venerdì 3 maggio 2013

quando i Paolo Becchi venivano da sinistra (e nessuno lo ricorda)

Il processo si è arrestato davanti alla bara dell'ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione.
Oggi come ieri - quando denunciammo apertamente l'arbitrio calunnioso di un questore, e l'indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica - il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale, quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione.
Una ricusazione di coscienza - che non ha minor legittimità di quella di diritto - rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l'allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini.
Lettera aperta apparsa su L'espresso il 13 giugno 1971 (e poi anche il 20 e il 27 giugno dello stesso anno), firmata da 757 intellettuali e politici italiani contro il Commissario Calabresi
A noi di rovinare i padroni non ci fa tristezza. La loro morte è la nostra vita
«Lotta Continua», 2 febbraio 1972
L'appello contro il terrorismo della Regione Piemonte (...) si inserisce in una vasta e ben orchestrata campagna di stampa (...) il cui vero obiettivo non è il terrorismo rosso, ma la normalizzazione della lotta di classe entro confini legalitari e pacifisti
"Alcuni compagni di Mirafiori" su «Lotta Continua», 11 marzo 1978
Rapito Moro: è il gioco più pesante e sporco che sia mai stato provato sulla testa dei proletari italiani
«Lotta Continua», 17 marzo 1978, titolo di prima pagina a caratteri cubitali
Non manca chi commenta la figura di Calabresi come: «Il mio migliore funzionario. Intelligentissimo e buono». Chi esprime queste discutibili valutazioni è il questore di Milano [...]
Ieri il razzista Wallace, oggi l'omicida Calabresi. La violenza si rivolge contro i nemici del proletariato, contro gli uomini che della violenza hanno fatto la loro pratica quotidiana di vita al servizio del potere
[...]
La massa dei proletari che in anni di lotta è sempre più «classe» ha reso sempre più omogeneo il proprio modo di lottare e di pensare e soprattutto ha imparato a riconoscere i suoi nemici e le loro armi ben oltre il conflitto immediato fra il singolo sfruttato e il singolo padrone, o il singolo poliziotto, vede nell'omicidio Calabresi la conseguenza giusta di una legge ferrea, violenta, di cui il dominio capitalista è responsabile
«Lotta Continua», speciale sull'attentato a Calabresi, 18 maggio 1972

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