembra anche giusto).
Ebbene, questa società li ha sospesi dal lavoro, senza che il Sindaco Marino sia intervenuto in loro difesa o che il PD romano abbia espresso il suo sdegno. 
Per fortuna questa società semiprivata non li può certo licenziare. 
Perché? Grazie proprio all'articolo 18.

 

martedì 23 settembre 2014

quotazione Rai Way, la lettera dei sindacati (cc @ValigiaBlu, così non può dire che non la trova)

SLC – CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
UILCOM – UIL Unione Italiana della Comunicazioni
UGL – Telecomunicazioni Unione Generale Lavoro - Telecomunicazioni
SNATER Sindacato Nazionale Autonomo Telecomunicazioni e Radiotelevisioni
LIBERSIND. CONF. SAL Confederazione Sindacati Autonomi Lavoratori
_______________________________________________________________________
Roma, 22 Settembre 2014

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Alla Ministra dello Sviluppo Economico
Al Presidente della Corte dei Conti
Al Presidente della CONSOB
Al Presidente della Borsa Italiana
Al Presidente della Commissione
parlamentare per l’indirizzo e la
vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Al Presidente dell’AGCOM
Al Presidente del AGCM
Oggetto: quotazione sui mercati regolamentati di quote della partecipazione azionaria di
Rai S.p.A. in RaiWay S.p.A.


L’informazione pubblica assicura che gli interessi delle diverse formazioni sociali abbiano uguale spazio mediatico e concorre, dunque, a rendere effettiva la “partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3,c.2 Cost.).
Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind-ConfSal, avendo appreso da notizie di stampa che, in data 4 settembre 2014, il Consiglio di Amministrazione di Rai S.p.A., concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo in base alla legge (D. Lgs. N. 177/05, art. 49), avrebbe approvato la proposta del Direttore Generale Gubitosi di cedere sui mercati regolamentati, mediante quotazione del titolo, quote di partecipazione minoritaria del compendio azionario nella controllata Rai Way, intende segnalare alle Autorità in indirizzo che la procedura seguita dalla RAI non sembra, allo stato delle informazioni acquisibili sui siti istituzionali, conforme alla normativa vigente.


L’iniziativa della RAI che procede dal DL. n. 66/2014 conv in L. n. 89/2014 il quale, nell’autorizzare la cessione sul mercato, di quote di RaiWay, prevede che le modalità di alienazione siano individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (ancora in fase di registrazione presso la Corte dei Conti) e nell’osservanza delle leggi vigenti.


La RAI sembra, invece, abbia avviato speditamente l’operazione di quotazione di Rai Way senza attendere il perfezionamento di detto decreto e, soprattutto con superficiale valutazione delle norme vigenti.


1.La RAI è organismo di diritto pubblico
Le peculiarità societarie, come ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione (cfr. n. 27092/2009), rendono la RAI organismo di diritto pubblico, soggetto, pertanto, alla giurisdizione della Corte dei Conti. Il bene protetto dalla RAI: l’informazione pubblica, infatti, mal si concilia con gli assetti societari della impresa pubblica (come Eni o Enel).
La copertura integrale del territorio e le infrastrutture per la trasmissione radiotelevisiva digitale, sono assicurate dalla controllata Rai Way, come prevede l’art. 1, c. 5 della Convenzione approvata con D.P.R. 28 marzo 1994. Pertanto, Rai Way essendo a totale partecipazione pubblica e destinando unicamente a RAI i suoi servizi, è tenuta all’osservanza, delle norme previste per la RAI, anche in relazione alle modifiche del capitale azionario.


2. La procedura prevista dalle leggi vigenti per le modifiche del capitale azionario
Le norme sono in proposito assai chiare e sono in particolare dettate dalla L. n.112/2004 ancora vigenti, non essendo state abrogate dal recente Dl. n.66/2014, conv. in L. n.89/2014.
L’alienazione di quote azionarie deve avvenire “mediante offerta pubblica di vendita” (art.21 c.3) nel rispetto delle deliberazioni del CIPE e della clausola di limitazione del possesso azionario che prevede un “limite massimo del possesso dell’uno per cento delle azioni”. Inoltre non sono possibili ”patti di sindacato o di blocco” (art.21 c.5 della L. n.112/2004).
I vincoli di legge, di Convenzione e di Contratto di Servizio, si applicano sia a RAI sia Rai Way. Gli investitori dovranno essere correttamente informati dei ristretti limiti di azione degli amministratori della controllata Rai Way, ai quali è consentito lo svolgimento di attività commerciali ed editoriali, connesse alla diffusione di immagini, suoni e dati, nonché di altre attività correlate, purché esse non risultino di pregiudizio al migliore svolgimento dei pubblici servizi concessi e concorrano alla equilibrata gestione aziendale.
Adeguata informazione dovrà essere data agli investitori circa le norme che impongono a Rai Way e a alla Rai la contabilità separata e vietano la osmosi tra risorse pubbliche e private. Le risorse pubbliche non potranno essere utilizzate per lo sviluppo della società e l’incremento di valore del titolo.


L’operazione di recente approvata dal Consiglio di Amministrazione di Rai sembra non conforme al quadro normativo di settore.
Alle Autorità in indirizzo spetta il compito di sorvegliare che l’iniziativa di quotazione di Rai Way avvenga nel più rigoroso rispetto delle norme vigenti, a tutela degli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo e del diritto all’informazione.


In particolare spetta alla Consob interrompere, ove ne sussistano i presupposti, il procedimento di autorizzazione del prospetto di ammissione a quotazione; alla Borsa Italiana l’applicazione delle norme sullo svolgimento delle operazioni delle negoziazioni delle società quotate; alla Corte dei Conti il controllo sugli atti del Governo e del Consiglio di amministrazione della RAI.


Certi della Vostra attenzione per i temi su riportati, Vi porgiamo cordiali saluti.
I Segretari Generali


Slc Cgil Uilcom Uil Ugl Telecomunicazioni Snater Libersind-ConFsal

sabato 13 settembre 2014

Songs of Innocence, il mio (finto) incontro con Bono

Ciao
Uh, ciao Bono… che mi dici?
Beh, ti vorrei fare questo regalo, solo per te… è il nostro nuovo disco: Songs of Innocence
Hiiiiiiiiiiiiiiiiii! Grazie!!!
Oddio, a dire il vero l’abbiamo regalato a tutti gli iscritti a iTunes
Dovrei essere geloso? Prima mi dici che è solo per me, e che poi l’hai regalato a migliaia di altri tizi… però mi fa piacere che sia gratis, dàì. Grazie lo stesso
A dire il vero, a noi la Apple c’ha dato un pacco di soldi. Anzi, tutta la nostra discografia ne ha risentito positivamente, risalendo le classifiche di iTunes
Ma quanto siete furbetti, eh?
Mettila così: tu hai 45’ di musica inedita, gratuitamente nel tuo iPod
Guarda che il mio iPod è fuori catalogo
Ma quanto la fai lunga… senti, vuoi seguire insieme a me le canzoni?
Va bene, iniziamo
La prima si intitola The Miracle (Of Joey Ramone)
Quello dei Ramones?
Sì… che ti sembra?
Cosa?
La canzone!
Ah, perché è partita?
Vabbe’, passiamo alla seconda: Every Breaking Wave
Every Breath You Take?
No, quella è di Sting!
Eppure… ha quest’intro tipo With Or Without You, poi la strofa sembra Sting che incontra Sheeran che incontra quelle canzoncine tipo Grey’s Anatomy
Ma quanto sei stronz*, te l’ha mai detto nessuno?
In molti… senti, ma questa chitarretta che chiude il primo ritornello? Steve Howe degli Yes ne ha parlato con The Edge?
Vabbe’, passiamo alla terza canzone: California (There Is No End to Love)
Oddio, le campane di Black Sabbath che precedono Barbara Anne, col pianofortino che fa dei glissando pseudocinesi! Belle citazioni… il resto sembra Jackson Browne di Lawyers In Love che canta come Bono. Dico, ma sei sicuro che questi siano gli U2? Quelli di Achtung Baby, Joshua Tree. Li conosci?
Oh, Alessa’, sono Bono. Che mi dici di Song for Someone?
Bella la chitarra nell’intro, con quei suoni lontani alla Brian Eno. Però nel ritornello The Edge copia gli stacchi dei Simple Minds! Diglielo! Perdonami, poi, ma la strofa sembra scritta da Carla Bruni; sai quel pezzo che ci scassò la minchia tre Sanremo fa?
Alessa’, andiamo oltre. Ti piace Iris (Hold Me Close)?
Eeeehh, Gilmour incontra Fripp? Intro molto bello, bravi… oddio, l’infinite guitar è identica a quella di Unforgettable Fire! Ragazzi, ma che avete combinato?
Che mi dici di Volcano?
Ci dev’essere un errore: nella copia che mi avete regalato c’è un pezzo dei Cure con lo stesso titolo
Ma che dici? È la nostra!
Andiamo oltre
Ti piace Raised By Wolves?
Mi piace il breve incipit… oddio, salta!
Come sarebbe a dire “salta”?
I Was Made For Lovin’ You, Baby… ricordi?
Qui stai forzando la critica
Può essere… gli stacchi in quinte di The Egde sembrano Fripp
Sei fissato!
Passiamo alla prossima canzone, che è meglio
Cedarwood Road? Ti piace?
Porca vacca, è Woodstock di Joni Mitchell (poi riletto anche da CS&N). Ma state scherzando?!
BASTA! Ti dico un titolo, e tu mi dici solo se ti piace
Va bene, passiamo alla successiva
Sleep Like a Baby Tonight, che mi dici?
Uguale a Depeche Mode e Yazoo… AAAAH, ma il ritornello sembra Phil Collins! Another Day In Paradise!!!
Santa polenta [voce flebilissima]… ti piace This Is Where You Can Reach Me Now?
Intro di chitarra tipo One, ma ci sta. Però ‘sti ritornelli che ammiccano a un potenziale pubblico live… ricorda quelle cose orribili che sparavate in Pop. Comunque è una canzoncina che piacerà a Tarantino: la metterà in qualcuno dei suoi film
Questione di gusti… e poi mica possiamo sempre andare avanti a noi stessi
Oddio, secondo me siete fermi dai tempi di Zooropa; il resto dei vostri lavori è stato decisamente noioso
Li hai tutti?
Certo, anche se poi non mi sono piaciuti
E perché li hai acquistati comunque?
Perché dovreste essere dei simboli
“Dovreste”? E, invece, cosa siamo in realtà?
Fammi sentire l’ultima, dài
Si intitola The Troubles
Ma è simile a California (There Is No End to Love)! C’è qualcosa alla David Sylvian, ma sa di già sentito, addirittura partendo proprio da questo cd
Alessa’, ma non te n’è piaciuta neanche una!
Decisamente: neanche una
Credi che l’abbiamo fatto per soldi?
Eh?... ne avete così tanti…
E allora perché ci siamo fatti un mazzo così per una cosa così orribile
Perché non sapete invecchiare: è normale, eh!
Dici?
Anche io non sopporto di invecchiare
Ah!
Altrimenti perché mi sarei inventato questa intervista fasulla