03 febbraio 2006

dentro la Tanzania, oltre il mistero

Nel mio post dedicato al Kenya, mi ero dimenticato di segnalare un fatto che mi ha molto colpito. Adoro fare foto quando viaggio, perché cerco sempre di raccontare agli altri quello che ha visto il viaggiatore che è in me... uno spirito fatto di mille letture, non ultime quelle di Hemingway, Salgari, Bonelli e Pratt. Sono testi che vanno oltre la semplice avventura, perlomeno per come la concepisce la maggioranza della gente... ma andiamo oltre.
In Kenya ero finito dentro un villaggio masai, non so quanto turistico, ed ero riuscito a fare belle foto: sembra una volgare battuta, ma non è semplice fotografare un uomo di colore sullo sfondo di una capanna marrone, credetemi.
Ebbene, ero riuscito ad immortalare un bellissimo bambino... che mi ha mostrato il suo bel dito medio. Me ne sono accorto solo ora, a distanza di un mese, dopo un banalissimo blow up. Non ci vedo nulla di strutturato, e sarei ridicolo a pensarlo. Semplicemente avrà pensato: "sei er millesimo che mme fotografa, ma piantatela un po' tutti quanti che è meijo...".
Io, l'ingenuo idealista, guerriero di mille lotte per i diritti umani, sono rimasto colpito. In fondo è vero: il nostro modo di lottare per gli altri è borghese, siamo lontani mille miglia dalle realtà che pretendiamo di comprendere, capire, addirittura riferire ai nostro simili, cristiani, bianchi e occidentali come noi.
Ebbene, a ridosso di questa esperienza ci si è messo anche l'ultimo bellissimo numero del National Geographic. Un articolo parla del Parco Nazionale del Serengheti, in quel della Tanzania. Naturalmente noi bianchi non ci facciamo bella figura, ma - soprattutto - vien fuori la ormai sbiadita figura del guerriero masai... che forse, per sopravvivere, non può accettar altro che esser fotografato per poi tirar fuori un timido dito medio di rivalsa.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Forse non c'entra molto, ma questo articolo a proposito di foto e Occidentalismo bianco mi ha fatto venire in mente la mia breve esperienza in Marocco!

Giravamo per le strade di Fez, scattando foto e guardavamo "affascinati" la caratteristica ambientazione con i suoi "colori"
i colori sono molto belli ma alcuni vengono da tinte mescolate in grossi pentoloni da bambini immersi dentro fino alle gambe: dimenticavo di dire che quelle tinte a quello stadio sono altamente tossiche per la pelle.
ma anche li' c'era materiale interessante da mostrare insieme alle altre diapositive una volta tornati a casa.
mi sono vergognata di girare con la mia macchina fotografica al collo per le strade di una citta' tanto caratteristica quanto degradata: per mancaza di soldi, mezzi e forse anche voglia di rimanere dignitosi anche con poco. Cosa non certo facile in condizioni piu' che deprimenti.
Il "benessere" economico era stato importato dall'Europa ma non ha sempre funzionato.

Ci ricordiamo che certi popoli sono diversi da noi solo quando scattiamo delle foto ...e a volte e' un po'tardi!

iaia