venerdì 24 maggio 2013

Enzo Pietropaoli Quartet: Yatra Vol. 2

Generalmente, i cd li ascolticchio un paio di volte, poi li lascio sedimentare per una settimana; dopodiché, li ririascolto.
Ebbene, ad ogni ascolto successivo, questa seconda prova del Pietropaoli Quartet si trasfigura dolcemente, diventando sempre più bella e ammaliante; in alcuni momenti commovente, in altri delicata, sempre e comunque molto raffinata.
Si sente quell'invidiabile dono dell'esattezza che caratterizza l'attitudine di Pietropaoli; e i giovanissimi che lo accompagnano sono decisamente più maturi e disimparati (si dice?) rispetto al primo Yatra.
La tromba di Fulvio Sigurtà, poi, ha un suono bellissimo, con dei momenti mozzafiato.
Le cinque composizioni originali del nostro migliore contrabbassista sono tutte ispirate, ricche di languore che non concede nulla però allo zucchero e all'italica retorica barocca.
La sorniona lettura di alcuni classici (Sarah Jarosz, Louis Armstrong, Felix Mendelssohn, David Bowie, Violeta Parra) è coerente con quanto possiamo intraleggere in questa sua dichiarazione: "Per me essere semplice ma non scontato, essere originale ma non eccentrico, essere innocente ma non sprovveduto, è tra le imprese più difficili, è qualcosa che richiede impegno, quello di dare sempre un senso a ogni nota, a ogni pausa, e non è affatto facile, ho ancora tanto da imparare".
Pietropaoli, insomma, tocca il cuore dell'ascoltatore, ma senza strafare, e senza quell'attitudine tipicamente italiana di molestare i sentimenti nascosti, quelli più intimi, giusto per fare bella figura.
I miei sentimenti sono rimasti inviolati, ma si sono beati di questo impeccabile cd. Ne consiglio vivamente l'acquisto.
Qui sotto, una breve intervista al nostro

lunedì 20 maggio 2013

il mio sindaco per Roma

Bisogna votare qui a Roma, facendo finta di avere le idee chiare.
Del resto, è l'occasione per vedere se il PD affonda - grazie anche alle immorali scorrettezze di Renzi - oppure se sopravvive.
Nel frattempo cosa fare?
Dunque, i grillini hanno dimostrato che sono fatti di nulla. Lo hanno dimostrato alle persone intelligenti - ovviamente, superando di gran lunga certe visioni scioccopopolane tipiche di Orwell, Heinlein, Asimov, Camus e Saramago. Che però a Roma Grillo possa fare tanto, è possibile: specie tenendo conto che le nostre borgate fanno veramente schifo e sono state dimenticate dai tempi di Rutelli; figuriamoci quanto poi da Veltroni e Alemanno.
La Destra è impresentabile: Roma accetta l'esistenza di gruppi extraparlamentari di estrema destra che farebbero impallidire persino Hitler. Però è una destra radicata e forte.
I berlusconidi confermano Alemanno/Aledanno, che è riuscito a fare peggio di RutelVeltroni. Giuro: ci voleva un genio per arrivare al peggio, e Alemanno/Aledanno c'è riuscito. Almeno facciamogli i complimenti, questo sì.
Il PD presenta Marino. L'unico cervello italiano fuggito al contrario. E poi: un programma evanescente, slogan privi di senso, una totale mancanza di prospettiva, una campagna fumosa, un partito che spera nella sua sconfitta, la malavita che non lo teme... insomma, Marino rischia di arrivare al ballottaggio senza nessuna vittoria possibile, nonostante i sondaggi dicano il contrario.
Io ho preso il coraggio di trovare un compromesso dentro di me, il voto disgiunto: PD come partito e Marchini come sindaco. 
Chi taccia "Arfio" di destrismo (e di accordi sottobanco con i berlusconidi), dov'era quando Renzi sbrindellava il PD o sbomballava i coglioni col suo technofascismo?
E perché chi attacca "Arfio" dimentica che i Marchini finanziarono il PCI decine di volte (salvando il culo anche all'Unità)?
Soldi dimenticati? Soldi sporchi? E quelli che Renzi prende adesso dalla Mondadori di Berlusconi "cosa" sono?!? Come al solito, la sinistra sbandiera le sue due palle: però non le usa mai insieme... 
Insomma, io voglio un PD vivo, di sinistra, non renziano e che combatta il romano medio. Ma non posso sprecare le mie energie per una frittella d'acqua cheta.
Ergo, mantengo la mia fede politica ma voglio un allenatore serio.

giovedì 16 maggio 2013

la storia de "La Storia"

Ovvio che come dipendente Rai io non possa - e non debba (ci sono delle giustissime regole) - mettermi qui a raccontare cosa sta realmente accadendo sul caso de La Storia siamo noi
Però trovo veramente poco professionale che si montino i casi ad arte per cose che non stanno né in cielo né in terra. 
Il che, ovviamente, ha comportato di fatto la classica sollevazione a furor di "popolo web" contro un'azienda che mille milioni di torti li ha, ma non certo in questo caso.
Ahimé, non è la prima volta che Repubblica svacca. Però forse non hanno capito che ormai questo giornalismo familistico non paga più, e doppiamente: primo, perché quando poi dicono le cose vere, verranno comunque filtrate da esperienze come questa; secondo, perché chi vuole farsi un'idea, ormai se la fa in rete, e salta alla grande questo giornalismo che anziché essere documentato è sempre più conservativo (e quindi molto permaloso).
Certo, in Italia siamo ancora indietro coi social e con l'informazione via web (per colpa anche dei pochissimi che la praticano: Huffington e ilPost sono peggiori del giornalismo "classico"). Però, prima o poi, per motivi anche e solo cronologici, il pubblico cambierà, e dovrà cambiare forzatamente pure questo modo di fare giornalismo.
La sciatteria non paga più, insomma; ostinarsi a difenderla ad oltranza, apre solo le porte alla sciatteria virtuale. 

E poi, La Storia siamo noi nasce da un'idea di Renato Parascandolo!

martedì 14 maggio 2013

un clochard salva un forse-suicida

Sono le 14:30 circa di domenica 12 maggio.
Dopo una breve pedalata a ridosso di mia moglie che fa footing, ci mettiamo ai piedi della discesa del Ponte Sublicio per prendere un po' di sole. 
L'acqua del fiume non puzza, nessun malintenzionato all'orizzonte, più giù un gruppo di evanescenti stranierine parlotta in ugrofinnicotardoneozelandese.
Dall'altra parte della riva, la solita teoria di extracomunitari urloni e caciaroni che da sempre lanciano sincopaticamente grida provocatorie alle donne che corrono da questa parte della riva. Ci siamo abituati; eppoi sono innocui. Scendono da qui e bivaccano sempre con birra e tristezza addosso.
Ad un certo punto sentiamo gridare un "oh!", poi un altro, poi uno più forte, finché giriamo lo sguardo. Mentre un uomo sale le scale di corsa in direzione del semaforo del ponte, un altro da sotto continua a urlare... ecco perché: c'è un uomo in acqua!
Non, non è morto, perché si muove; non sembra spaventato, perché non si agita. Più che altro, sembra che se la stia spassando, o che comunque abbia bevuto così tanto da non aver capito esattamente cosa gli stia succedendo. Intanto, lectospirosi ed epatite hanno sicuramente trovato un nuovo cliente.
Mia moglie chiama il 113, con voce calma e impostata. Dopodiché io inforco la bici e cerco di "scortare" con lo sguardo il tipo che galleggia. Dal Gazometro arriva una scarcagnatissima lancia dei pompieri con sopra due uomini muscolosi così. Urlo loro dove sta il tipo. Girano la prua e con un solo-braccio-che-sembra-un-suv uno di loro solleva il quasi affogante, mentre l'altro gli dice "li mortacci tua, che c'hai fatto spaventa'". 
Evidentemente, il tipo o sta bene o fa veramente schifo, perché non gli praticano la respirazione bocca-a-bocca (o forse perché se lo sarebbero mangiato inavvertitamente, grossi com'erano). Arriva mia moglie seguita da una delle turiste vanesie. Tutto ok, tutti a casa: abbiamo qualcosa di cui parlare, dài.
Macché!
Dopo che la cosa è abbondantemente finita, preceduta da un'asfittica sirena, dalla discesa del Ponte Sublicio scende a 3.000 km/h un'auto del 113, inchioda su un francobollo, dà una bella botta sulla ciclabile, scendono due poliziotti che aprendo la porta riversano sulla strada una paletta e chissà cos'altro. 
Non contento di tanto fracasso, uno dei due si dà pure una bella grattata ai coglioni, giusto per darsi un tono.
"Dove sta? Dove sta?"
"Ma guardi che l'hanno già preso i pompieri della Scuola vicino al Gazometro"
"Dove sta? Dove sta?"
"Se lo sono portati già via!"
"Dove sta? Dove sta?"
"Stava laggìu..."
"Dove sta? Dove sta?"
"Lungo la riva, ma dall'altra part...", non riesco a finire la frase: il poliziotto che non si è grattato apre il cofano e tira fuori uno spago e lo lancia al collega che si era grattato; gli urla un "così lo prendiamo", e poi inizia una monovra impossibile pur di far passare l'auto tra il bordo della riva e la parete dell'argine.
Mia moglie ed io iniziamo a ridere come due cretini e ci allontaniamo.
Una volta saliti sul Ponte Sublicio, altro spettacolo: poche persone affacciate (mica "centinaia"), una macchina della Municipale in pizzo in pizzo, un furgone dei Pompieri all'altezza di casa Letta, una Guardia Medica che sireneggia a palla dalla strada dei Cavalieri di Malta, un auto del 112 e una del 113 sfrecciano verso il Gazometro.
Coordinamento zero, vero?
Poi Repubblica l'ha raccontata a modo suo - sbagliando tutto, ovviamente
Ma che importa? Il tipo è salvo grazie a un clochard puzzolente e misero: chissà se lo saprà mai.   

lunedì 13 maggio 2013

quando Acotel spamma

La sera di martedì 7 maggio, il Blackberry di mia moglie viene molestato da alcuni sms di news sulla partita della Roma. Senz'alcun motivo, insomma, si ritrova inconsapevole abbonata di un servizio cogestito dalla Acotel.
Immediatamente ne chiede conto alla Tim: l'abbonamento sarebbe partito direttamente dal suo Blackberry verso la mezzanotte del sabato precedente; ma quell'ora era spento, e mia moglie stava dormento con me (a scanso di equivoci) che peraltro non sono romanista.
Con le cautele del caso, ho provato a contattare via mail il Servizio Clienti dell'Acotel. Oltre a rispondere senza alcun nome/matricola cui fare riferimento, l'interlocutore anonimo ha messo in dubbio la mia parola; a prova presentata, mi ha spiegato come recedere dal servizio (mentre la mia mail chiariva e chiedeva ben altro); quand'ho insistito chiedendo come fosse possibile che qualcuno avesse usato il Blackberry di mia moglie per abbonarla a un servizio non voluto, risposte evasive; quand'ho ulteriormente insistito chiedendo di avere un nome e cognome di un funzionario/dirigente di riferimento, mi è stato fornito il numero dell'Ufficio Reclami. Insomma, un bel ritorno all'inizio.
In sintesi: nessun ticket di apertura del reclamo, nessuna scusa preventiva, nessun nome e/o matricola cui fare riferimento. Solo un muro di gomma, e un sospetto mai risolto di abuso ben oltre l'immaginabile.
Da una società seria come Acotel, mi aspettavo ben altro