21 luglio 2026

METTERCI LO ZAMPINO di Lorenza Polistena (BeccoGiallo)

Gli animali domestici hanno imparato a leggere i nostri segnali di comunicazione e le nostre intenzioni e noi, a nostra volta, abbiamo sviluppato una sensibilità particolare verso le loro espressioni e i loro stati emotivi. Parlare di loro è quindi, in qualche modo, parlare anche di noi, di ciò che ci lega ad altre specie animali. La domesticazione non è un evento rimasto fossilizzato nel passato ma un esperimento evolutivo continuo, unico e allo stesso tempo molteplice

Con queste impegnative premesse, la giovane etologa Lorenza Polistena ha pubblicato finalmente un saggio rigoroso e accurato, scritto con grande professionalità e con rispetto nei confronti del lettore.

È un testo scientifico, nel contempo accessibile, mai banale, che sa coprire una vasta gamma di curiosità e informazioni senza mai strafare e senza perdersi per strada.

In più, l'autrice conferma quello stile che si intravede già nel suo profilo Instagram: dedizione, cura, ironia sobria, competenza, documentazione, capacità di mettersi sempre in discussione.

Lo consiglio anche a chi non ha animali in casa

15 aprile 2026

INSOMNIA di Robbie Robertson (Jimenez)

Il ritratto intimo di una straordinaria amicizia creativa tra due titani delle arti americane, che esplora i limiti estremi dell’eccesso e dell’esperienza prima di tornare a raccontare la storia 

Chiedimi chi era Martin Scorsese, verrebbe da dire; anche se poi è un libro che non parla solo del rapporto tra l'ex leader della Band e il sommo regista: c'è un'America ancora frizzante e piena di idee, e personaggi di ogni possibile arte che poi diventeranno grandi o che lo stanno per diventare tra poco. 

Ma non ha il mordente né la qualità del bellissimo Testimony, edito dalla stessa casa editrice e di cui consigliai l'immediata lettura.
È giusto un elenco di eventi, di impressioni, apparentemente buttati là, o che comunque sembrano elencati quasi a fatica.

Confesso che l'ho comprato più per affetto che per convinzione: forse già immaginavo che la potenza della fatica precedente non sarebbe mai stata almeno affiancata da questa.
Pazienza

DAVID BOWIE - OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO di Paul Morley (Hoepli)

In questo libro Paul Morley esplora David Bowie come forza culturale, artista e figura rigenerativa nella storia della musica e della cultura pop, analizzandone i processi creativi, i viaggi incessanti e le collaborazioni decisive. 
Proiettando Bowie tanto nel presente e nel futuro quanto nel passato, Morley indaga come le sue canzoni, la sua performance art e le sue ossessioni apocalittiche, riflessioni e avvertimenti dicentino ancora più urgenti man mano che il tempo scorre e il mondo si fa più oscuro e caotico.

Fatevi amare con la stessa dolce intensità con cui Paul Morley ama David Bowie.
Un libro bellissimo, dolcissimo, densissimo, che vorresti non finisse mai e che nel frattempo non vedi l'ora di finire, continuando ad assaporare parola dopo parola, frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo.
Parafrasando un noto titolo, in questo libro "ogni cosa è illuminata"; e illuminante, aggiungerei. Si impara tanto su Bowie, sui periodi storici che ha frequentato e condizionato, sulla sua vita privata e sulle sue irripetibili capacità artistiche e umane; ma si impara molto anche su sé stessi, perché affrontare queste parole e questa vita ci mette di fronte ai nostri bilanci personali, alla nostra capacità di autocritica e di confronto.
Tutto è in perfetto equilibro, senza agiografie, senza autoreferenzialità, senza eccessi, senza sbavature. 
Ed è quasi escatologico constatare che questo sarà uno degli ultimi libri pubblicati da una casa editrice così importante per la nostra cultura, e che purtroppo si sta spegnendo per futili litigi famigliari.
Ne consiglio vivamente l'acquisto, anche a chi non ama la musica, le biografie, i libri...

28 gennaio 2026

È ANDATA BENE, RAGAZZINO di Anthony Hopkins (Longanesi)

Se c'è una caratteristica che ho sempre ammirato in Anthony Hopkins è questa sua rara attitudine di mantenere sé stesso trasfigurandosi nel contempo nel personaggio interpretato. Da L'uomo elefante a Quel che resta del giorno, passando per Il silenzio degli innocenti (per portare alcuni esempi), Hopkins è riconoscibile ma contemporaneamente il personaggio prende una vita tutta sua.

Lo so, sembra un paradosso per farmi sembrare il critico difficilone quale non vorrei mai essere. Però questo suo equilibrio tra identità e immedesimazione mi piace tantissimo. Il cinema è menzogna, ma va fatta bene; e Hopkins sa rendere benissimo la sua parte, con la consapevolezza autentica di far parte della menzogna.

Ecco, questo bellissimo libro mantiene questo stile. Hopkins racconta sé stesso, con l'autentica consapevolezza che un'autobiografia è un racconto leggendario, quindi epico, quindi impossibile nonostante racconti il vero; anche quando si cade, anche quando si perde, anche quando si sbaglia.

L'ho letto in una sola giornata, tornando e ritornando spesso indietro per assaporare alcuni passaggi. Vi auguro vivamente di provare la stessa esperienza emotiva

31 dicembre 2025

IL SERVIZIO DIVINO DEI GRECI di Friedrich Nietzsche (Adelphi)

Mettendo a punto un inedito metodo di ricerca storica e prendendo a bersaglio l'immagine «chimerica» del mondo greco e il donchisciottismo dei filologi - invitati ad andare a scuola dagli etnologi e dagli antropologi -, Nietzsche passa in rassegna le contaminazioni straniere di cui è impregnata la religione greca. 

Un testo che si fa divorare, imponendoti con grazia di andare avanti e poi avanti e quindi avanti, fino all'ultima pagina.

La cultura greca, la sua capacità di amalgamarsi (anche violentemente) e comunque riconoscersi nonostante fosse inizialmente dispersa tra contesti sparsi, quasi "provinciali", per poi esplodere in una sorta di apparente unicum che ancora oggi ci lascia a bocca aperta.

Come il nemico cancellava l'esistenza di uno Stato nel momento in cui s'impossessava, con l'astuzia o con la forza, delle reliquie protettrici, così ogni vincitore otteneva il soggiogamento o l'emigrazione di una tribù per prima cosa attraverso il rapimento delle sue immagini protettrici: costume antichissimo.

Nietzsche riesce nel difficile compito di andare in profondità, di analizzare minuziosamente ogni singolo elemento delle differenti culture, delle contaminazioni subìte o accolte, appassionando il lettore con rara empatia.

L'intera natura non è altro che la somma di azioni emananti da esseri dotati di volontà e coscienza, dunque una somma di atti arbitrari. In rapporto alle cose esterne, non esiste alcuna possibilità di prevedere che esse andranno in un determinato modo. Ciò che è pressappoco sicuro, prevedibile, siamo noi: l'uomo è la regola, la natura è assenza di regole.

Diventa affascinante esplorare anche il valore della religiosità ellenica, che sembra confermare una sorta di archetipo ipotetico cui ognuna delle singole realtà si conformò durante la lenta assimilazione nell'unicum geopolitico.

Il senso del culto religioso è quello di influenzare ed esorcizzare la natura a nostro vantaggio, vale a dire, di imprimerle una legalità che di per sé non possiede; mentre oggi si vuole conoscere la legalità della natura per potervisi conformare. In breve, il culto religioso riposa sulle rappresentazioni della magia tra uomo e uomo; e il mago è più antico del sacerdote. Ma riposa allo stesso modo su altre e più nobili rappresentazioni: presuppone il rapporto di simpatia tra uomo e uomo, la benevolenza, la riconoscenza, l'esaudimento delle preghiere dei supplici, il patto stipulato tra nemici, i pegni, la protezione della proprietà, e così via.

E se la nostra etica è ormai personale e personalistica, non lo era quella ellenica, così responsabile verso sé stessa e le sue componenti.

Oggi la colpa è considerata come una macchia personale, ma nei tempi antichi il misfatto del singolo era visto come un'empietà dell'intera tribù, un oltraggio alla divinità la cui vendetta ricadeva sull'intera tribù.

Nonostante sembri un testo tecnico, strutturalista, antropologico, ha la capacità di spiegare in maniera chiara e lucida ogni possibile angolo dei mille rivoli culturali che hanno caratterizzato il fiume ellenico, quella piena di meraviglie che solo la cultura romana ebbe la capacità di accogliere, trasformare e in parte oscurare con la propria cultura, altrettanto contaminata e contaminante.






4. La nascita della tragedia

5. Sull’avvenire delle nostre scuole

6. David Strauss
L’uomo di fede e lo scrittore

7. Sull’utilità e il danno della storia per la vita

8. Schopenhauer come educatore

9. La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti 1870-1873

10. Umano, troppo umano, I

11. Umano, troppo.umano, II

12. Aurora
Pensieri sui pregiudizi morali

13. La gaia scienza e Idilli di Messina

14. Così parlò Zarathustra
Un libro per tutti e per nessuno

15. Al di là del bene e del male

16. Genealogia della morale
Uno scritto polemico

17. Crepuscolo degli idoli
ovvero Come si filosofa col martello

18. L’anticristo
Maledizione del cristianesimo

19. Ecce homo
Come si diventa ciò che si è

20. Scritti su Wagner
Richard Wagner a Bayreuth - Il caso Wagner - Nietzsche contra Wagner

21. Ditirambi di Dioniso e Poesie postume

22. Lettere da Torino


26 dicembre 2025

1177 a. C. IL COLLASSO DELLA CIVILTÀ (Bollati Boringhieri)

Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo «Popoli del Mare» e al loro arrivo caddero regni millenari e l’intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui.

Questo è il raro caso in cui un libro rigoroso e "scientifico" riesce anche ad essere un avvincente testo di avventure, di colpi di scena, di momenti in cui il lettore partecipa con entusiasmo e passione, pur sapendo "come va a finire.

Scritto benissimo, tradotto con cura, chiarisce in maniera definitiva le origini dei Popoli del Mare e il significato anche culturale della loro comparsa (e poi scomparsa). 

Incontreremo popoli da tempo scomparsi ed altri che ancora oggi mantengono viva la fiamma delle loro tradizioni: egizi, ittiti, assiri, babilonesi, mitanni, minoici, micenei, amorrei, ugariti, cretesi, ciprioti, cananei.

Scopriremo il peso specifico del passaggio dalle due grandi età (del bronzo e del ferro) e come questo abbia innescato uno strappo in avanti quasi violento dell'Umanità. 

Oltre alla Storia e all'Archeologia, incontreremo la quotidianità, la Scienza, le usanze, la cultura, le religioni, anche gli aneddoti, raccolti dentro un'area geografica incredibilmente eterogenea (l'immenso bacino eurasiatico che coinvolge anche il nord dell'Africa).

Un libro che può entrare nel cuore di ogni lettore di ogni possibile età

25 dicembre 2025

APPUNTI FILOSOFICI 1867-1869 - OMERO E LA FILOLOGIA CLASSICA di Friedrich Nietzsche (Adelphi)

I testi contenuti in questo volume sono nella loro quasi totalità inediti in italiano e appartengono al periodo anteriore alla Nascita della tragedia, situandosi così fra il servizio militare e l’ultimo inverno trascorso a Lipsia

Come si legge nel finale della sinossi di questo libro, "Nel loro insieme questi testi modificano in modo sostanziale l’immagine corrente del giovane Nietzsche". Ed è vero.

Ora, per quanto uno studente-tipo di un qualsiasi liceo possa ricordare o sapere ben poco di questo autore, sicuramente conosce le pretese della vulgata comune che lo collocano al centro del pensiero nazista, o comunque un riferimento di alto profilo di quel movimento omicida.

Potrebbe anche essere così, e non sta a me contestarlo, soprattutto in un blog, soprattutto in questo internet, così urlato e superficiale.

Però, questa raccolta di pensieri, di sentenze, di considerazioni, di testimonianze e anche di studi, raffigura perfettamente i tormenti e le esigenze di un giovane, le sue aspirazioni, le sue battaglie interiori, i suoi dubbi; ma anche una rara capacità di entrare dentro le cose, l'anima, la Storia, le origini del Pensiero, la Filosofia.

Una sorta di testo-guida, insomma, ricco, ricchissimo, di momenti da conservare, da contestare, che stimolano sia la mente che la pancia.

A latere, per chi si ostina a cercare riferimenti all'attualità, qui ne troverà parecchi. Il che dimostra la lungimiranza intellettuale di Nietzsche, come anche una certa caparbietà da parte dell'essere umano di ripetere certi errori, chiaramente in forme diverse.

Leggete qui:

Solo il singolo produce grande pensiero.
Le convinzioni della massa hanno sempre qualcosa di incompiuto e confuso.
Gli impulsi della massa sono invece più potenti di quelli del singolo.
Chi vuole descrivere l'ambito e il corso delle idee di epoche intere deve sempre tenere conto della stupidità e della paura che incute la totalità.
Guidare popoli vuol dire mettere in moto impulsi per imporre un'idea.
La stessa cosa vale anche nella pedagogia.
Quel che per gli uni è un impulso, per gli altri è spesso un'intuizione, un concetto

Oppure:

Una confutazione concettuale non è abbastanza forte da superare l'intuizione. Occorre estirpare bisogno con bisogno

Infine:

Una cosa vive - cioè le sue parti sono conformi al fine: la vita della cosa è il fine delle parti.
Ci sono tuttavia modi di vivere - cioè forme, parti - infinitamente diversi.
La conformità al fine non è assoluta ma assai relativa: vista da un altro lato spesso non è affatto tale







4. La nascita della tragedia

5. Sull’avvenire delle nostre scuole

6. David Strauss
L’uomo di fede e lo scrittore

7. Sull’utilità e il danno della storia per la vita

8. Schopenhauer come educatore

9. La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti 1870-1873

10. Umano, troppo umano, I

11. Umano, troppo.umano, II

12. Aurora
Pensieri sui pregiudizi morali

13. La gaia scienza e Idilli di Messina

14. Così parlò Zarathustra
Un libro per tutti e per nessuno

15. Al di là del bene e del male

16. Genealogia della morale
Uno scritto polemico

17. Crepuscolo degli idoli
ovvero Come si filosofa col martello

18. L’anticristo
Maledizione del cristianesimo

19. Ecce homo
Come si diventa ciò che si è

20. Scritti su Wagner
Richard Wagner a Bayreuth - Il caso Wagner - Nietzsche contra Wagner

21. Ditirambi di Dioniso e Poesie postume

22. Lettere da Torino

19 dicembre 2025

LE ALPI NEL MONDO ANTICO di Ralf-Peter Märtin (Bollati Boringhieri)

Le Alpi sono sempre state un luogo di incontro, di commerci e di fusione tra culture diverse.
In questo libro delizioso e ben scritto, lo storico tedesco Ralf-Peter Märtin racconta un mucchio di storie della regione alpina.

Racconta anche come venivano coltivati i terreni fertili della valle, come le pendici vennero terrazzate a vigneto, come i popoli cominciarono a usare i pascoli per il bestiame, in che modo iniziò il commercio di rame, di sale e di ferro.
Troviamo anche la saga delle battaglie dei cimbri e dei teutoni, l’avventura quasi incredibile degli elefanti di Annibale, il rapporto ambiguo dei romani con la montagna, la nascita dei ricoveri, dei monasteri e delle rotte commerciali che hanno caratterizzato la penetrazione della cristianizzazione tra le valli alpine alla fine dell’antichità.

Ho volutamente copiato la presentazione, rimaneggiandola leggermente, perché c'è ben poco da aggiungere, se non che è un libro godibile, ben strutturato, dove sapienza e comprensibilità sono ben miscelati, dove si ritrovano il lettore di passaggio e quello appassionato di argomenti trasversali come Storia, Antropologia, Archeologia.

Forse la verità sulla morte di Ötzi (l’Uomo del Similaun, per intenderci) è quella che mi è rimasta più impressa, come anche alcuni dettagli sulla microquotidianità delle età passate. 

Alla fine, funziona tutto a meraviglia. Peccato solo che l'autore sia morto prematuramente (sempre che esista un'età "matura" per morire)



16 dicembre 2025

WENDY CARLOS - DA PIONIERA A MADRINA DELLA MUSICA ELETTRONICA (Arcana)

Avete presente Arancia Meccanica (1971), oppure Shining (1980)? Bene. L'autrice di entrambe le colonne sonore musicali è lei, Wendy Carlos. Posta così, però, è cosa riduttiva, perché Carlos è stata una vera e propria pioniera della musica elettronica. E questo libro le rende i dovuti onori.

Con una scrittura giustamente didattica ma partecipata, senza presunzioni tecnicistiche o fronzoli egoriferiti, Anna Giulia Di Panfilo racconta con dovizia di particolari mai inutili la vita di un'artista che ha sfidato almeno due volte i preconcetti dell'epoca (oddio, non è che oggi siano spariti).

Il primo, è la transizione di genere. Wendy nasce Walter, ma le sta stretto pressoché immediatamente. E la caparbietà di puntare dritta alla sua anima di donna, in tempi in cui il risolino patriarcale e la gogna popolare erano più espliciti e violenti di quelli attuali, sono una dolceamara lezione di vita.

Il secondo, l'andare oltre le convenzioni barbose e petulanti, setacciando le partiture di Bach per ridare loro una luce moderna con arrangiamenti elettronici di insospettabile bellezza. 

Ricordo ancora quando Stefano Pogelli mi suggerì di acquistare il cofanetto celebrativo di quel matrimonio impossibile tra musica elettronica e partiture barocche: una follia che mi rapì immediatamente, lasciando poco spazio alla quotidianità di quei giorni.

E mi sono fermato ai temi più immediati, quelli che di fatto attirano più gli appassionati o gli impallinati di elettronica. Questo piccolo libro, infatti, meriterebbe più spazio e attenzione, non solo musicali, non solo dalla prospettiva dei diritti LGBT+ 

SENZA PAURA di Mogol (Salani)

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Storia della Musica Italiana, in una versione romantica ma non sdolcinata, onesta ma non agiografica, senza tanti fronzoli ma non banale: un libro che si legge volentieri, soprattutto se siete curiosi e accoglienti.

Una scrittura asciutta che racconta anche momenti famigliari o i tipici passaggi da romanzo di formazione, in cui la fortuna, il coraggio e la voglia di scoprire si amalgamano e si rincorrono con un'attenzione ponderata sull'uso delle parole (e non potrebbe essere altrimenti). 

Ovvio che si parli di Battisti, ma è sorprendente il come. Mai astioso, mai polemico, quasi nostalgico, di quella nostalgia che sembra chiedersi "perché?". Perché si sono allontanati senza motivo? Perché hanno smesso di esplorare insieme quei sentieri unici e irripetibili. Forse, anzi sicuramente, la risposta sta già nelle domande; però dispiace vedere come la Canzone Italiana non sia stata più capace di riprendersi dopo quel divorzio.

Lucio Battisti e Mogol hanno costruito qualcosa di unico e irripetibile, che questo libro ha il coraggio di raccontare bene e nitidamente.

Ne consiglio la lettura

07 dicembre 2025

ALIEN: EARTH, ovvero: l'antipatia e il far vedere troppo

Restando in tema di serie televisive da abbattere, quella di Alien: Earth (2025) non è solo brutta, è antipatica.
Uno dei meravigliosi pregi che hanno alcune opere è di essere uniche e irripetibili. Per esempio, Blade Runner, il vero Guerre Stellari (per voi mortali, alludo al IV), Arancia Meccanica, Via col vento, Casablanca, Sandokan, ho citato a casaccio… ecco, provate a rifarle d’accapo o a svilupparle, e combinerete solo disastri.
Alien non va toccato, neanche guardato di sguincio: ti tieni ben stretto i primi due (forse il terzo), e poi niente più.
Qui, invece, abbiamo una serie televisiva che fa da prequel al “vero” Alien e smucina nevroticamente e insistentemente dentro i personaggi degli androidi e dei mostri, facendoli vivere, dandogli senso e parola e anima e visibilità… sbeffeggiando, di fatto, l’immenso lavoro sottotraccia di Ridley Scott, dove tutto era invece accennato, sfiorato, impercettibile, alluso: bastava un gocciolìo d’acqua, un corridoio col neon spampinato e strizzavi di tensione; il mostro era quasi accessorio.
In questa serie, la paura sta nel forte rischio di addormentarsi sulla cena, di frantumare il bicchiere per terra, rischiando di ferire le zampotte del gattone di passaggio.
Ma, soprattutto, come premesso, ci fosse un personaggio simpatico! Ora, io non so se sia colpa degli attori, della sceneggiatura, dei personaggi, ma in breve tempo è una gara a chi ti sta più sugli zebedei.
Alla fine, vince il telecomando: spegni la televisione o passi ad altro, rimpiangendo con le lacrimucce quel giorno di enneanni fa, quando eri liceale e andasti al cinema a vedere Alien da solo, accanto a pochissimi spettatori: altri tempi, altra pasta, altro coraggio.
‘sto vizio di fare vedere tutto e di spiegarlo nel dettaglio, di esistenzializzare pure i dolori alla prostata…

22 novembre 2025

PLUR1BUS, sciatto e noioso

Un virus misterioso trasforma l’Umanità tutta in persone felici e omologate, che parlano con una sola voce… tranne pochissimi curiosamente immuni (la protagonista e una manciata di fortunati), che dovranno difendere o perlomeno proteggere il loro diritto ad essere anche tristi.

Uno schema già visto, insomma. L’unica novità è questo essere l’opposto di (quasi) tutte le ambientazioni analoghe, dove invece le persone diventavano anaffettive. Novità che può non essere un difetto, anzi. Ma non in questo caso.

Per prima cosa, nessun critico ha ricordato l’analogia col sottotesto di un capolavoro di Heinlein (cui Gilligan deve molto).
Ma quello che mi ha decisamente irritato sono le critiche tipo: “Plur1bus è identico all’Invasione degli ultracorpi, però…”, “intere sequenze di Plur1bus citano interi film/telefilm del passato, però…”, “il primo episodio di Plur1bus è lungo e noioso, però…”. Quei però sono un contentino verso il basso, una coordinata personale, ma non certo l’argomentazione di un critico preparato.

Non paghi, questi critici hanno considerato un unicum geniale la “novità” di un virus che agisce al contrario rispetto a quelli canonici.
Un minimo di pudore: non è una grande idea immaginare persone omologate alla felicità, che parlano con una sola voce!
È una trama che immaginiamo in molti ogni giorno, da quando ci sono dei social! Guarda caso, omologano, costringono a un solo linguaggio, obbligano alla felicità.
Pensa tu la genialità di Gilligan!

Proviamo allora con la forma.
Una protagonista monoespressiva, sceneggiatura con ammiccamenti e citazioni goffi, tempi narrativi più lenti di un Tarkovskij qualsiasi, fotografia ormai già vista persino nelle pubblicità del saccottino, dialoghi da “signora mia” in fila per pagare alla cassa… e intignano a dargli del genio!
Ma siamo impazziti?

Una parte acida e astiosa di me, da anni pensa che ormai i critici preferiscano non dedicarsi ai doveri del mestiere, visto che significherebbe studiare (aver studiato) e dimenticare sé stessi.
Studiare (e aver studiato) significa approfondire, approfondire genera dubbi, scricchiola le certezze, costringe a un continuo sacrificio del proprio ego.
E in questo mondo fatto solo di autoreferenze, è più soddisfacente essere al centro dell’attenzione piuttosto che spostarsi di lato per essere al servizio dell’arte.

Oltretutto, se tu, critico ignorante, pratichi ignoranza, inevitabilmente generi ignoranza: un’ignoranza che ti segue e ti alimenta perché ti vede simile e non come una minaccia, anche e soprattutto se usi l’ignoranza dello stesso pubblico come strumento di verità.

Poi, magari ho torto su tutta la linea: non importa. Quello che alla fine risulta anche al più distratto è stata l’omologazione dei critici.
Critici omologati che esaltano una serie televisiva che denuncia l’omologazione!

Quando ero duenne, nel Regno Unito uscì una serie (Il Prigioniero) che ebbe un legittimo successo, feroce, straordinario. Ma il protagonista si impose affinché non venisse prolungata all’infinito, negando la produzione di una seconda stagione. E aveva ragione da vendere, tanto che ancora oggi è considerata un gioiello senza tempo, sia estetico che tecnico.

Di Plur1bus è stata già ordinata una seconda stagione

14 novembre 2025

ACHTUNG! BERLINO, GLI HANSA E LA MUSICA CHE HA CAMBIATO IL MONDO (Arcana)

Ai tempi in cui la corrente del fiume della Guerra Fredda scorreva impetuosa, a Berlino l'ansa degli studi Hansa divenne un trepidante rifugio per gli artisti più disparati, ispirando loro, nonostante un ambiente così tetro e assediato dal Muro, capolavori di rara bellezza che ancora oggi hanno molto da dire.

Lou Reed, David Bowie, Iggy Pop, Brian Eno, Nick Cave, ma anche gli autoctoni Tangerine Dream, Einstürzende Neubauten, Cluster... nomi che evocano generi apparentemente lontani tra loro, ma accomunati dall'insaziabile passione per la musica, la sperimentazione, la voluta volontà di andare oltre le convenzioni, costruendo dal nulla qualcosa di bello e duraturo.

E in quegli studi, nonostante le droghe, il lato oscuro del successo, l'alcol, le depressioni, le manie... diedero vita a quella che a tutti gli effetti è stata l'ultima delle rivoluzioni musicali di qualità, dove consenso pubblico e resa artistica andarono a braccetto, non con qualche difficoltà iniziale.

Scritto con foga ed entusiasmo (a volte troppi), ogni tanto con salti cronologici eccessivi, questo libro è un incantevole viaggio in un'èra che purtroppo era, e che forse le è andata bene che si sia fermata lì, con gli U2 migliori, quelli dei primi anni 90, prima che diventassero la parodia di loro stessi.

Perché poi, la new wave e il videomusichismo hanno messo la parola fine a questi aneliti, facendo credere anche a noi comuni mortali che bastasse abusare della tecnologia per tirare giù un successo artistico e commerciale al tempo stesso.

Quegli artisti, invece, riuscirono a dare alla tecnologia un volto umano, o comunque ricordarono alla tecnologia che l'uomo di quei tempi, in totale crisi con sé stesso e con la Storia, avesse sicuramente più idee e creatività delle nostre generazioni.

Un libro che si legge in una giornata, ma che ispira molto e ti fa venire voglia di ascoltare o riascoltare quelle perle del passato, così diverse, così genuine. 

12 novembre 2025

LA MUSICA È PERICOLOSA di Nicola Piovani (La Nave di Teseo)

Per fortuna, non è una biografia cronachistica e quindi fastidiosa (tipo quelle di cui non vedi l'ora che arrivi la ciccia). Invece, è un bellissimo e godibile viaggio nelle considerazioni che Piovani fa sulla vita, la musica, il cinema, l'Italia, prendendo spunto dai momenti più importanti della sua biografia. 

Evitando accuratamente di buttare là fatterelli più o meno interessanti, Piovani scrive soprattutto per aneddoti, ogni tanto con il passo del pettegolezzo innocente, popolare ma senza essere snob, spesso con l'intenzione di portarci in profondità, oltre le parole e le biografie. 

Ne scaturisce l'idea di una carriera sicuramente difficile, ma affrontata con coraggio e disincanto, con serietà ma anche col sorriso. Una carriera densa, invidiabile, ricca di opportunità mai trascurate, affrontate con una voglia trattenuta di masticare la vita, senza strafare, senza esagerare.

Bellissimi i momenti con Ennio Morricone, Federico Fellini, Fabrizio De André, Vincenzo Cerami, Roberto Benigni, sempre trattati con affetto e rispetto, spesso rappresentati nel loro lato umano, un po' scanzonato e un po' leggendario.

Confesso che non ho mai amato le musiche di Piovani; il che era un pessimo viatico per affrontare questo libro. Invece, ho scoperto il Piovani uomo, pensatore, sensibile, sincero e onesto. Non me l'aspettavo, e mi ha fatto molto piacere

31 ottobre 2025

MICI ROMANI CONTRO ZOMBI

Una donna.
Sola.
A Testaccio, Roma.
Assediata da migliaia di zombi.
È senza speranza.
Finché ritrova Tigre, l’amata gatta che credeva perduta per sempre.
E insieme a lei, una gang morbidona di amici mici.
La battaglia per la salvezza sarà senza esclusione di colpi... o di corpi?
Soprattutto quelli degli zombi: non vanno proprio d’accordo con i gatti

È online il mio nuovo romanzo, MICI ROMANI CONTRO ZOMBI,
in versione cartacea e digitale

PREMESSA

Dopo aver autopubblicato l’ombra dietro al muro (ilmiolibro, 2010) e ghiaccio del mio respiro (Amazon, 2023), dopo aver scritto per Arcana dal Basso verso l’altro (2024, sulla vita del contrabbassista jazz Enzo Pietropaoli), mi sono regalato un’avventura con i nostri due gattoni e la loro mamma, Tigre, la gatta più bella del mondo


LE ORIGINI

Roma, ottobre 2014.
Stiamo passeggiando in Via dell’Arco del Monte (vicino Campo de’ Fiori), un gatto attraversa il lento dolce incedere di una persona anziana. Guardo mia moglie e dico «Mici romani contro zombi»… e lei sorride.
Generalmente, le donne ci scagliano addosso due sole forme di sorriso: la prima significa “sei un coglione”; la seconda, invece, è una flebilissima forma di approvazione.
Ecco, sono convinto che mia moglie mi abbia regalato la seconda…


STRUMENTI

La mia strapassione per il cinema - da Bergman a Argento, ho frequentato e amato tutti i generi - sapeva già come raccontare gli zombi, in ogni possibile dettaglio.
E quindi, pochi giorni dopo, scrissi di getto i primi due/tre capitoli.
Ma non avevo mai avuto un gatto in casa: avrei rischiato di parlarne per luoghi comuni.
Lasciai passare due lustri, scrissi altre cose, e poi ripresi in mano il progetto, perché nel frattempo la nostra vita era radicalmente cambiata: i gatti, li avevamo. In casa.


LO SPECIALE

Fermiamoci qua, perché abbiamo un’occasione unica: l’intervista a due dei diciannove gatti protagonisti, Cornelia e Annibale.

DN - Benvenuti a Digesting Net

GATTI - miaaaaooooooooo… [scusate, non ho acceso il traduttore ndr]… ciao, Capoccione

DN - Cosa si prova ad essere protagonisti di un romanzo?

CORNELIA - La location era scomoda. Ma sono stata felicissima di rivedere le mie sorelline e la bisnonna

ANNIBALE - La parte più difficile è miagolare in romanesco. Ogni tanto non mi capivo neanche io

DN - Ecco, gli zombi: vi hanno fatto paura? Com’è recitare con uno zombi?

CORNELIA - Per motivi di budget, era vietato entrare in contatto con loro. Per fortuna, perché alcuni puzzavano già così

ANNIBALE - Anche se a debita distanza, ho legato molto con Bub, lo zombi responsabile delle coreografie. Veramente simpatico: mi ha biascinarrato molti aneddoti su George Romero

DN - La sequenza dei capitoli è stata scritta in ordine cronologico, tranne il finale che invece è stato scritto subito dopo il primo capitolo

CORNELIA - Capoccione, perché non dici che hai tenuto nascosto il finale fino all’ultimo! Per la tensione, siamo rimasti con le code vaporose per mesi!

ANNIBALE - Se lo viene a sapere la DolceTestaBionda [mia moglie ndr]!

DN - Visto che ci siamo, l’unico umano “sano” presente in quest’avventura, è una donna. Non è DolceTestaBionda, ma un’attrice professionista

CORNELIA - Simpatica e sempre alla mano. Ma quando vedeva che sbirciavo sul cellulare, mi guardava stupita! Come se non avesse mai visto una gattina con lo smartphone

ANNIBALE - Con me è stata molto affettuosa: prima di carezzarmi, chiedeva sempre il permesso a DolceTestaBionda

DN - Come volete concludere questa intervista

CORNELIA - Leggete il romanzo, senza preconcetti, senza paure

ANNIBALE - Mi manca mamma Tigre, la gatta più bella del mondo


LA MUSICA

In testa ad ogni capitolo, suggerisco una specifica colonna sonora, che potete ascoltare mentre lo leggete: tra canzoni, brani moderni o di musica classica, ce n’è per molti gusti. L’elenco:

PISSOLA - Bruno Mars, Just the Way You Are

ECCO PERCHÉ - John Williams, Cantina Theme

NAUMACHIA EMATICA - Dave Brubeck Quartet, Take Five

IL RITORNO - Lionel Richie, Hello

CHI NON MUORE... - Mike Oldfield, Tattoo

CRICK, AGHI E FILO - Mesa, Up Your Game

TOC TOC - Pëtr Il’ic Cajkovskij, Danza degli zufoli, dall’atto secondo dello Schiaccianoci

UN TUBO INFUOCATO - Enrico Simonetti, Gamma

IL MIRACOLO DELLA VITA - Ólafur Arnalds, Spiral

LA QUIETE - Big Big Train, London Plane

LA TEMPESTA - Antonín Dvořák, allegro con fuoco, quarto movimento della Sinfonia numero 9 “Dal Nuovo Mondo”

PER SEMPRE - Emille Mosseri, Jacob and the Stone / Alan Silvestri, Forrest Gump Suite

[BONUS TRACK, finale alternativo] - Bruno Mars, Just the Way You Are

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PERSONAGGI E INTERPRETI - Chad Lawson, irreplaceable


Nessun animale è stato maltrattato durante la realizzazione di questo romanzo

28 ottobre 2025

POLO NORD di Erling Kagge (Einaudi)

Il racconto epico di un luogo quasi ultraterreno, dove il sole resta alto nel cielo per sei mesi all'anno e si eclissa nella distesa di ghiaccio per altri sei. Per chiunque, guardando l'orizzonte, si sia chiesto che cosa succede se si continua a camminare verso Nord

Al Polo Nord Erling Kagge ci è arrivato a piedi (!) nel 1990. Spinto dalle ombre di un mucchio di visionari che l'avevano preceduto e ispirato, ha deciso di raccontarsi, di raccontarli e di raccontare l'incanto, il terrore, la mAraviglia, un turbinìo di sentimenti incontrollabili che suscita l'esplorazione del deserto di ghiaccio.

E lo fa con uno stile entusiasta, onesto, paradossalmente asciutto ma empatico, che stringe forte il braccio del lettore, per accompagnarlo dentro un bellissimo arazzo di storie e di gesta e di fallimenti e di vittorie. 

Così come l'autore procede verso la meta, passo dopo passo procedono anche le avventure di chi lo ha preceduto. È come se Kagge si fosse portato dietro un'immensa biblioteca cui attinge appena ha raggiunto un obiettivo (minimo ma prezioso), per ricalcare esattamente - e quindi raccontare - tutti quelli che avevano compiuto lo stesso percorso.

Uno dei più bei libri sull'argomento, che soddisfa i palati più disparati: scienza, avventure, narrativa, introspezione, antropologia, geopolitica, sociologia, ecologia, fotografia... un toccante capolavoro

 

16 ottobre 2025

VENERATI MAESTRI di Edmondo Berselli (Quodlibet)

La rara felicità di poter dire «non l’ho visto», a proposito di un film di cui parlano tutti

Partiamo da una citazione. Una volta, Arbasino elencò le tre categorie di persone più facili da incontrare: le giovani promesse, che però restano sempre tali; il solito stronzo... la maggior parte; il venerato maestro, raro, ma sempre però prossimo a diventare il celebrato cazzone.

Con una prosa raffinatissima, piena di humor e cultura, con riferimenti e dotte citazioni, spaziando da destra a sinistra passando per il centro senza soluzione di continuità, colpendo tutti e gli opposti di questi tutti... Berselli scrive contro e intorno a queste tre categorie una serie di ritratti forti, solenni e condivisibili, che strappano risate e sorrisi perpetui.

Nomi e cognomi di personaggi che vi stanno sulle scatole, si stanno sulle scatole, vogliono stare sulle scatole, sono nati per arrivare subito sulle scatole... noti, meno noti, amici, nemici e indifferenti.

Per me, poi, che amo sottolineare le parti di un libro che più ritengo interessanti, è stato molto semplice abbandonare la matita, tante e tali le sottolineature che avrei dovuto rimarcare.

È quel libro che tutti vorremmo scrivere, ma che non abbiamo l'arguzia e la sfrontatezza necessarie per esibirci in un continuo, dolcemente petulante, irriverente, arrogante e smanioso elencare le ipocrisie di un'Italia sempre esistita e mai stigmatizzata abbastanza.

Già, le ipocrisie. Ce n'è per tutti, e tutti sembrano fare a gara per apparire dentro questo piccolo grande libro. Perché alla fine vince il conformismo dell'ego, mai ammesso e sempre praticato

PIOGGIA DI DISTRUZIONE di Richard Overy (Einaudi)

Servirono veramente le bombe atomiche a porre fine alla guerra o vennero sganciate seguendo altre logiche e finalità? Perché non fu sufficiente il precedente bombardamento incendiario di Tokyo, quasi altrettanto distruttivo e crudele? 

La collana "La Biblioteca" dell'Einaudi è un tempio di rara bellezza: ha titoli intriganti, ben scritti, che arricchiscono la mente e l'anima. E questo gioiello ne mantiene la linea editoriale con rigore, documentazione e una severa attenzione nei confronti della verità e del lettore.

Ogni retroscena, ogni ricostruzione, ogni dichiarazione ci raccontano una guerra-altra, ben lontana da quella che incontriamo nei manuali di Storia. E se qualcuno si ostina a dirvi che gli USA lanciarono le bombe anche per avvisare l'URSS, in questo saggio troverete una visione ben diversa che vi sorprenderà.

Così come vi sorprenderà conoscere il terrificante bombardamento di Tokyo, il "come" l'Imperatore dichiarò la resa, le differenze tra Roosevelt e Truman, l'autocensura giapponese contro i superstiti, le mille correzioni e adesioni alle Regole dell'Aja.

Un libro necessario e appassionante

 

LA BELLA CONFUSIONE di Francesco Piccolo (Einaudi)

Otto e mezzo e Il Gattopardo, due film epocali girati contemporaneamente. Con Claudia Cardinale che corre da un set all'altro, Burt Lancaster che deve dimostrare di non essere un cowboy, Sandra Milo che ama l'amore più del cinema, Marcello Mastroianni troppo felice per interpretare il suo personaggio... Intanto, fuori dal set, si dibatte un Paese in cui la cultura è ancora politica, e l'epopea di un celebre romanzo rifiutato e poi riscoperto s'intreccia alle vicende personali e pubbliche di Federico Fellini e Luchino Visconti, sublimi registi avversari.

Un libro che è anche un resoconto di un tempo che non c'è più, o che forse non c'è mai stato. Dove, però, le persone reali avevano nomi da far tremare i polsi. Oltre ai citati monumenti, incontreremo Nino Rota, Ennio Flaiano, Suso Cecchi D'Amico, Tomasi di Lampedusa, Elena Croce... 

C'è chi odia sentir dire "a quei tempi": certo è che ai tempi attuali, non esiste una sola figura all'altezza dell'unghia dei nomi che si aggirano in questo vorticoso testo.

Piccolo lavora benissimo ai fianchi del lettore, accompagnandolo quando serve, sorprendendolo senza strafare, infilando aneddoti e storie minori con il giusto dosaggio. Alla fine, non conta il tema principale del libro, ma l'insieme dei mille rivoli che contribuiscono al fiume della narrazione.

Un testo che farebbe bene anche a chi non conosce la Storia del Cinema, della Letteratura, dell'Italia del Dopoguerra. Un'Italia dignitosa, intelligente, colta, con tanta voglia di fare cose belle e durature.

Da leggere e rileggere

PREDATOR di Guglielmino, Bonelli, Favilla (Weird Book)

Quando nel 1987 uscì Predator, con Arnold Schwarzenegger, in gran parte dei casi gli spettatori non avevano la minima idea di quello che avrebbero visto. Questo saggio passa in rassegna l'intero ecosistema nato intorno al personaggio alieno così complesso e affascinante. Impreziosiscono il saggio le interviste a John McTiernan e Stephen Hopkins (i registi del primo e del secondo episodio), e al fumettista Chris Warner, l'autore di vari comics a tema.

Un saggio bellissimo, ben scritto e ben strutturato, che accompagna il lettore dentro un mondo ricco di curiosità, di considerazioni filosofiche e antropologiche (a volte troppo "alte", ma ben incastonate), di aneddoti, di Storia del Cinema e Storia del genere misto Horror + Fantascienza, di un modo ancora artigianale di far vedere cose impossibili ma in maniera credibile.

C'è ampio spazio anche al mondo dei fumetti e del gaming, ambienti eterogenei in cui gli Yautja hanno lasciato un segno indelebile, a volte pionieristico

Un libro che si divora in una giornata, ma che fa venire la voglia di rileggerlo, di appuntarsi alcuni passaggi, di rivedere sia il primo film che tutti i sequel, prequel, cross-over e libri di fumetti (Batman vs Predator vale un'ipoteca della casa... più o meno)