Dopo il meraviglioso La bella confusione, Francesco Piccolo riesce nella difficilissima impresa di ripetersi, ma senza ricalcarsi, senza appoggiarsi al successo precedente.
E lo fa con quel suo stile dolce ma non stucchevole, senza indugiare né nel pietismo né nella furba biografia strappalacrime. Piccolo, insomma, rispetta il lettore, rispetta Totò e rispetta il complicato mestiere del critico vero, che sa analizzare con professionalità, distinguendo nitidamente i suoi gusti personali con l'oggettività delle vicende narrate.
È un libro che racconta l'ultimo Totò, che però non vedrei come un declino, quanto invece come quell'inevitabile momento in cui la vita presenta il conto e noi dobbiamo essere così capaci e adulti da accettarne le sentenze finali.
Totò è stato un genio, più moderno e attuale di quanto non dicano le cronache, più profondo di certe facili macchiette, più coraggioso e controcorrente di quanto non creda quel tipo di persone contro cui sapeva scagliarsi senza ferire.
Un libro che vi consiglio di leggere tutto d'un fiato
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